“Keep calm and carry on”, stai calmo e vai avanti, era l'esortazione degli inglesi sotto i bombardamenti di Hitler. Azzardiamo un paragone: se durante la Seconda Guerra Mondiale le forze schierate in campo erano certe che prima o poi la partita con i nazisti si sarebbe chiusa, pur non sapendo quando, così contro Sars-Cov2 la scienza potrebbe prevalere pur non avendo un'idea precisa del tempo che occorrerà per ottenere un risultato che tutti auspicano.

Cominciamo col dire che siamo in una fase idonea della ricerca e che diversi protocolli condivisi dalla comunità scientifica mondiale si applicano a singoli pazienti in relazione alle loro condizioni e alla gravità dei sintomi.

Nuove evidenze contribuiscono a “capire” di più questo virus a tal punto che  autorevoli riviste medico-scientifiche aggiornano i dati rendendoli immediati e gratuiti online. Scartate cure a base di clorochina e idrossiclorochina (Plaquenil) o antivirali per l' Hiv/Aids, perché giudicate poco efficaci, la terapia ad hoc pare concretizzarsi sugli anticorpi monoclonali, cioè molecole (o meglio, glicoproteine naturali), che agiscono in modo “intelligente” contro l'infezione da Covid19.

Il Tocilizumab, ad esempio, sperimentato con successo al Pascale di Napoli nella primavera scorsa, durante la prima ondata di contagi, è un anticorpo monoclonale che però non ha raggiunto gli effetti sperati su quei pazienti sottoposti a ventilazione polmonare o intubati, anche se resta indubbia la sua efficacia ad abbassare la tempesta di citochine, ossia la reazione scomposta del nostro sistema immunitario una volta attaccato dal virus. Questa è la ragione per cui il Tocilizumab è entrato di diritto nel protocollo sanitario statunitense e in ogni parte del mondo ove si ritenga necessario il suo utilizzo.

Altri protocolli attualmente in uso si adattano secondo la gravità dei sintomi: aspirina, eparina (un anticoagulante) e corticosteroidi sono in grado di controllare il propagarsi della malattia all'intero organismo.

Le glicoproteine su cui si basa la ricerca sui monoclonali hanno il compito di riconoscere gli “invasori”, agenti patogeni come virus, batteri e, istantaneamente, di neutralizzarli, innestando un meccanismo chiave/serratura. Quando il “sito di legame” dell'anticorpo trova un antigene complementare su un patogeno, il sistema immunitario inizia a produrne in massa e, se tutto va bene, l'infezione sarà sconfitta.

I fortunati mortali in cui si è attivato egregiamente l'anticorpo sentinella, guariscono perfettamente dal virus, senza postumi o particolari conseguenze. Infatti, da semplici prelievi di sangue e dal focus su queste immunoglobuline umane, i ricercatori hanno dato il via a una sperimentazione senza precedenti con l'obiettivo comune di trovare una terapia appropriata, prima di aspettare  tempi lunghi di un eventuale vaccino.

Sono miliardi gli anticorpi nel nostro organismo ma per svariati fattori non tutti efficaci contro gli aggressori, per di più impieghiamo del tempo prezioso per svilupparne in quantità tale e debellare una malattia in corso. Creando su larga scala anticorpi artificiali (monoclonali), tutti uguali fra loro, con pari capacità di bloccare il proprio antigene, ci si ritrova fra le mani un farmaco estremamente potente. Ne basta uno che disattivi il legame del virus (proteina S) con il recettore Ace-2, produrne copie perfette con cui aggredire virus come Sars-Cov2. I monoclonali si rivelano utili anche nei tumori e per sopperire a elementi mal funzionanti del sistema immunitario, nel caso di malattie autoimmuni.

Il colosso Eli Lilly, azienda farmaceutica con sede a Indianapolis, ha reso disponibili i risultati sul potenziale di un candidato, denominato LY-COV555, così come  Regeneron Pharmaceuticals di New York, che ha somministrato a Donald Trump gli anticorpi di sintesi a “uso compassionevole”, è avviata nella stessa direzione.

Grazie a una tecnica microfluidica ad alta capacità di lavorazione, che consente la produzione di particelle monodisperse con un controllo preciso di dimensioni e composizione, è stato individuato un anticorpo che mira al dominio sulla proteina virale (RBD) presente nello spike, struttura con la quale il virus infetta le cellule ospiti. Il clone LY-COV555 è stato somministrato a pazienti ambulatoriali, fra cui anziani, obesi e con malattie pregresse, con il loro consenso e in doppio cieco. La remissione della malattia si è avuta in meno di una settimana; in alcuni casi, effetti collaterali come nausea e diarrea sono stati risolti coadiuvando la terapia con antistaminici.

Un'analoga sperimentazione su pazienti gravi e intubati è stata sospesa, finché non si arrivi alla risoluzione di problemi insorti, sui quali la Eli Lilly non ha fornito spiegazioni. Certo è che, allo stato attuale, sembra confermata l’efficacia della terapia in fase precoce.

In Italia, analoghi test procedono a ritmo serrato nei laboratori di Glaxo Vaccines e del Mad Lab della Fondazione Toscana Life Sciences.“ Gli anticorpi monoclonali sono gioielli d'innovazione tecnologica”, afferma il professor Rino Rappuoli, a capo dell'equipe di ricerca: “Quelli oncologici devono essere somministrati in grandi quantità e per endovena, diversa è la condizione degli anticorpi utili a combattere malattie infettive, perché in quantità mille volte inferiori, iniettati per intramuscolo, con costi di conseguenza, ridotti”.

Pur ribadendo una sostanziale differenza fra “immunoterapia passiva” (relativa all'anticorpo monoclonale o al plasma iperimmune anche se non funziona così bene), da un'immunoterapia attiva (il vaccino che induce l'organismo a produrre anticorpi che si spera siano neutralizzanti), la strategia preventiva al Covid19 rappresentata da uno squadrone d'anticorpi monoclonari, è ormai in dirittura d'arrivo. Potrebbe difendere in primis, una popolazione maggiormente a rischio e medici, infermieri in prima linea nella lotta contro il virus. 

In casi estremi, anche se il costo si rivelerà elevatissimo, il beneficio sarà altrettanto alto: preservare dal contagio le persone più fragili, gli operatori sanitari,  ridurre il sovraccarico per strutture ospedaliere e terapie intensive.

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