di Alessandro Iacuelli

Eni e Gazprom hanno firmato un memorandum d'intesa per la realizzazione del South Stream, un sistema di nuovi gasdotti che collegheranno la Russia all'Unione Europea attraverso il Mar Nero. La firma è avvenuta alla presenza del ministro dell'Industria ed Energia della Federazione Russa Viktor Khristenko e del ministro dello Sviluppo Economico Pierluigi Bersani. L'accordo prevede lo studio della fattibilità tecnica ed economica del progetto, le opportune verifiche politiche e regolatorie e definisce le modalità di collaborazione tra le due società per la progettazione, il finanziamento, la costruzione e la gestione tecnica e commerciale dei gasdotti. L'opera sarà imponente: 900 chilometri di gasdotti per un investimento che non è ancora stato quantificato, ma indicato dell'ordine di molti miliardi di dollari. Il gas russo arriverà in Europa attraverso due linee in Austria, ed in Italia attraverso due linee sottomarine che raggiungeranno la penisola in Puglia, nella zona di Otranto, scorrendo sotto il Mar Nero e l'Adriatico, toccando profondità di oltre 2000 metri, con una capacità stimata di circa 30 miliardi di metri cubi.

di Alessandro Iacuelli

E' oramai qualche mese che Windows Vista è arrivato sul mercato. Prima di arrivarci si è fatto attendere molto, oltre 5 anni. In questo primo periodo di lancio, si sono sprecate le prove e recensioni del nuovo sistema operativo, con un ventaglio di conclusioni molto eterogenee. L'unico punto sul quale tutti sembrano concordare, è che Vista rappresenta più un'evoluzione che una rivoluzione. Infatti, non c'è alcun aspetto del nuovo sistema operativo che non sia una rivisitazione di quanto già apparso in passato, o di quanto già perfettamente funzionante sui sistemi operativi della concorrenza. Ovviamente, basta questo a rendere Vista un qualcosa di assolutamente non innovativo.

di Elena Ferrara

Salta l’equilibrio e s’annuncia il clima del cambiamento. Ed è subito conto alla rovescia per quei ghiacciai dell’Himalaya e del Karakorum – 33mila chilometri quadrati - che dovrebbero sciogliersi in seguito ad uno “tsunami” che si sarebbe già messo in moto a causa dell’innalzamento della temperatura. Le cronache ci ricordano che negli anni cinquanta, accanto al tetto del mondo, c'erano grandi laghi glaciali. Ma oggi sono tutti al limite. Scompaiono. E ancora: nel bacino nepalese del Dudh Koshi, sempre nella regione dell'Everest, ci sono laghi glaciali ad alto rischio. L’allarme generale ecologico viene da cinque paesi della regione - Pakistan, India, Cina, Nepal, Bhutan – che si accingono a coordinare le loro attività per salvare il salvabile. Ad Islamabad si svolge una conferenza scientifica sul tema dell’Himalaya; a New Delhi gli scienziati propongono di far intervenire direttamente le Nazioni Unite; in Cina, tra le tante catastrofi che sconvolgono il paese, l’allarme per l’Himalaya è notevole. Numerose sono già le iniziative scientifiche che sono adottate nell’intera area. Nel Nepal il governo allerta gli “sherpa” che operano nel massiccio del Dhaulagiri e della catena dell’Himalaya. Il problema di questa catastrofe annunciata non è, comunque, solo asiatico: è globale.

di Elena Ferrara

Un falco repubblicano si aggira nel mondo della grande finanza mondiale. E’ un uomo di Bush ed ha, ovviamente, fama di sceriffo; di uno che non molla e che difende coi denti e con le unghie gli interessi dell’economia statunitense. Per non farsi riconoscere, comunque, cerca di travestirsi da colomba. Ma il suo identikit è troppo noto. Ha lasciato in giro molte impronte digitali. E così questo grande sacerdote del tempio della globalizzazione neo-coloniale e del liberismo è il 53enne Robert Bruce Zoellick. Un neocon che viene dall’Illinois da una famiglia tedesca di origini ebraiche. Alle spalle ha una laurea in legge ad Harvard e una carriera presso il Dipartimento del Tesoro sotto Reagan e Bush padre. Si è poi dato alla grande finanza divenendo consulente presso la “Goldman Sachs”. E subito dopo una serie di azioni da falco in un think-tank che chiedeva la testa di Hussein. Ora George W. Bush lo ha scelto per guidare la Banca Mondiale e questo la dice già lunga sul ruolo che avrà d’ora in poi questo personaggio. Ha sostituito Paul Wolfowitz, caduto sotto il peso di uno scandalo di favoritismi, ma il cui destino era stato in realtà segnato dal passato di grande ideologo della guerra in Iraq e da una gestione considerata autocratica dell'istituzione multilaterale dedita alla lotta alla povertà.

di Sara Nicoli

Sarà l’incontro di martedì prossimo a mettere un punto nella vertenza che oppone i lavoratori di Alitalia all’azienda e, di conseguenza, al governo. Mentre diventa sempre più intricata la questione legata alla privatizzazione, la situazione dell'Alitalia appare disperata soprattutto a chi ci lavora; aggravata, se possibile, dal fatto che sia in corso un'asta per assegnare a dei privati il 49,9% delle azioni in mano al Tesoro. Ogni azione di lotta si trova infatti stretta nel ricatto tra l'aggravare la crisi aziendale e perdere ogni diritto di interlocuzione come lavoratori e sindacato. Un ginepraio da cui è difficilissimo districarsi. Al centro della protesta, che ha conosciuto una tregua solo nelle ultime ore in attesa dell’incontro tra azienda e sindacati previsto per martedì 29, ci sono, com'è noto, la richiesta di rinnovare il biennio economico dl contratto (scaduto da 17 mesi) e le violazioni messe in atto dall'azienda (ad esempio sulla composizione degli equipaggi). Nell'ultima settimana l'applicazione puntuale di regolamenti e contratti ha provocato la cancellazione di una trentina di voli al giorno, ma l’audizione delle parti presso la commissione di garanzia ha messo solo in ulteriore evidenza l’inconciliabilità delle parti, con Alitalia che nega qualsiasi violazione e i sindacati a produrre la documentazione in cui i vertici aziendali ammettono di agire in modo contrario.


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