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1 Agosto 2014
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Salute: italiani sempre più depressi

Salute: italiani sempre più depressi

di Tania Careddu

Che cosa costituisce il nesso tra la congiuntura economica sfavorevole, l’invecchiamento e lo status della popolazione? La salute. Nel 2013, stando ai dati ISTAT dell’indagine Tutela della salute e accesso alle cure, una persona su due ha una patologia cronica non guaribile. E tutte, allergie a parte, aumentano con l’avanzare dell’età. E, siccome l’Italia presenta il più alto tasso di invecchiamento in ambito europeo e internazionale, i calcoli sono presto fatti: nei soggetti con più di sessantacinque anni, uno su due soffre di artrite, ipertensione arteriosa, osteoporosi, diabete, cefalea, depressione e ansietà cronica. Aumentano anche l’Alzheimer, le demenze senili, i tumori maligni e le malattie della tiroide.

E se la salute fisica è in miglioramento rispetto alla precedente ricerca datata 2005, vuoi per i progressi della medicina e il perfezionamento delle capacità diagnostiche, vuoi per la maggiore consapevolezza e informazione dei pazienti e per i cambiamenti epidemiologici in atto in una popolazione che invecchia e progredisce in termini di istruzione, quella psichica peggiora. Soprattutto tra i giovani e gli adulti sotto i cinquantacinque anni. Principalmente in Campania, Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Abruzzo.

L’invalidità per malattie mentali - al centro dell’attenzione, ormai da un decennio, ai vari livelli decisionali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’Unione europea - colpisce circa settecentomila individui; le persone con disturbi del comportamento alimentare rappresentano lo 0,5 per cento della popolazione, con una quota triplicata fra le donne.

Gli eventi dolorosi hanno un impatto importante sulla salute mentale (di chi dispone di scarse risorse interne per resistere, ndr): da quello in cui si acquisisce consapevolezza di avere una malattia a quello in cui si deve fare i conti con problemi economici; dalle difficoltà con i figli alla perdita del lavoro; dalla rottura del rapporto di coppia al decesso di un familiare che, fra tutti, è quello più frequentemente riportato dagli intervistati.

Le condizioni di salute peggiorano tra i soggetti con bassi livelli di status. C’è da dire, a proposito, che la propensione alla prevenzione e al controllo aumenta al crescere del grado di istruzione raggiunto: per esempio, il 65 per cento dei laureati ha controllato annualmente la pressione contro il 60,9 per cento dei diplomati.

Fortunatamente alcuni programmi di screening promossi, dal Sistema Sanitario Nazionale, in molte regioni d’Italia spingono verso una maggiore e più capillare prevenzione che, però, trova meno adesione tra gli abitanti del Mezzogiorno rispetto a quelli del Nord Est e del Centro. Aumentano, così, anche se il numero rimane bassissimo in Calabria, le donne che si sottopongono allo screening con il pap test e con la mammografia, coinvolgendo positivamente anche le straniere.

Fra i laureati e le persone in buone condizioni economiche diminuiscono i forti fumatori e lievitano gli anziani che svolgono un’attività sportiva. La quale, nel Belpaese, però, è praticata solo dal 20 per cento della popolazione. Male, visto che l’inattività fisica è il quarto fattore di rischio per la mortalità globale. Ed è complice di una condizione di soprappeso.

Sebbene lo Stivale sia penultimo nelle classiche europee, a destare allarme è l’eccesso di chili nei bambini dai sei ai dieci anni: uno su tre. E si consumano sempre più farmaci: ne fa uso un bambino su cinque, più nel Nord Est che al Sud, eccezion fatta per la Sardegna. Viceversa, cala la fiducia nelle terapie non convenzionali: la più diffusa resta l’omeopatia, seguita da osteopatia e chiropratica, dalla fitoterapia e dall’agopuntura.

Tutto questo nella cornice di un welfare familiare sempre più risicato: nell’ultimo anno, stando a quanto riporta il Censis in ‘Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali’, la spesa sanitaria privata ha registrato un meno 5,7 per cento, le famiglie hanno dovuto rinunciare complessivamente a quasi sette milioni di prestazioni mediche private e, per di più, di fronte a un restringimento della spesa sanitaria pubblica. Un Paese molto malato.

 

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