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di Sara Michelucci

Commistione, contaminazione, trasversalità. La musica di Giovanni Sollima è tutto questo, e anche qualcosa di più. Il violoncellista palermitano è stato protagonista, con il Quartetto Bernini, della 41ma stagione concertistica dell’Associazione Filarmonica Umbra, portando in scena pezzi di Luigi Boccherini, 'Quintetto in do maggiore'; Franz Shubert/Giovanni Sollima, 'After Gretchen am Spinnrade' e Franz Shubert, ‘Quintetto in do maggiore’.

“La contaminazione in musica, come nelle arti in generale è sempre esistita”, racconta Sollima. “Nell’epoca barocca, in particolare, si assisteva a una forte commistione con la musica popolare e questo sicuramente rappresentava un segno importante di innovazione. Nel Novecento la cosa si è andata un po’ perdendo, per poi riscoprirla e, questo, a mio avviso è molto stimolante. La chiusura è una forma di ‘prudenza’ che fa male. La musica ha bisogno invece di spaziare, è essa stessa una forma di respiro”.

La ricerca è alla base del lavoro di Sollima, un vero virtuoso del violoncello. Suonare per lui non è un semplice fine, ma un mezzo per comunicare con il mondo. “Con la musica si può esprimere ciò che non si può con le parole, evitando anche un certo tasso di retorica”, sottolinea ancora.

La sua capacità di spaziare dai ritmi mediterranei, con una vena melodica tipicamente italiana, ma che nel contempo riesce a raccogliere tutte le epoche, dal barocco al metal, fa sì che sia artefice di una musica unica nel suo genere. Un compositore sicuramente fuori dal comune, basti pensare al progetto, nato insieme al compositore-violoncellista Enrico Melozzi, dei 100 violoncelli, nato nel 2012 all’interno del Teatro Valle Occupato, con lo scopo di dimostrare che si possono abbattere anche barriere di carattere pratico, grazie alla bellezza.

Musicisti di età e formazione diversa, interscambio tra culture e livelli differenti, laboratorio permanente. La promozione di forme di creatività musicale non esclusivamente legate all'esecuzione di repertori già esistenti è una delle prerogative di questo progetto, insieme alla democraticità del suo funzionamento e a un'ampia base di partecipazione. “La musica crea una serie di contatti e di dinamiche che sembrano impossibili, ma che alla fine, invece, si rivelano realizzabili. La musica diventa così un grande laboratorio di ricerca e di provocazione”, aggiunge Sollima.

Ma non c’è solo contaminazione tra generi musicali, ma anche tra forme d’arte diverse. Cinema, danza e teatro sono ambiti alternativi con cui il violoncellista si trova a interagire. “Linguaggi che sembrano a primo acchito diversi, ma che poi si scoprono essere molto simili tra loro. Con la danza in particolare ho trovato una interazione importante. È un’altra forma d’arte che ti fa aprire delle ‘finestre’ a volte inaspettate”.

Ma anche il cinema è un mezzo espressivo importante. “Girerò un film con Carlos Saura a Madrid in cui oltre a suonare farò anche una parte insieme a un danzatore”, annuncia Sollima. E l’Italia secondo il musicista “è ancora un paese dove è possibile sperimentare. Ci sono ancora ‘luoghi’ inesplorati. Ma quello che sicuramente va fatto è ritrovare il forte legame tra sperimentazione e artigianato. Un connubio da cui ripartire per andare lontano”.