Giappone: Abe e la vittoria a metà

di Michele Paris

Se le elezioni di domenica per il rinnovo della metà dei seggi del Senato giapponese hanno premiato come previsto il Partito Liberal Democratico (LDP) di governo, il primo ministro Shinzo Abe ha visto sfumare uno degli obiettivi principali dell’appuntamento con le urne. I risultati hanno confermato l’attuale maggioranza alla camera alta (Camera dei Consiglieri) del parlamento di Tokyo...
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UE-Turchia, la guerra del gas

di Michele Paris

Nelle acque del Mediterraneo orientale continua a non trovare soluzione la disputa sui diritti di esplorazione di nuovi giacimenti di gas naturale che oppone la Turchia e l’auto-proclamata Repubblica Turca di Cipro del Nord da una parte alla Repubblica di Cipro riconosciuta internazionalmente, alla Grecia e all’Unione Europea...
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L’intesa raggiunta non è stata proprio tutta farina del suo sacco. Bisogna però dire che il suo viaggio a Mosca e Tiblisi ha avuto i suoi effetti, quanto meno per ratificare una situazione grosso modo già frutto degli eventi, ma da perfezionare in presenza di un arbitro internazionale. Fino a quarantotto ore fa l’Europa sembrava interpretare il ruolo di lontana spettatrice dinnanzi agli attori in commedia, oggi è Condoleezza Rice che si reca in Francia per capire le successive tappe che si profilano all’orizzonte e per rincuorare la Georgia.

Vada come vada, gli Stati Uniti saranno sempre vicini a un governo “democratico” come quello presente a Tiblisi, a maggior ragione se sul suo territorio passa petrolio. La mossa americana sembra più un’azione difensiva che un atto diplomatico risolutorio e, in effetti, l’intervento europeo, così come avvenuto, toglie molte castagne dal fuoco a Mosca, preoccupando non poco Washington.

L’accordo in 6 punti di Sarkozy (cessate il fuoco, ristabilimento dello status quo e internazionalizzazione dei casi Abkazia e Ossezia del Sud) soddisfano molto Putin, che ha buone carte per vincere sul campo, ma non si può permettere il lusso di imbarcarsi in guerre totali. La svolta europea lo favorisce, soprattutto perché gli Stati Uniti si ritrovano puntate le stesse proprie armi: per il medesimo motivo per cui erano state annichilite le resistenze di Mosca sul futuro serbo del Kosovo, ora il “precedente” che tanto scottava a Putin, può essere utilizzato per riconoscere l’indipendenza dei protetti russi dalla matrigna Georgia. Altro elemento favorevole alla Russia è proprio il semestre di presidenza francese, in un contesto europeo che in politica internazionale (come in altri ambiti del resto) non ha né unità né visione d’insieme.

Da un lato ci sono Parigi, Berlino (e in parte Roma) che sanno come il futuro del Continente sarà stringere legami forti con la Russia, perché la minaccia e l’opportunità del gas, del petrolio e di un “cordone sanitario” a Est sono troppo importanti per non prenderle in seria considerazione. Dall’altro, dopo l’allargamento comunitario forse troppo veloce di Ostpolitik, i paesi che fino a venti anni fa erano sotto l’orbita sovietica, nella logica antirussa e di sponda filoamericana, non hanno tutto questo entusiasmo a legarsi con Mosca. Ecco perché la tempistica di un presidente di turno come Sarkozy non era scontata, come non pienamente condivisa da tutti i 27 Stati aderenti sarà la sua linea di intercedere nel ginepraio caucasico, non osteggiando la politica di Putin.

Ancora non è chiaro come andranno le cose, volendo ognuno interpretare i valori “indipendenza” e “sovranità” secondo il proprio vocabolario di riferimento. Una cosa forse è certa: non ci dovrebbe essere una seconda Cipro, contesa ma congelata dallo zampino degli Stati Uniti, per non fare torto a uno dei due paesi Nato protagonisti della vicenda. Ci sarà da aspettare le mosse della Rice nelle prossime ore, in attesa a fine anno del nuovo inquilino della Casa Bianca. Egli saprà impedire un graduale scollamento della Nato e dell’UE su posizioni più continentali o saprà cogliere il potere di Polonia e degli Stati baltici per trincerare sul fronte dell’Est i valori dell’Occidente? La partita potrebbe non fermarsi sulle rive del Mar Nero, ma includere anche il Medio Oriente, con il suo delicato avamposto occidentale: Israele.
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