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26 Settembre 2017
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Merkel, tentazione euro-Reich

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di Carlo Musilli

Arriverà il giorno in cui dovremo chiedere a Bruxelles il permesso di sposarci e avere dei figli? Forse no, si limiteranno a toglierci il diritto di voto. O quantomeno a svuotarlo di ogni significato. Va esattamente in questa direzione l'ultima sconcertante proposta della Cancelliera tedesca Angela Merkel, che ieri davanti al Bundestag ha lanciato un'idea dal sapore totalitario: concedere all'Unione europea il diritto di veto sui bilanci dei Paesi membri.

"Abbiamo fatto buoni progressi nel rafforzamento della disciplina di bilancio con il fiscal compact - ha detto frau Merkel parlando alla Camera bassa del suo Parlamento - ma riteniamo, e lo dico a nome di tutto il governo tedesco, che potremmo fare un passo avanti assegnando all'Europa un vero diritto d'ingerenza sui bilanci nazionali".

Il veto sarebbe necessario per gli Stati membri "che non rispettano i limiti fissati per la stabilità e la crescita. Quando avremo un meccanismo capace di dichiarare non valido un bilancio, allora saremo al punto in cui avremo certamente bisogno di qualcuno della commissione che abbia autorità in materia e solo il commissario Ue agli Affari economici potrebbe farlo. So che numerosi Stati membri non sono ancora pronti a questo, sfortunatamente, ma non cambia il fatto che ci batteremo in questa direzione".

Parole accolte dai deputati teutonici con applausi convinti, nemmeno fossero il popolo del Reich adunato davanti alla Porta di Brandeburgo. Il solo pensiero di sottrarre ai governi dell'Ue anche l'ultimo barlume di sovranità nazionale crea una certa eccitazione in terra di Germania. La Cancelliera ne è consapevole: ha tirato fuori il coniglio dal cilindro proprio a questo scopo. E così ancora una volta le ragioni della politica interna tedesca condizionano gravemente l'agenda politica europea. Il tutto per le mire di una signora angosciata al pensiero di farsi rieleggere fra meno di un anno.

Stavolta però è evidente quanto la Merkel abbia passato il segno. L'idea di assegnare a Bruxelles il potere di veto sui conti dei singoli Paesi è quanto di più antidemocratico si possa concepire. Tanto per fare un esempio, la Costituzione italiana all'articolo 75 esclude la possibilità di indire referendum abrogativi sulle "leggi tributarie e di bilancio". Questo significa che nemmeno il popolo sovrano può metter bocca in materia. Dovremmo invece accordare un diritto simile al commissario Ue per gli Affari economici? A Berlino forse qualcuno ci spera davvero, visto che a quel punto basterebbe controllare un uomo solo per avere in pugno mezza Europa.

Non bisogna però dimenticare che un rigido sistema di controllo è già pienamente in vigore e diversi stati hanno da tempo abdicato a gran parte della propria sovranità. I Paesi che ricevono aiuti internazionali devono sottostare al giudizio della Troika, composta dagli ispettori di Ue, Bce e Fmi. Ne sanno qualcosa ad Atene, dove il governo di Antonis Samaras sta ancora trattando con i tecnici stranieri sulla nuova infornata di tagli e riforme che ridurrà i greci alla fame nei prossimi anni.

Rispetto a questo meccanismo collaudato, Merkel chiede però di fare un ulteriore passo avanti: il veto andrebbe posto sui bilanci di chi non rispetta "i limiti fissati per la stabilità e la crescita". Forse la Cancelliera non ricorda che fu proprio la Germania a violare per prima il Trattato di Maastricht, quando nel 2003 superò il livello di deficit stabilito al 3%.

La sparata arrivata oggi da Berlino si distingue inoltre per il tempismo, frutto di un evidente calcolo al millesimo di secondo. Frau Merkel ha fatto il suo show in Parlamento a poche ore dall'avvio di un fondamentale vertice europeo a Bruxelles. Inevitabile che all'inizio dei lavori l'atmosfera fosse antartica. Alla fine i 27 membri dell'Ue hanno superato lo scoglio, raggiungendo un accordo sull'unione bancaria. Ma François Hollande non ha risparmiato una replica stizzita alla Cancelliera: il Presidente francese ha detto di capire le sue ragioni "elettorali", tuttavia le ha anche ricordato che "Germania e Francia hanno una responsabilità comune, quella di fare uscire l'eurozona dalla crisi". Se possibile, senza dominarla.

 

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