di Bianca Cerri

Tutto ebbe inizio con quella colonna di fumo che si alzava verso il cielo completamente privo di nubi sopra New York, provocata dall’impatto di un aereo schiantatosi su una delle due maestose torri gemelle in pieno centro della città. Per le leggi della fisica, il precipitare a terra di tonnellate di cemento e lamiere che trascinarono chissà dove migliaia di vite fu inevitabile. In quel momento, George Bush era in Florida e stava leggendo una favola che parla di caprette smarrite ai bambini di una scuola elementare di Saratosa. Le foto che lo hanno immortalato con il libro di fiabe ancora in mano mentre uno degli uomini del suo staff gli comunica che l’America è stata attaccata sono la miglior allegoria di un paese attaccato a tradimento, nessun creativo avrebbe saputo inventare uno spot più efficace. Il primo ad accorrere sul luogo della sciagura fu l’allora sindaco di New York, Rudi Giuliani, che subito si fece immortalare curvo e dolente sulle rovine ancora fumanti, realizzando anche lui lo spot vincente per un’eventuale candidatura alle presidenziali. Dotato di buona presenza scenica e ferreo assertore del libero mercato, Giuliani sa che anche le tragedie sono merce vendibile purché l’imbonitore sappia rendersi credibile. Per questo non esitò ad incitare il popolo americano a “dirigere l’ira verso un unico bersaglio” e a tirare fuori il meglio di sé allo scopo di apparire come il leader giusto di cui il paese aveva bisogno in quel momento. Poche ore dopo era già in viaggio con il suo jet privato per andare a tenere una conferenza da duecentomila dollari sul dramma di New York. A respirare la polvere di Ground Zero rimasero solo poliziotti, pompieri e volontari, molti dei quali subiranno gravi danni alle vie respiratorie a causa delle sostanze tossiche che avevano riempito l’aria per molte miglia.

Da allora sono passati sei anni ma non c’è giorno che l’amministrazione Bush non sottragga agli americani altri diritti sommergendoli di retorica sul terrorismo. Scoppiano le tubature di un bagno? E’ sicuramente opera degli uomini di Al Qaeda. Salta una pentola a pressione e il vapore appanna le finestre? C’è sempre un giornalista accreditato pronto a legare la cosa a considerazioni varie sull’undici settembre. Così nessuno farà caso alle mosse dell’amministrazione per completare la distruzione dell’Iraq, alle leggi che consentono l’uso della tortura su chiunque finisca in un campo di detenzione americano o al passaggio del potere legislativo nelle mani della Corte Suprema. Bisogna farsene una ragione: fino a qualche secolo fa, i tiranni psicopatici potevano al massimo armarsi di una frusta o di una spada e i danni erano alquanto limitati. Nell’era delle armi “intelligenti” possono compiere un genocidio senza neppure alzarsi dalle loro poltrone.

Quanto a Giuliani, ora che i sondaggi lo danno come favorito alla nomination repubblicana, racconta bugie macroscopiche, proporzionate alla grandezza del ruolo che aspira a ricoprire. Ad esempio, agli ebrei ha raccontato di conoscere una per una le malefatte commesse da Arafat, che avrebbe appreso all’epoca in cui aveva rappresentato la famiglia Klinghoffer in qualità di avvocato. Klinghoffer era il passeggero paralitico scaraventato in mare durante il sequestro dell’Achille Lauro, ma si dà il caso che Victoria Toensing, vice-procuratore distrettuale che indagò sul caso, abbia escluso drasticamente che Giuliani abbia mai avuto a che fare con la vicenda.

L’avvocato dei Klinghoffer si chiama Jay Fischer e non ha mai avuto contatti con l’ex-sindaco di New York. Anche Arnold Burns, che ha rappresentato i Klinghoffer in un frangente diverso, esclude che i suoi assistiti abbiano mai conosciuto o avuto comunque rapporti con il sindaco di New York. E’ Giuliani che continua a far credere alla gente di aver scoperto tutti i segreti del “terrorismo arabo” e di aver sventato attentati nati dalla sua fantasia. Al congresso della destra conservatrice ha raccontato di aver impedito una tragedia al WTC molto prima dell’11 settembre 2001, cosa poi smentita da Bill Bratton, che pure è suo assistente da quasi quindici anni.

La paura che attanaglia gli americani a sei anni di distanza dall’11/9 è fuori proporzione. Oggi un cittadino americano ha molte più probabilità di essere travolto da una valanga che di rimanere ucciso in un attentato. In cinque anni, gli americani morti a causa del terrorismo sono meno di mille, contro i 102.000 che hanno perso la vita per colpa di un ubriaco al volante, i 108.000 morti per mancanza di assistenza sanitaria, i 500.000 uccisi da patologie legate al diabete, i 3.000.000 o quasi morti a causa di un tumore, i 32.000 ammazzati da armi da fuoco, ecc…

Non risulta però che il governo Bush abbia stanziato più fondi per tenere a bada i proprietari di armi o per migliorare le condizioni di chi soffre di malattie croniche. Risulta invece che un popolo dominato dal terrore somiglia un po’ ad un eroinomane con la fobia di essere centrato da un vaso da fiori che vola da un balcone. O a quel bravo cittadino che crede ad una classe politica composta da predoni e poi si chiede perché la sua vita sia così vuota……


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