Il vertice NATO, inaugurato mercoledì a Bruxelles, rischia di chiudersi con un nuovo aggravamento delle divisioni tra le principali potenze occidentali sulla scia dell’esito del recente disastroso summit del G7, ospitato nel giugno scorso dal governo canadese. L’esempio più clamoroso delle tensioni esistenti tra alleati nominali è stato lo scontro verbale tra il governo americano e quello tedesco, iniziato dal presidente Trump ancora prima della sua partenza per l’Europa e intensificato all’arrivo nella capitale belga, dove è stato protagonista di un atteso faccia a faccia con la cancelliera Merkel.

 

 

La crescente aggressività di Trump nei confronti dei partner NATO costituisce un fattore particolarmente destabilizzante per il quadro strategico e militare su cui si sono basati gli equilibri occidentali nel secondo dopoguerra. Da un lato, infatti, tutti i paesi del Patto Atlantico sono concordi nel perseguire in maniera più decisa politiche militariste e autoritarie, ma si ritrovano divisi al loro interno sul coordinamento di queste ultime e sulla direzione da intraprendere.

 

Queste divisioni, relativamente contenute all’interno dell’Europa e nei rapporti con il Canada, assumono invece un carattere sempre più esplosivo in relazione agli Stati Uniti. L’orientamento ultra-nazionalista dell’amministrazione Trump e il tentativo di invertire il declino della posizione globale della prima potenza del pianeta stanno infatti provocando una rapida escalation del confronto anche tra alleati, nonché l’implosione delle strutture internazionali che hanno finora garantito l’ordine e la stabilità necessari all’espansione del capitalismo occidentale.

 

Con pochi precedenti è stato l’attacco portato da Trump al governo tedesco nel corso di un incontro pre-summit del presidente americano con il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg. Trump ha definito Berlino “totalmente sotto il controllo” di Mosca, visto che, dopo avere rinunciato al carbone e al nucleare, la Germania sarebbe ora vincolata alle importazioni di gas russo.

 

Nonostante la NATO dovrebbe garantire la protezione dei suoi membri dalla Russia, secondo Trump la Germania si è defilata e “versa miliardi e miliardi di dollari all’anno” a Mosca. L’obiettivo immediato dell’inquilino della Casa Bianca è il raddoppio del gasdotto Nord Stream 2, in fase di costruzione, che aumenterà la quantità di gas naturale trasportato dalla Russia alla Germania attraverso il Mar Baltico.

 

Come di consueto, Trump ha notevolmente ingigantito la realtà dei fatti, sostenendo che Berlino importa dalla Russia “dal 60 al 70%” del proprio fabbisogno energetico, quando il totale attuale risulta attorno al 20%. Il punto è tuttavia un altro, cioè la gravità delle critiche rivolte alla Germania e l’allargamento degli attacchi ormai a svariati ambiti. La polemica sulla questione energetica, legata almeno in parte alla necessità di trovare un mercato al gas americano, si collega così a quelle sulla bilancia commerciale e i livelli di spesa militare non in linea con le direttive NATO.

 

Il mancato raggiungimento del 2% del PIL per le spese militari da parte di quasi tutti i paesi dell’Alleanza aveva occupato molte delle discussioni precedenti il vertice di Bruxelles di questa settimana. A Bruxelles, Trump avrebbe non solo invitato gli altri paesi ad aumentare le spese fino al 2%, ma addirittura a raddoppiarle fino al 4%, ovviamente senza considerare minimamente l’impatto disastroso su una spesa sociale già in fase di forte ridimensionamento un po’ ovunque.

 

La questione della spesa destinata a preparare nuove guerre da parte dei singoli paesi NATO non è ad ogni modo la vera ragione del conflitto tra USA e i paesi europei. Basti pensare che, al di là dei dettagli di bilancio, praticamente tutti i governi in carica stanno pianificando un aumento degli stanziamenti militari e, più in generale, promuovono da tempo politiche improntate al militarismo, come il ritorno alla leva obbligatoria in Francia e in Svezia.

 

Questo processo è alimentato dall’intensificarsi delle rivalità internazionali e dalla competizione sempre più aspra sui mercati globali e per l’accaparramento delle fonti energetiche. Se mai, dietro ai rimproveri di Trump c’è il timore che alcune potenze europee vadano verso la creazione di organi di “difesa” indipendenti e svincolati dalla NATO, come sta infatti già accadendo.

 

Lo stesso segretario NATO, pur assecondando la richiesta americana di suddividere in maniera più equilibrata l’onere della “difesa” collettiva, ha rettificato in parte le dichiarazioni di Trump, ricordando che lo scorso anno le spese militari dei paesi membri hanno già registrato “l’aumento più importante degli ultimi tempi”.

 

Stoltenberg ha anche provato a minimizzare le differenti posizioni tra gli alleati, per poi assicurare che la NATO è alla fine sempre in grado di trovare l’unità attorno a un obiettivo importante; in questo caso, evidentemente, il contenimento della presunta minaccia russa. Il tentativo di dare un tono di ottimismo al vertice da parte di Stoltenberg è stato però in netto contrasto con il clima di Bruxelles e, in effetti, i suoi sforzi hanno ottenuto il risultato contrario, facendo cioè risaltare ancora di più divisioni e diversità di vedute.

 

I contrasti non hanno riguardato solo USA e Germania, ma altri paesi sono stati coinvolti nelle polemiche. La Polonia ha ad esempio sfruttato l’attacco di Trump al Nord Stream 2 per rispolverare il tradizionale cavallo di battaglia anti-russo e condannare quei paesi che appaiono “troppo vicini” a Mosca, finanziandone la spinta militarista.

 

La Turchia, da parte sua, ha invece puntato il dito contro Berlino per avere ritirato i propri missili Patriot dal confine con la Siria. Il governo tedesco ha risposto che la mossa è dovuta alla “rotazione” decisa per il dispiegamento di questo sistema; al che l’inviato di Ankara ha ribadito con l’esempio dell’Italia che, da “vero alleato”, avrebbe invece prorogato la permanenza dei missili in territorio turco.

 

Un altro motivo di preoccupazione per i governi europei della NATO è l’incontro che Trump terrà con il presidente russo Putin a Helsinki lunedì prossimo. In molti ambienti governativi e militari c’è il forte timore che Trump possa stipulare un qualche accordo con il Cremlino, ad esempio sulla guerra in Siria, che andrebbe contro gli interessi strategici NATO. Primo fra tutti un allentamento delle pressioni sulla Russia che toglierebbe legittimità all’escalation militare in corso in Europa orientale con la scusa dell’aggressività e la presunta minaccia di Mosca.

 

Trump d’altra parte, prima di partire per Bruxelles aveva lasciato intendere di essere pronto a sacrificare gli alleati europei a favore di un’intesa con la Russia. In un ormai famoso “tweet”, prevedendo la situazione che avrebbe trovato in Europa, il presidente USA ha citato la crisi del governo May in Gran Bretagna e i dissidi interni alla NATO, per poi concludere che l’incontro con Putin “potrebbe essere l’appuntamento più facile” della settimana.

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