“Non è penalmente rilevante, quindi non importa”. Questa equazione sta prendendo piede in Italia, ma è sbagliata. Nel mondo non ci sono solo i pm e a tutti gli altri interessa anche il penalmente irrilevante. Soprattutto se stiamo parlando di un Presidente del Consiglio che racconta per telefono a un industriale i progetti del governo, permettendogli di speculare in Borsa e guadagnare in pochi minuti 600mila euro.

 

 

I fatti sono questi, non si può discutere. Nell’intercettazione pubblicata ieri dal Corriere della Sera si legge chiaramente che nel gennaio 2015 Carlo De Benedetti, patron di Repubblica ma anche di molto altro attraverso la Cir, ha ricevuto da Matteo Renzi diverse informazioni assai interessanti per chi gioca in Borsa. Non il fatto che stesse per arrivare la riforma delle banche popolari: la notizia, in forma vaga, era nell’aria, ma non è questa la parte interessante.

 

Parlando con il suo broker, De Benedetti dice chiaramente di aver ricevuto da Renzi la certezza che il provvedimento sarebbe passato e che il via libera era imminente. Per sostenere che queste informazioni fossero alla portata di tutti ci vuole molta fantasia.

 

Ma anche volendo ammettere che il sospetto albergasse nell’animo di molti altri investitori, la situazione non cambia. Avere conferme dirette dalla voce del Presidente del Consiglio ha dato a De Benedetti delle sicurezze che nessun altro investitore poteva avere, di conseguenza, per lui, investire quei cinque milioni sui titoli delle popolari è stato un gesto automatico.

 

Non ha rischiato: sapeva che quelle azioni sarebbero salite. E infatti è andata proprio così: la riforma è stata approvata quattro giorni dopo, le azioni hanno guadagnato e De Benedetti è passato all’incasso.

 

La procura di Roma si è interessata della vicenda dopo che la Consob aveva segnalato una serie di operazioni sospette avvenute pochi giorni prima del via libera al decreto. Sia la Conosb sia la Procura hanno archiviato la posizione di Renzi e una richiesta di archiviazione è stata avanzata anche per De Benedetti, ma su di lui il giudice non ha ancora deciso.

 

Perché mai non sono stati perseguiti per insider trading? A salvare i due interessati, dal punto di vista degli inquirenti, sono due articoli giornalistici che parlavano della possibilità di una riforma delle banche popolari e delle banche di credito cooperativo. Bene, secondo la Procura le voci trapelate sulla stampa rendevano le informazioni rivelate da Renzi “non privilegiate”, di conseguenza il reato non si configura. Perché ci fosse rilevanza penale, De Benedetti avrebbe dovuto conoscere la data precisa dell’approvazione oppure lo strumento legislativo scelto, il decreto, che dava immediato valore di legge al provvedimento.

 

Ora, al di là dell’opinione che si può avere delle conclusioni cui è arrivata la magistratura, è evidente che il punto è un altro. È normale che un Presidente del Consiglio dia conferma di una legge così importante prima a un industriale che al Paese e al suo stesso governo? È del tutto irrilevante che questo industriale abbia chiaramente usato queste informazioni per arricchirsi sui mercati regolamentati, al costo di una semplice telefonata? Forse non sarà penalmente rilevante, ma non per questo fa meno ribrezzo.

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