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Lun
30 Marzo 2015
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Ucraina: guerra tra oligarchi

Ucraina: guerra tra oligarchi

di Mario Lombardo

Un’accesissima disputa tra due dei più potenti oligarchi che controllano l’economia e la politica in Ucraina è sfociata mercoledì nel clamoroso licenziamento del governatore della regione sud-orientale di Dnipropetrovsk, Ihor Kolomoyskyi, da parte del presidente, Petro Poroshenko. I due oligarchi in questione sono ovviamente gli stessi Kolomoyskyi e Poroshenko, il cui scontro è causato da questioni politiche ed economiche, con possibili gravi ripercussioni sul regime golpista di Kiev già in profonda crisi.

Al centro del confronto tra i due imprenditori e politici ci sarebbe il controllo di un paio di compagnie semi-pubbliche del settore energetico, sulle quali Kolomoyskyi da tempo esercita la propria influenza attraverso la scelta del management, nonostante possegga quote minoritarie.

Nell’edificio di Kiev che ospita il quartier generale di una delle due compagnie - Ukrnafta -domenica scorsa hanno fatto irruzione uomini armati in tenuta militare, appartenenti probabilmente alle milizie di volontari finanziate da Kolomoyskyi che appoggiano le forze del regime nella repressione dei filo-russi nell’est del paese.

Lo stesso governatore di Dnipropetrovsk è stato avvistato nella sede di Ukrnafta a tarda ora e, come hanno spiegato i media locali e internazionali, il blitz sarebbe avvenuto in risposta alla decisione presa dal presidente Poroshenko di sostituire il numero uno della compagnia petrolifera e del gas naturale.

Il tentativo messo in atto da Kolomoyskyi per mantenere il controllo su Ukrnafta è stato subito sventato dalle autorità di Kiev. Il ministro dell’Interno, Arsen Avakov, lunedì ha rivolto al gruppo armato un ultimatum di 24 ore per restituire il controllo della compagnia al governo, mentre Poroshenko ha ordinato l’arresto degli uomini considerati al servizio dell’oligarca rivale. Il presidente ucraino, infine, nella notte tra martedì e mercoledì ha rimosso Kolomoyskyi dal proprio incarico di governatore, apparentemente dopo un incontro con quest’ultimo a Kiev.

Kolomoyskyi era considerato fino a poco tempo fa un fedelissimo di Poroshenko, dal quale era stato scelto per guidare la principale regione industriale dell’Ucraina. Dnipropetrovsk confina a est con l’autoproclamata repubblica autonoma filo-russa di Donetsk e, nel pieno del conflitto tra i “ribelli” e le forze di Kiev, il presidente aveva offerto la posizione di governatore della regione a un importante oligarca in cambio di un contributo militare sotto forma di finanziamento a milizie private per evitare il contagio della rivolta.

L’offensiva di Poroshenko contro Kolomoyskyi, come ha scritto martedì il Moscow Times, sarebbe volta a contrastare gli sforzi dell’ormai ex governatore per “allargare la propria influenza a livello nazionale” e far sentire la propria voce sulle questioni relative alla politica estera e alla difesa dell’Ucraina.

Al posto di Kolomoyskyi è stato così installato temporaneamente un uomo molto vicino a Poroshenko, il governatore della regione confinante di Zaporizhia, Valentyn Reznichenko, già a capo di un’agenzia governativa che si occupa di frequenze radiofoniche e legato per motivi d’affari al capo di gabinetto del presidente.

La rottura con Kolomoyskyi potrebbe avere ripercussioni negative per il regime di Kiev, soprattutto a causa del possibile venir meno dell’appoggio delle milizie controllate dall’oligarca licenziato. Il New York Times ha ad esempio riportato la notizia che dalle strade della città di Odessa, nel sud-est dell’Ucraina, sono sparite le milizie private che avevano contribuito al “mantenimento dell’ordine”. Il governatore di Odessa, Ihor Palytsia, sarebbe un alleato di Kolomoyskyi ed è stato un dirigente della compagnia Ukrnafta.

