L'attualità politica entra preponderante nel Coriolano di William Shakespeare, per la regia di Marco Plini. L’opera riadattata e interpretata da Marco Maccieri, Luca Cattani, Giusto Cucchiarini, Cecilia Di Donato, Marco Merzi e Valeria Perdonò, racconta di una forma politica in divenire, in cui il popolo smette di essere silenzioso e vuole diventare protagonista.

 

 

La tragica vicenda personale del generale Caio Marzio, detto Coriolano da Corioli, città dei Volsci dai lui espugnata, è indissolubilmente legata al destino di Roma, una città in espansione in cui le istituzioni democratiche sono ancora fragili e nuove forze popolari si affacciano sulla scena politica.

 

Coriolano, allevato e cresciuto in una gens romana, secondo i valori tradizionali nella guerra e per la guerra, è campione assoluto in battaglia, le sue imprese vittoriose contro i Volsci, una volta rientrato a Roma, lo rendono il candidato ideale per la carica di console.

 

Coriolano però è un conservatore, disprezza il popolo che accusa di codardia ed è apertamente ostile ai tribuni i nuovi magistrati eletti in rappresentanza delle istanze popolari. L’intransigenza di Coriolano, il suo senso di assoluto, entra in conflitto con le esigenze di mediazione della politica, i tribuni riescono a capovolgere l’esito dell’elezione e a esiliare Coriolano, condannandolo come nemico del popolo.

 

Coriolano, tradito da Roma, tradirà a sua volta alleandosi con il suo nemico Tullo Aufidio, il capo dei Volsci e marciando contro Roma per cingerla d’assedio e punirla della sua irriconoscenza. Soltanto l’ambasceria guidata dalla madre Volumnia convincerà il guerriero a firmare la pace e salvare Roma dalla distruzione. Tornato dai Volsci troverà la morte verrà ucciso per l’invidia di Aufidio e perché riconosciuto traditore dell’alleanza.

 

La forza di questa pièce, sta proprio nel suo essere estremamente politica e avanguardista. Nella sua capacità di guardare al futuro e a quello che avverrà. Nella disperazione e rabbia di Caio Marzio, si evidenziano le contraddizioni e i conflitti di una democrazia dei primordi, sollevando interrogativi che restano fondamentali. Nella opposizione tra Coriolano e il popolo si riflette una lotta di classe che si gioca non sul piano economico, ma su quello dei valori.

 

Il pubblico (popolo) è interrogato dagli attori sulla scena, è reso 'partecipe', parte integrante di qualcosa di molto più grande. Lo si costringe ad assumere un atteggiamento vigile e critico proprio perché Coriolano mette in mostra le nostre contraddizioni, chiedendo “da che parte state?”. Una riflessione che è, soprattutto, una presa di coscienza.

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