Time: i “Guardiani” e i dimenticati

di Michele Paris

La rivista americana Time ha scelto come “Persona dell’anno” 2018 un gruppo di giornalisti di varie nazionalità e una testata americana in segno di riconoscimento dell’importanza e dei pericoli della loro professione in un clima internazionale sempre più pericoloso e oppressivo.   Nell’articolo che ha accompagnato la notizia della decisione, la direzione del Time ha anche citato...
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India: avvertimento a Modi

di Mario Lombardo

A pochi mesi da un’elezione generale che appariva scontata fino a poco tempo fa, il partito nazionalista indù BJP al potere in India ha fatto segnare un pericoloso arretramento in almeno tre recenti consultazioni locali, i cui risultati sono stati resi noti questa settimana. Il primo ministro, Narendra Modi, deve essere in...
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Narrano le cronache che il risveglio della loro coscienza nazionale fu assai tardo: la prima società per la diffusione della cultura rutena venne creata nel 1834. Dopo il 1848 il governatore, il conte Stadion, si impegnò in Bucovina e in Galizia per migliorare la situazione dei ruteni, che si trovavano in condizioni di maggiore indigenza e sottosviluppo rispetto a tutte le altre nazionalità dell'Austria-Ungheria, soprattutto nelle regioni dove avevano subito la dura oppressione dei proprietari polacchi... Ed ecco che ora si apre una nuova pagina di storia che rischia di rimettere tutto in discussione. Con precise richieste di libertà, uguaglianza dei diritti e autonomia.

Vediamo cosa sta avvenendo all’interno di questi “piccoli popoli” che sembrano dimenticati da tutti, ma che ora – sulla base della nuova geopolitica che agita l’Europa – tornano a farsi sentire. La storia più recente – quella dei nostri giorni - prende avvio il 25 ottobre scorso, quando a Mukacevo, al confine tra l’Ucraina e l’Ungheria (nella grande sala del locale “Teatro russo”), si svolge il congresso dei rusiny. E’ in quest’occasione che si decide di fondare la “Repubblica Transcarpatica russa” nell’ambito dell’Ucraina.

Portavoce di questa nuova iniziativa è il vescovo ortodosso di Usgorod, Dimitrij Sidor, il quale annuncia ai 109 delegati (giunti da ogni regione dei Carpazi e dalla Repubblica Ceca) che è giunto il momento di firmare l’Atto definitivo relativo allo “Stato dei rusiny” riprendendo iniziative analoghe del novembre 1938. Subito viene eletto anche un “Comitato” chiamato ad organizzare concretamente la nuova repubblica. E sempre a Mukacevo, nella piazza centrale, si ritrovano quanti manifestano (con le bandiere della Russia) per difendere i diritti dei rusiny.

Non mancano discorsi relativi alla storia della regione e precise richieste di autonomia e di distanza da Kiev. A tutti parla il sacerdote ortodosso Sidor il quale annuncia: “Noi non siamo separatisti, ma lottiamo per ottenere per la nostra regione lo status di repubblica autonoma pur se nell’ambito dell’Ucraina. Questo è il nostro obiettivo, questa è l’ereditè che ci è stata lasciata dai nostri avi”. E poi seguono le proposte rivolte a Kiev. “E’ necessario avviare trattative in merito con tutti i rusiny della Transcarpatia. E se entro il primo dicembre 2008 non si giungerà a riconoscere la nostra autonomia nazionale noi siamo pronti a prendere una decisione autonoma, forti anche del fatto che già questo problema dei Carpazi è arrivato sui tavoli dell’Onu...”.

Questo potrà portare ad uno scontro con il governo centrale dell’Ucraina, il paese che i rusiny considerano come una potenza che ha “occupato” le loro terre. E i rusiny, tra l’altro, contestano all’Ucraina i dati del censimento. Fanno rilevare di essere, in totale, oltre 800mila, ma le autorità nazionali cercano di nascondere i dati reali proibendo di essere censiti come rusiny.

Numerose sono poi le pretese nei confronti del Cremlino. A Putin le popolazioni della Transcarpatia fanno sapere di non aver bisogno di fondi, ma di gesti normali in direzione della democrazia. “Perchè – dice il sacerdote ortodosso – Putin tace come un coniglio di fronte alle nostre rivendicazioni? Noi localmente siamo già riconosciuti come rusiny, ma Mosca tace. Quindi sarebbe bene per il futuro delle nostre relazioni che dal Cremlino venisse una parola di condanna nei confronti di Kiev che ci discrimina...”. E ancora: "Noi vogliamo – dice l’alto prelato della Chiesa Ortodossa – che nella nostra terra si parli la nostra lingua, che la televisione e la radio divengano la nostra voce”. E soprattutto “nessuna Europa delle tribù. Perchè una terminologia del genere porta ad identificare la nostra regione come zona selvaggia e primitiva, difficilmente assimilabile alla cultura europea...”.

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di Michele Paris

L’arresto in Canada del direttore finanziario del colosso cinese delle telecomunicazioni, Huawei, ha avuto tutte le caratteristiche di un vero e proprio sequestro di persona orchestrato da Washington e minaccia di far saltare in maniera prematura una già fragilissima tregua sulle questioni commerciali e della proprietà...
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Il terrorismo
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