“Cristiano Ronaldo salva una banca italiana aprendoci il conto corrente”, commenta il giornale satirico Lercio. È una battuta, ma nemmeno troppo surreale. Il trasferimento alla Juventus garantirà probabilmente al fuoriclasse portoghese un contratto da 120 milioni di euro, 30 l’anno per quattro anni. Netti. La cifra che peserà sui bilanci del club è però più del doppio, 68 milioni l’anno. Poi c’è il costo del cartellino: 100 milioni da pagare in quattro rate annuali da 25 (più 3 di oneri accessori capitalizzati). Infine, la commissione al superagente Jorge Mendes, altri 12 milioni.

 

Calcolatrice alla mano, nel complesso l’operazione CR7 vale più o meno 380 milioni di euro. Non proprio gli spicci per la merenda, visto che secondo stime recenti la società bianconera avrebbe dovuto chiudere il 2017-2018 con un fatturato di 540 milioni e un passivo di circa 30 milioni. Ora, proprio a causa dell’effetto Ronaldo, il rosso rischia di arrivare a quasi 130 milioni.

 

Ma se ci fermassimo a questi numeri il discorso sarebbe incompleto. Cristiano Ronaldo costa tanto perché fa guadagnare tanto. Non solo grazie alle sue doti di calciatore, che potrebbero valere alla Juve decine di milioni in caso di conquista della Champions League, ossessione bianconera dal lontano 1996 (anno dell’ultima vittoria, da allora cinque finali perse). Ma anche perché CR7 è un’azienda umana che produce un indotto ricchissimo in termini di merchandise e pubblicità. Per non parlare del lustro dato nel mondo all’immagine della Juventus.

 

Secondo Andrea Sartori, Global Head of Sports di Kpmg, l'arrivo di Cristiano Ronaldo potrebbe portare alla Signora un aumento del fatturato fra i 100 e i 130 milioni di euro l'anno. “Bisogna considerare che ci sarà un incremento dei ricavi da stadio, fra abbonamenti e biglietti, e un incremento delle sponsorizzazioni, poi ci sono i diritti tv per la Champions, che valgono fra i 20 e i 25 milioni, rispetto alla stagione attuale, se la società arriverà almeno ai quarti. Certo - spiega l’analista - tutto questo sarà influenzato tantissimo dal successo sportivo della squadra, specie in Champions”.

 

Di tutto questo si rendono conto gli investitori, che nelle ultime sedute di Borsa hanno sommerso di acquisti le azioni bianconere. È vero, quello della Juve è un titolo abbastanza sottile (cioè non servono capitali enormi per determinare variazioni di prezzo significative), ma il +30,6% registrato fra il 4 e il 10 luglio ha prodotto comunque una crescita della capitalizzazione pari a 212 milioni di euro.

 

Sono soldi virtuali, che non potranno essere girati al Real Madrid o al giocatore (per incassarli, la Vecchia Signora dovrebbe vendere le azioni...). Ma un’impennata del genere va ben oltre l’euforia da tifo e dimostra che il mercato crede nel successo finanziario dell’operazione, il cui obiettivo è promuovere la Juventus fra le 3-4 società al mondo con un valore stabilmente superiore al miliardo di euro. Per intenderci, quelle che a fine stagione vincono la Champions League. O perlomeno ci vanno vicine.

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