Time: i “Guardiani” e i dimenticati

di Michele Paris

La rivista americana Time ha scelto come “Persona dell’anno” 2018 un gruppo di giornalisti di varie nazionalità e una testata americana in segno di riconoscimento dell’importanza e dei pericoli della loro professione in un clima internazionale sempre più pericoloso e oppressivo.   Nell’articolo che ha accompagnato la notizia della decisione, la direzione del Time ha anche citato...
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India: avvertimento a Modi

di Mario Lombardo

A pochi mesi da un’elezione generale che appariva scontata fino a poco tempo fa, il partito nazionalista indù BJP al potere in India ha fatto segnare un pericoloso arretramento in almeno tre recenti consultazioni locali, i cui risultati sono stati resi noti questa settimana. Il primo ministro, Narendra Modi, deve essere in...
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di Michele Paris

Ad accendere ulteriormente il dibattito sull’interruzione di gravidanza, già inasprito di recente negli Stati Uniti, la settimana scorsa è arrivata una decisione molto discutibile da parte di un giudice del Kansas all’apertura del processo contro l’assassino di un medico abortista. Proprietario di una clinica a Wichita, nel Kansas, il dottor George Tiller era uno dei soli quattro medici rimasti in tutti gli USA ad eseguire interruzioni di gravidanza oltre la 21esima settimana. La sua struttura medica aveva subito un attentato dinamitardo nel 1986 ed era continuamente presidiata da varie associazioni “pro-life” che in passato avevano cercato in ogni modo di avviare azioni legali nei suoi confronti. Sempre scagionato, Tiller aveva più volte incassato il riconoscimento della legalità del proprio lavoro, svolto nel rispetto della legge americana sull’aborto, fondata sulla storica sentenza della Corte Suprema “Roe contro Wade” del 1973.

A causa del suo impegno, il dottor Tiller era l’oggetto d’incessanti minacce, concretizzatesi già nel 1993, quando era sfuggito miracolosamente ad un tentato omicidio. In quell’occasione, l’attivista di estrema destra Shelley Shannon gli sparò con una pistola semiautomatica, ferendolo ad entrambe le braccia. Nessuno scampo per lui c’è stato invece la mattina del 31 maggio 2009. Mentre distribuiva il bollettino della Chiesa Luterana Riformata di Wichita che era solito frequentare, Tiller venne avvicinato da un uomo armato che aveva assistito alla funzione religiosa e che lo colpì in pieno volto uccidendolo all’istante.

L’assassino, il 51enne Scott Roeder, aveva già dei precedenti penali ed era stato segnalato alle autorità di polizia nei giorni precedenti l’omicidio per aver commesso atti vandalici ai danni di un’altra clinica femminile. Il suo gesto, tutt’altro che isolato nella lunga storia delle violenze contro i medici abortisti americani, venne immediatamente condannato da entrambe le parti in causa.

In molti ambienti di estrema destra, tuttavia, si stava alimentando da tempo un pericoloso clima di odio che aveva frequentemente al centro dell’attenzione proprio il 67enne medico del Kansas. Il suo accusatore più accanito era il popolare commentatore di Fox News, Bill O’Reilly, il quale aveva fatto proprio il soprannome “Tiller the baby killer”, coniato durante un intervento al Congresso dall’ex deputato repubblicano ultra-conservatore della California, Bob Dornan.

Influenzato o meno dall’accanimento anti-abortista nei confronti della sua vittima, Roeder venne arrestato a Kansas City tre ore dopo l’assassinio e successivamente accusato di omicidio di primo grado, accusa punibile con l’ergastolo. Nel corso delle udienze preliminari del processo è giunta però la doccia fredda del giudice della contea di Sedgwick. Il pronunciamento - sia pure non definitivo - del giudice distrettuale, Warren Wilbert, potrebbe consentire all’omicida reo confesso di fare appello ad un capo di imputazione molto meno grave dell’omicidio di primo grado -  per il quale è imputato - invocando le sue opinioni anti-abortiste come attenuanti per il crimine commesso. Una decisione che, a detta di molti sostenitori del diritto all’aborto, potrebbe incitare alla violenza e suonare come una sentenza di morte per quei pochi medici che negli USA continuano a praticare interruzioni di gravidanza in stato avanzato del feto.

Poco prima dello scorso Natale, il giudice Wilbert aveva rifiutato il tentativo fatto dalla difesa di appellarsi al cosiddetto “stato di necessità”, circostanza per cui l’assassino avrebbe sostenuto che il suo gesto era necessario per fermare gli aborti condotti dal dottor Tiller e che avrebbe quindi agito per il bene della società. La richiesta di ricorrere a quello che l’ordinamento statunitense definisce “voluntary manslaughter” - una sorta si omicidio volontario attenuato che prevede una pena compresa tra i quattro e i sei anni - ha trovato invece parziale accoglienza da parte del giudice in questione.

Secondo la legge dello stato del Kansas, in particolare, quest’accusa si applica quando un imputato agisce secondo la credenza “sincera”, anche se “insensata”, che il suo gesto violento possa evitare un danno a se stesso o ad altri. Le circostanze attenuanti, per Scott Roeder, sarebbero quindi le sue convinzioni a proposito dell’aborto. Idee che potrebbe così esporre alla corte nel corso del dibattimento processuale pubblico, per giustificare l’uccisione del dottor Tiller.

Il giudice Wilbert, in ogni caso, ha sostenuto che la sua decisione non è da ritenersi definitiva, ma che verrà riconsiderata una volta che la selezione della giuria sarà ultimata. Anche se appare poi difficile che la difesa di Roeder riesca a convincere i giurati che il medico abortista, mentre si trovava in chiesa quella domenica di maggio, rappresentasse una “minaccia imminente” - requisito necessario secondo la legge del Kansas per far rientrare l’accaduto nella definizione di omicidio volontario attenuato - le polemiche seguite alla concessione del giudice distrettuale rischiano da sole di avere un effetto devastante.

Il messaggio che sta emergendo, anche in seguito all’inevitabile amplificazione della vicenda sui media americani, è che la violenza ai danni di un medico che esegue interruzioni di gravidanza può avere una qualche giustificazione e, di conseguenza, portare a sentenze più clementi. Accettare la richiesta della difesa di Roeder, secondo Kim Parker, vice-procuratore distrettuale coinvolto nel caso, avrebbe effetti molto gravi. “Portato alle estreme conseguenze, questa argomentazione consentirebbe a chiunque di commettere un omicidio premeditato facendolo passare per omicidio volontario attenuato, semplicemente sostenendo che la vittima è portatrice di valori morali e idee politiche diverse” dalle proprie.

Una volta ultimato il difficile processo di selezione della giuria popolare, verrà dunque stabilita l’ammissibilità della linea difensiva dell’assassino del dottor Tiller. Nell’eventualità che la difesa di Scott Roeder finisca per avere la meglio, il suo caso sarebbe il primo di questo genere nel quale verranno almeno prese in considerazione le giustificazioni ideologiche addotte dall’imputato.

Un esito che suonerebbe come un trionfo per gli anti-abortisti americani, già compiaciuti dalle pesanti restrizioni all’interruzione di gravidanza previste dalla riforma sanitaria in corso di approvazione, e che ancora una volta ricorderebbe tristemente i passi indietro compiuti in questi anni nella lotta per il diritto di scelta delle donne negli Stati Uniti.

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