USA-Corea: tensioni e disgelo

di Michele Paris

Subito dopo la recentissima apertura di uno spiraglio da parte del dipartimento di Stato americano a un possibile negoziato tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord, la Casa Bianca è intervenuta ancora una volta per smentire l’ipotesi di una soluzione pacifica della crisi senza la resa totale e l’umiliazione del regime di Kim Jong-un. Nei giorni scorsi si è registrata infatti una nuova...
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Pueblo

di Sara Michelucci

Sono ancora una volta gli ultimi, i più fragili ma, forse, quelli con una umanità più marcata, ad attrarre il racconto e la penna di Ascanio Celestini, che torna a teatro con Pueblo. Accompagnato dalle musiche originali composte da Gianluca Casadei, Celestini crea un nuovo ritratto dei margini della società e invita lo spettatore a...
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di Rosa Ana De Santis

Il video che ritrae Leonardo trascinato a forza dai poliziotti davanti alla propria scuola, tra le urla dei testimoni e la sua richiesta d’aiuto, ha fatto il giro della tv e del web. La denuncia partita da Rai 3, durante la trasmissione "Chi l’ha visto", grazie al video amatoriale girato dalla zia materna è arrivata all’attenzione del governo. Il presidente del Senato e della Camera hanno chiesto chiarimenti al capo della polizia Manganelli per un caso senza dubbio eclatante che non ha precedenti e su cui il Ministro Cancellieri pretende i “fatti”.

Aldilà del merito giudiziario che vede i genitori di Leonardo misurarsi da tempo in una complessa contesa legale per l’affidamento del minore, è noto che esiste un protocollo da seguire in casi estremi di questa natura che invita ad usare modi e maniere difficilmente riscontrabili nelle scene di prelievo coatto in cui il bambino sembra diventato un prigioniero in resistenza passiva. Non è solo una questione formale se la giustizia minorile insiste su certe linee di condotta nell’applicazione da parte delle forze dell’ordine delle sentenze.

La polizia, per voce del segretario Regionale del Siulp (Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia), difende l’operato degli agenti come atto dovuto in ordine ad una sentenza esecutiva che non poteva essere disattesa pena il reato di omissione d’atti d’ufficio e che aveva già alle spalle cinque tentativi falliti, osteggiati dai nonni di Leonardo e della zia ora denunciati.

A trascinare, anzi a “liberare” il bambino, come ha detto alla stampa, c’è soprattutto lui, il padre, che oggi è senza dubbio per tutti il primo nemico del figlio che vorrebbe proteggere e che è stato portato in una casa famiglia forse con qualche livido, che al suo pediatra è stato impedito di verificare, e privo di tutti gli affetti con cui è cresciuto. Di sua madre, soprattutto, che lo descrive come un bambino disciplinato, geniale, con tutti dieci in pagella a scuola.

Il padre, questa la svolta giudiziaria alle origini della vicenda, vince in appello la causa per l’affidamento del minore grazie ad una CTU che diagnostica al bambino la cosiddetta PAS, sindrome di alienazione genitoriale. Un disordine del comportamento sfornato dagli Usa e teorizzato nel 1985 da Richard Gardner, che si concretizzerebbe in un abuso psicologico operato da un genitore per denigrare la figura dell’altro.

I fondamenti scientifici della PAS sono tutt’altro che incontrovertibili e unanimemente accettati. E’ riconosciuta nelle linee guida in tema di abuso sui minori" della “Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Sinpia), ma non nell’analogo statunitense e, poco prima che il caso di Cittadella arrivasse sulle prime pagine dei giornali, un’interrogazione del senatore Pedica ne chiedeva proprio l’inammissibilità in sede giudiziaria.

E’ certo che il padre di Leonardo ha in mano una sentenza. Così come che gli psichiatri incaricati dal Tribunale hanno riscontrato nel bambino questa sindrome, che però non è un disturbo clinicamente riconosciuto da tutta la comunità internazionale. E’ certo che la madre di Leonardo è una farmacista e non una tossicodipendente sbandata che vive e fa vivere il figlio in una condizione di degrado sociale.

E’ altrettanto certo che troppe volte la cronaca racconta di come la giustizia non arrivi a favore dei padri, nemmeno quando le madri sono evidentemente indegne anche ad un primo superficiale esame. Anche per questo suona ancora più strana la storia di Leonardo nel contesto materno-centrico che caratterizza il diritto di famiglia in Italia e le sue leggi.

Se pure Leonardo era vittima di un conflitto che lo vedeva strumentalizzato psicologicamente da una madre separata e piena di rancore, oggi è sicuro che quello che gli è accaduto non lo avvicinerà a suo padre, forse mai più. Che il trauma subito non sarà meno di quello patito negli anni della sua infanzia rubata.

Chissà se la sentenza di un tribunale può bastare al cuore di un padre che secondo la legge è nel giusto e che per questo ha messo le sue mani insieme a quelle degli ispettori per tirare gambe e braccia di un bambino che ha provato fino all’ultimo ad incollarsi all’asfalto pur di non entrare nella macchina di polizia che lo attendeva.

Leonardo da ieri dorme in una casa famiglia. La migliore medicina, dicono gli esperti, per ripristinare il suo equilibrio. O forse l’atroce destino, pensa il comune buon senso, di un figlio innocente della guerra tra un marito e una moglie.

 

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