Proprio attorno all’eccessivo peso delle milizie armate si erano scontrati nei giorni scorsi Poroshenko e Kolomoyskyi. Lunedì, il presidente aveva pubblicato sul proprio sito web una dichiarazione nella quale esponeva la necessità di “integrare verticalmente” nell’esercito regolare i gruppi paramilitari, mentre in un precedente incontro con i giornalisti Kolomoyskyi aveva sostenuto che, con un suo ordine, duemila uomini armati avrebbero potuto arrivare a Kiev nel giro di poche ore.

Sempre Poroshenko aveva inoltre tenuto un discorso di fronte ai vertici militari, promettendo che ai governatori delle regioni ucraine non sarebbe stato permesso di continuare a disporre di proprie milizie private.

Il confronto tra i due oligarchi ha approfondito divisioni già evidenti da tempo nel parlamento di Kiev (Verkhovna Rada) e nello stesso partito del presidente. Il capo del Servizio di Sicurezza ucraino, Valentyn Nalivaichenko, lunedì ha accusato i deputati alleati di Kolomoyskyi e i membri della sua amministrazione a Dnipropetrovsk di proteggere gang criminali responsabili di rapimenti, omicidi e contrabbando.

Parallelamente, almeno cinque deputati fedeli a Kolomoyskyi hanno annunciato di volere abbandonare il partito di Poroshenko. Uno di essi, secondo il sito web d’informazione Vesti.ua, in una conferenza stampa avrebbe addirittura definito il presidente come un “assassino di civili nella regione di Donetsk”.

L’atteggiamento da tenere nei confronti delle regioni filo-russe è stato un altro fronte della battaglia tra Poroshenko e Kolomoyskyi. Alcune dichiarazioni relativamente concilianti di quest’ultimo avevano in particolare suscitato apprensione a Kiev, dove prevale decisamente la volontà di mantenere l’impegno militare contro le forze “ribelli”.

In un’intervista rilasciata alla rete televisiva di sua proprietà 1+1, Kolomoyskyi aveva definito le autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk come “un fatto ormai compiuto”, invitando perciò il governo ad aprire negoziati con i loro leader.

L’agenzia di stampa ufficiale russa Itar-Tass ha inoltre citato le dichiarazioni del vice-governatore di Dnipropetrovsk, Gennady Korban, secondo il quale le autorità di Kiev avrebbero nascosto il vero numero di vittime patito dalle forze armate ucraine nel corso delle operazioni nel sud-est del paese contro i separatisti.

Un’analisi della stessa Itar-Tass ha anche cercato di far luce sui legami inestricabili tra le questioni economiche e politiche che alimentano lo scontro tra i due oligarchi ucraini e la crescente instabilità del regime filo-occidentale.

Un’analista dell’Istituto russo per i Problemi della Globalizzazione ha ad esempio sostenuto che “Kolomoyskyi ha messo le mani non solo sulla principale compagnia petrolifera e di gas naturale del paese, ma anche sulla più importante rete di oleodotti e gasdotti”, così che i suoi interessi in questo genere di business risultano “inseparabili dalla politica”.

Per questa ragione, “la questione del potere è in cima alla lista delle priorità” di Kolomoyskyi, il quale “può permettersi letteralmente di comprare la maggioranza del parlamento” e ciò, di conseguenza, “potrebbe portare al rovesciamento di Poroshenko”, magari “con l’aiuto di massicce manifestazioni di protesta”.

Il pericolo rappresentato da Kolomoyskyi per la sua influenza in un settore strategico come quello energetico e la disponibilità di un vero e proprio esercito personale privato hanno spinto dunque Poroshenko ad agire per annientare la minaccia, rivelando però nel contempo il grado di esposizione dell’Ucraina al volere di una manciata di oligarchi arricchitisi grazie al saccheggio di beni e risorse dello stato.

Per la maggior parte degli osservatori, Kolomoyskyi potrebbe alla fine desistere dai suoi obiettivi, almeno per il momento, soprattutto perché il presidente ucraino continua a godere del pieno sostegno dei padroni americani, ufficializzato nei giorni scorsi in seguito a un incontro tra lo stesso ex governatore e l’ambasciatore USA a Kiev, Geoffrey Pyatt.

 

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