Trump e l'enigma dello “shutdown”

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Allo scoccare del 32esimo giorno di chiusura forzata di una parte degli uffici federali americani, le prospettive per la risoluzione della crisi politica in atto negli Stati Uniti attorno al cosiddetto “shutdown” continuano a scontrarsi con le posizioni ancora inconciliabili della Casa Bianca e della leadership democratica al Congresso.   Malgrado i toni dello scontro, è fondamentale...
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Nicaragua, la coda del terrore

di Fabrizio Casari

Un agguato criminale a colpi di kalashnikov è costato la vita a quattro agenti della Polizia Nazionale del Nicaragua, che mentre viaggiavano bordo di un pick-up sono stati crivellati di colpi. Gli autori del massacro appartengono alla banda denominata “El Jobo”, criminali nicaraguensi e narcos che operano dal territorio della...
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di Emanuela Pessina

BERLINO. È stata chiusa in questi giorni ad Amburgo la moschea Taiba, entrata nelle cronache di tutto il mondo qualche anno fa per essere stata frequentata dagli attentatori delle Torri Gemelle. La polizia amburghese ha sigillato l'edificio ufficialmente lunedì, sospendendo senza indugio l'associazione islamica cui il luogo di culto faceva capo. Per quanto drastica, la misura di sicurezza non ha causato nessuno shock nella comunità islamica: già da tempo, in effetti, la maggior parte dei musulmani tedeschi aveva preso le distanze della comunità Taiba proprio in ragione delle sue ideologie troppo radicali.

E Taiba, da parte sua, non voleva avere nulla a che fare con la maggior parte dei fedeli all'Islam tedeschi. Rimangono ora da chiarire gli effetti concreti della chiusura della moschea, soprattutto in relazione alla mancanza di una strategia più profonda nella guerra al terrorismo.

La moschea Taiba è nata come moschea Al Quds più di dieci anni fa: Al Quds è il nome arabo dato a Gerusalemme, la città simbolo dei conflitti arabo-israeliani. Fondata nel 1996 nel quartiere di St. Georg, la moschea ha acquisito la sua “cattiva reputazione” nel 2001, in seguito all'attacco al World Trade Center di New York: tre dei dirottatori dell'11 settembre - Mohammed Atta, Marwan al Shehhi e Ziad Jarrah - la frequentavano  quotidianamente e risultavano iscritti alla comunità cui fa capo la moschea, l'associazione islamica Al Quds.

Presso il luogo di culto pregavano anche altri presunti complici dell'attentato alle Torri Gemelle, tra cui Ramsi Binalshibh, uno dei capi e ideatori dell'azione terroristica, arrestato nel 2002 in Pakistan, e diversi sostenitori diretti dei dirottatori. Sono tante le figure controverse legate alla moschea, forse troppe, e, proprio per questo, ha destato l'attenzione del mondo: dal 2001 la moschea Al Quds è stata sempre e immancabilmente messa in relazione all'ala più estrema dell'Islam.

Tra gli oratori della moschea si conta  in realtà qualche personaggio dalle ideologie tanto rigide da toccare l'estremismo. Come il predicatore marocchino Mohammed al Fasasi, che avrebbe addirittura fomentato gli stessi attentatori  dell'11 Settembre e avrebbe fornito loro le basi ideologiche per l'attacco del terrore. Secondo quanto riporta il quotidiano tedesco Tagesspiegel, al Fasasi avrebbe istigato i suoi fedeli con parole come "avete il compito di cancellare la dominazione degli infedeli, ucciderne i bambini, conquistarne le donne e distruggerne le case".

Frasi che, purtroppo, lasciano parecchio campo a interpretazioni e fraintendimenti in ogni direzione. Al momento, al Fasasi sta scontando una pena di 30 anni in un carcere in Marocco: le autorità autoctone segnalano un allontamento del predicatore dall'estremismo ideologico, ma ciò non ha impedito alla moschea Al Quds di conservare la sua fama di terrore.

Nel 2008 la moschea di Al Quds è diventata la moschea Taiba. In arabo, Taiba significa "la bella":  con il nuovo nome, pulito e innocente, si è cercato forse di dare aria nuova a un luogo di culto ormai schiacciato dal pregiudizio. Anche se, in realtà, non è cambiato nulla: il centro ha continuato a costituire un punto di ritrovo per islamisti particolarmente rigidi e presunti estremisti. Nel marzo 2009, l'ultimo episodio della serie. Un gruppo di fedeli è partito da Amburgo per arruolarsi in un campo di addestramento per terroristi al confine tra Afghanistan e Pakistan: tutti aspiranti militanti che, secondo le autorità tedesche, avrebbero frequentato assiduamente la moschea Taiba.

Uno del gruppo, in particolare, è apparso nel video di propaganda terroristica di Al Qaida che ha fatto il giro del mondo nell'ottobre 2009. Sotto il nome di Abu Askar, armato di kalashnikov e spada, il ragazzo incitava alla guerra santa contro gli infedeli. Per quel che riguarda le autorità amburghesi, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e le conseguenze non hanno tardato ad arrivare.

La reazione delle autorità tedesche non si é fatta attendere. La polizia ha perquisito la moschea Taiba e quattro appartamenti di proprietà di membri del consiglio direttivo dell'associazione che le fa capo: l'edificio è stato chiuso e l'associazione Taiba è stata messa ufficialmente al bando. Il comune di Amburgo si è detto soddisfatto dell'azione: "Abbiamo chiuso la moschea perché qui si educavano i giovani al fanatismo religioso", ha spiegato  in  Christoph Ahlhaus (CDU), il senatore per gli affari interni di Amburgo. "Reclamizzando la guerra santa", ha aggiunto, l'associazione Taiba ha "vergognosamente sfruttato la libertà concessa dalla democrazia".

Resta da capire ora fino a che punto la misura di sicurezza abbia effettivamente un senso. La politica ha avuto ottimi motivi per chiudere la moschea, questo è fuor di dubbio, concedendo anzi all'associazione Taiba parecchio tempo per "redimersi". Per gli estremisti la moschea aveva "assunto un alto valore simbolico" e, secondo l'ente per la tutela della Costituzione di Amburgo, rischiava di incentivare le persone a "diventare eroi".

E ora anche la chiusura della moschea Taiba rischia di assumere un ruolo del tutto simbolico e di dare risultati poco concreti. Tanto per cominciare, d'ora in poi sarà più difficile tenere sotto controllo la scena radicale di Amburgo: la moschea poteva servire alle forze di sicurezza da spioncino per osservarne gli associati considerati pericolosi. Senza dimenticare l'importanza che vanno assumendo internet, appartamenti privati, palestre e prigioni stesse per la propaganda degli estremisti, dove però le forze di sicurezza non agiscono in maniera strategica.

In Gran Bretagna, ad esempio, si cerca di affrontare la questione in maniera "propedeutica":  agli ex-predicatori radicali ravveduti il compito di salvare i giovani dall'illusione di una propaganda sbagliata. Ed è così che, nel mondo anglosassone, si rendono inutili la chiusura di una moschea o la proibizione di una associazione religiosa.

 

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Il terrorismo
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Fabrizio Casari
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