In Italia si legge poco, i giovanissimi lo fanno ancor meno, questo assunto è ormai tristemente noto. Ma se il problema fosse ancora più profondo? E’ un dato di fatto che il bagaglio lessicale della popolazione contemporanea si vada sempre più restringendo; Tullio De Mauro, illustre linguista, ci invitava a immaginare la lingua come una grande torta, della quale consumiamo, però, solo una fetta. Così, ad esempio, del nostro ricco vocabolario e delle sue variegate sfumature, un ragazzo appena diplomato conosce solo poche parole, che usa in modo spesso confuso e inappropriato.

Qualunque docente di lettere può sentir pronunciare espressioni quali “quartieri obitorio” per “dormitorio”, scambiare il “censimento” per “l’incenso”, o assistere alla metamorfosi del mitico Pirra, che diviene un porro, che la “balia” di Ulisse era la sua “badante” e che un famoso autore aveva in famiglia una pròzia molto ricca.

Sembrerebbero facile ironia ma non è così. Sono storpiature ed inesattezze che ci invitano a riflettere sul problema non trascurabile dell’impoverimento lessicale: meno parole conosciamo meno ne tramanderemo alle generazioni future e cosa accadrà alla nostra lingua? Per non parlare dei sinonimi, ormai diventati vintage, oggetti del paleozoico letterario; se ne usano sempre meno e i discorsi risultano composti dalle medesime parole (“cosa”, “bello”, per citare le due sul podio), pochi vocaboli sparuti, al pari quasi delle virgole, relegate ai margini della grammatica, come se fossero dei puntini usciti per caso dalla penna, colpevoli di sporcare il foglio. Poche parole, insomma, che contribuiscono ad elevare quel grado di “analfabetismo emotivo”, che non permette di esprimere i propri sentimenti, perché non si possiedono i termini adatti per farlo.

Il problema è, quindi, molto profondo e preoccupante e non investe solo i giovanissimi in età scolare ma anche una parte di popolazione più adulta che, pur possedendo tutti gli strumenti per avere accesso alla cultura e all’informazione, non comprende ciò che legge, nemmeno i dati più banali.

Parliamo di analfabetismo funzionale e di ritorno. L’analfabetismo funzionale (o illetteratismo) si traduce nell’incapacità, secondo l'UNESCO,  “di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere da testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità”. Diversamente, l’analfabetismo di ritorno è quel fenomeno per il quale un individuo che abbia compiuto un percorso scolastico perda nel tempo le relative competenze poiché non le esercita. Mentre gli analfabeti strumentali rappresentano ormai solo circa l’1% della popolazione, si calcola invece che circa il 30% della popolazione italiana tra i 25 e i 30 anni non abbia più le competenze per comprendere ciò che legge, dai testi letterari più complessi, in prosa o poesia, ai testi scientifici e persino a quelli più semplici e di uso comune.

Così, per qualcuno, diventa un’impresa perfino comprendere il bugiardino dell’antipiretico o le istruzioni di lavaggio del maglioncino nuovo che vorrebbe indossare; e allora, nel migliore dei casi ridurrà quest’ultimo di una taglia o due, nel peggiore sbaglierà la dose di somministrazione del medicinale.

Una recente indagine OCSE- PIIAC (Programme for the Inernational Assessment of Adult Competencies) ha sottoposto un campione di persone tra i 16 e i 25 anni alla prova di lettura delle istruzioni di un medicinale e i risultati hanno rivelato, a tal proposito, una triste verità: il 5% di questi ultimi non è stato in grado si decodificarlo. La ricerca ha dimostrato come, allo stesso modo, molti connazionali non sono in grado di seguire nemmeno le più comuni istruzioni di montaggio, di leggere bollette, di comprendere regolamenti condominiali.

Insomma, se nel 2020 possiamo dire che il nostro Paese ha abbattuto il tasso di analfabetismo strumentale, poiché l’accesso alla cultura permette al 99% delle persone di leggere e scrivere, ci troviamo stretti nella morsa di altri fenomeni, pericolosi poiché più latenti e che stanno silenziosamente dilagando.

La metà degli italiani adulti non è in grado di capire ciò che legge, né di fare una disamina critica di un problema, anche di attualità; tutto ciò sfocia, spesso, nel pregiudizio e nello stereotipo, nelle false credenze e nell’ignoranza. Moltissimi cittadini, ad esempio, si presentano alle urne elettorali senza avere coscienza di quale esponente politico o di quale partito votare, non leggono i programmi dei candidati per pigrizia o, peggio, li leggono senza comprenderli e allora esprimono il proprio voto utilizzando la spinta sentimentale o, ancora più pericolosamente, il “sentito dire”.

La scuola, e soprattutto gli organi competenti dell’Istruzione, in collaborazione con le famiglie, hanno il compito di arginare la povertà culturale delle nuove generazioni, investendo sui giovani e sulle loro competenze e prevenendo la piaga dell’abbandono scolastico precoce (ricordiamo anche l’Obiettivo 4 dell’Agenda 2030: Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti). Non bisogna dimenticare, poi, per un’alfabetizzazione realmente civica, di operare nell’ottica del lifelong learning, della formazione continua, al fine di non relegare una fetta della popolazione ai margini della società, spesso destinandola alla povertà, allo stress psicologico e alla frustrazione, all’esclusione sociale o a una vita vissuta nel crimine.   

