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Mar
26 Settembre 2017
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Gli Aquiloni di Paolo Poli

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di Sara Michelucci

Non delude mai, Paolo Poli. Nonostante i suoi 84 anni - portati tra l’altro in maniera invidiabile - l’attore toscano regala con Aquiloni uno spaccato dell’Italia rurale del primo Novecento, colorandola di musiche, balli e costumi. Trasformista e abile conoscitore del palcoscenico, Poli trae libera ispirazione dal lavoro di Giovanni Pascoli, regalando uno spettacolo divertente e a tratti anche malinconico, di un’Italia che fu. Accanto a Paolo Poli quattro attori di valore, Fabrizio Casagrande, Daniele Corsetti, Alberto Gamberini, Giovanni Siniscalco.

Le scene sono curate da Emanuele Luzzati, i costumi sono di Santuzza Calì, le musiche di Jacqueline Perrotin e le coreografie di Claudia Lawrence. Poli canta, balla e recita. Si rivela un attore a tuttotondo, riuscendo a dare movimento e raffinatezza a quello che porta in scena, senza dimenticare quel pizzico di sagacità che da sempre lo contraddistingue.

Il suo non è un semplice omaggio a Pascoli, ma una rivisitazione di opere come Myricae e Poemetti in cui si gioca con le onomatopee, i versi degli animali, dando alla voce e ai suoni un posto di primo piano.

Poli sperimenta all’ennesima potenza il plurilinguismo pascoliano, si traveste per il poeta italiano, evocando la magia della memoria e di un’Italia passata che custodiva in sé una purezza in gran parte andata perduta.

Poli regala al Secci di Terni, due ore di poesia e divertimento, togliendo a Pascoli quella coltre un po’ polverosa di poeta che si studia solo sui banchi di scuola, per donargli un vigore del tutto nuovo.

La leggerezza del fanciullino - che ben si rappresenta nella corporatura leggera e sottile di Poli, ma piena di energia - viene fuori e accarezza gli spettatori che rivivono passaggi fondamentali della loro storia passata, ma con un fervore del tutto nuovo.

L’attore fiorentino strizza l’occhio anche all’avanspettacolo, con vestiti pomposi e parrucche vaporose e stacchetti musicali, utilizzando intelligenza, ma anche un pizzico di irriverenza. Due ore che lasciano il sorriso sulle labbra e la voglia di ricordare i tempi che furono.

 

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