Il nuovo Rapporto annuale del SIPRI, il prestigioso istituto svedese di ricerca sulla pace e il disarmo, ci dice che nel 2019 sono stati spesi 1.917 miliardi di dollari per le armi e la difesa. In Italia aumentano le spese militari e, nel pieno dell’emergenza Covid-19, si conferma il programma d’acquisto degli F-35 ed è in arrivo una legge da 6 miliardi di euro in armamenti. Nello stesso tempo il bilancio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) è di poco superiore ai due miliardi di dollari, lo 0,11% di quanto si spende per le armi.

Si è paragonata - sbagliando - la pandemia del coronavirus a una guerra. Sta di fatto che per le guerre vere o inesistenti si spendono migliaia di miliardi di dollari e per difenderci a livello globale da una pandemia che sta causando centinaia di migliaia di morti si danno all’organismo globale che dovrebbe coordinarci e intervenire solo le briciole. Il bilancio dell’Oms è basato su contributi volontari e in parte sono privati: il secondo finanziatore dell’Organizzazione è la Fondazione Bill e Melinda Gates.

Intanto, che cosa fa il governo del nostro paese? Con il decreto Cura Italia sta mettendo un po’ di risorse sulla sanità, ma dal 2008 gli esecutivi che si sono succeduti in questi anni hanno definanziato il servizio sanitario nazionale. Lo certifica in queste ore l’Istat. Negli stessi anni sono aumentate le spese militari.

Nella conferenza stampa online tenutasi il 27 aprile scorso, Sbilanciamoci!, la Rete Disarmo e la Rete della Pace hanno chiesto al governo di bloccare l’imminente “legge terrestre” (6 miliardi di euro per carri armati, blindo, ecc.) e di fermare gli ulteriori investimenti per gli F-35. Il Movimento 5 Stelle ha ripreso la proposta e una cinquantina di parlamentari si sono attivati in questa direzione.

Il Ministro della Difesa Lorenzo Guerini e il PD hanno fatto muro, sbandierando “accordi internazionali vincolanti” (non è vero) e inesistenti “penali” se si dovesse fermare il programma dei cacciabombardieri. E nei provvedimenti di queste settimane - mentre gran parte delle aziende si sono dovute fermare - si è consentito alle aziende militari di continuare a produrre, senza che fossero produzioni essenziali o strategiche. Anche durante un’emergenza così grave le scelte del governo sono piegate agli interessi dell’industria bellica.

Non sarebbe ora di invertire le scelte? Come propone Sbilanciamoci!, da tempo possiamo recuperare almeno dieci miliardi di risorse dalla riduzione delle spese militari e dei nuovi sistemi d’arma. Come viene scritto nel documento-appello In salute, giusta, sostenibile. L’Italia che vogliamo, le spese per la difesa non devono superare l’1% del Pil.

Si deve bloccare il programma F-35, evitando di spendere altri 12 miliardi nei prossimi anni. Si deve fermare una legge che ci farebbe spendere 6 miliardi di euro in carri armati e mitragliatrici. Oggi le urgenze sono quelle di un servizio sanitario nazionale pubblico che funzioni, di un welfare che dia diritti a tutti, di una scuola che non cada a pezzi. Queste sono le vere priorità del paese.

Il bianco abbagliante della neve copre città e villaggi dell'Alaska per buona parte dell'anno. Uno scenario meraviglioso che tuttavia stride con la realtà della vita quotidiana. Nonostante fiumi che abbondano di pesci, tundre incontaminate e montagne innevate che rendono idilliaco il paesaggio la vita della gente in Alaska non è facile. Soprattutto nelle zone rurali gli abitanti lamentano la mancanza di sicurezza. L'Istituto di Statistica a volte ha esagerato ritoccando i numeri, ma non mentito completamente sul tasso di mortalità relativo a incidenti imprevedibili e omicidi.

Bernie Maddoff gestiva il più grande schema Ponzi della storia degli Stati Uniti. Per chi non è pratico di finanza, si tratta di un sistema che promette forti guadagni a vittime delle truffe a patto che queste reclutino nuovi investitori. In sintesi Madoff era un truffatore. Nel 2008 era stato arrestato e incriminato per frode in titoli per un totale di 65 miliardi di dollari. Danny Chin, il giudice del tribunale di New York chiamato a decidere la sorte di Madoff, gli aveva inflitto 150 anni di carcere, sottolineando che si era trattato di un uomo straordinariamente diabolico. Madoff ammise la sua  colpevolezza chiedendo scusa alle vittime.

Il 30 aprile del 1975, gli accordi di Parigi mettevano fine alla criminale avventura statunitense in Vietnam. Il Paese di Ho-Chi-Minh e Nyguen Von Giap era libero, Washinton si arrese, aveva perso. Tra il 1955 ed il 1975 l'esercito degli Stati Uniti che aveva invaso il sud asiatico perse circa 59 mila soldati. 47.435 caddero ufficialmente  in battaglia. Continuarono a vivere in decine di libri e di films che li rappresentarono come la più grande generazione della storia del loro paese. Nel 1981, a Washington, fu eretto un bellissimo muro in lucido granito nero con il nome di ciascun caduto inciso in oro. Sui  reduci di quella guerra si scatenò invece un'aspra battaglia che divise gli Stati Uniti. Gli eroi non tornano mai a casa vivi e difficilmente trovano un centro di gravità in una società che li vedeva come falliti.

Poi arrivarono le Torri Gemelle con tremila morti e il paese indietreggiò per l'orrore. Il tragico evento ha avuto le sue ombre e fu manipolato da doppiogiochisti, ma in termini di vite umane  ebbe un costo altissimo e in un certo senso diede origine a nuove forme di eccezionalismo americano.

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