Un convoglio russo di aiuti è arrivato ieri a Bergamo. Segue gli aiuti già offerti dalla Cina, dal Vietnam e da Cuba. Materiale sanitario, infermieri, medici infettivologi ed epidemiologi. Sono questi, al momento, gli aiuti concreti arrivati all’Italia dal resto del mondo. Agli applausi e ai ringraziamenti dovuti per tutti i paesi che ci sono venuti in soccorso, è però necessario aggiungere alcune riflessioni.

La prima, più evidente di tutte, è che gli aiuti arrivano da paesi socialisti e dalla Russia, particolarmente generosa: nove aerei da trasporto Ilyushin e 100 specialisti epidemiologi. Questi paesi hanno in comune due idee di fondo: forte sistema di salute pubblica interna e solidarietà internazionale. Nessuno di questi è alleato politico-militare dell’Italia: addirittura, alcuni di essi, la Russia, ad esempio, ma non solo, è destinataria di sanzioni commerciali europee alle quali l’Italia - contro ogni sua convenienza e anzi, ricavandone un pesante danno economico per il suo export e i posti di lavoro - partecipa per fedeltà atlantica. Un modo elegante di dire che obbediamo pur controvoglia agli ordini dei due padroni: quello statunitense e quello della UE.

 

E allora un’altra riflessione diventa inevitabile: i nostri cosiddetti partners Oltreoceano  (Stati Uniti, Canada, Giappone e Australia, per dirne alcuni) dove sono? Quali sono gli aiuti che hanno offerto? L’Unione Europea si è contraddistinta per indifferenza. Il primo suo riflesso (pavloviano) è stato quello di dire che le frontiere andavano chiuse, l’export italiano bloccato (guarda caso compete con quello tedesco) e che il rigore di bilancio non poteva essere messo in discussione. Ma è questione di giorni perché il virus si allarga al resto d’Europa tra cui Spagna, Francia e Germania (dall’Austria, untore tra i maggiori, non arrivano dati) e arriva fino alla GB, che la Brexit non ripara dai mali europei. Allora cambia tutto, al diavolo Schengen e i parametri.

Ci sono poi i governi polacco e ceko che hanno destinato all’Italia un’attenzione particolare: non solo hanno negato il diritto di sorvolo agli aerei russi contenenti aiuti ma si sono rubati 500.000 mascherine donate da Cina e Vietnam e destinate a Roma. Siamo di fronte a stati mariuoli, passiamo dal dramma alla nausea. Qui si chiude lo spettro degli aiuti europei, appena sollevato dalla disponibilità tedesca ad ospitare ben 8 (!) malati italiani. Aiuto fondamentale, soprattutto se proporzionato alla forza economica del paese.

Ci sarebbero poi gli “alleati” per definizione, quelli di Oltreoceano.

Dei loro aiuti non vi è traccia significativa ma nel silenzio generale si ode la voce stridula del presidente Trump, che oltre a tenersi le mani in tasca ed a cercare di comprare un vaccino ad esclusivo uso degli statunitensi, ci ammonisce a non accettare aiuti da Cina e Cuba! E’ vero che la vergogna non è caratteristica che si associa facilmente alla politica, ma risulta davvero nauseante che possa addirittura minacciare di ritorsioni chi riceve gli aiuti di cui ha tremendamente bisogno. E gli USA, che sono già il quarto paese al mondo per numero di contagiati, si apprestano a superare di slancio Italia, Cina e Spagna, dato che il costo dell’esame per stabilire la positività o no al virus ammonta a 3150 dollari. In un paese con una sanità pubblica sostanzialmente inesistente e con 38 milioni di persone sotto la soglia di povertà, 68.000 persone al giorno avrebbero bisogno di effettuare il test ma non ne hanno le possibilità. L’importante è non fermare l’economia; come recita il tycoon, show must go on…

Trump, circondato dal suo entourage nazi-evangelico alla Casa Bianca, minaccia, mette taglie sui legittimi presidenti, stila liste nere, aggredisce ed ammonisce anche gli alleati come un volgare bandito da strada. In un contesto internazionale come quello attuale, dove la solidarietà e l’aiuto reciproco dovrebbero prevalere su ogni considerazione politica, riesce solo ad inasprire le sanzioni verso i paesi che considera “ostili”. Quali sono? Oltre 75 nel mondo, se si vuole stare sui numeri. Ma la legenda corretta del termine “ostili” prevede due aree: quelle dei paesi la cui economia e l’apparato militare competono con gli USA e quella riferita ai paesi che non versano gratuitamente agli Stati Uniti le loro risorse e la loro sovranità politica e territoriale. Spesso le due aree coincidono ed allora invece di “ostili”, gli USA li definiscono “minacce alla sicurezza nazionale”.

Trump conferma ogni sanzione, anzi le inasprisce, unendo il sentimento bieco di vendetta ideologica con quello più pragmatico di procurarsi vantaggi commerciali ai danni delle altre economie. L’exploit dell’economia cinese e il consolidamento della leadership politica russa indicano come il mondo stia operando una svolta progressiva verso la multipolarità della leadership economica e questo, di per sé, dovrebbe spingerci a riflettere sul nostro posizionamento internazionale. Ma soprattutto, quello che risulta evidente ormai, grazie a questa drammatica crisi, è come le nostre alleanze siano sbagliate perché a senso unico; prevedono la nostra adesione alle altrui convenienze, ma sono prive del principio di reciprocità e, come si vede, ancor meno della solidarietà. E se qualcuno crede ancora che il senso sia disporre dello scudo militare NATO, che viene spacciato come protezione dell’Italia, si deve capire che esso è utile solo alla supremazia mondiale statunitense. Per noi altro non c’é che l’esporci maggiormente ai teatri di guerra che la NATO cerca in Europa con l’allargamento ad Est.

 

Lezioni da apprendere

L’Italia è in ginocchio, ferita seriamente da un virus le cui origini, responsabilità e possibili rimedi al momento non sono chiari. L’emergenza coronavirus porta con sé il dramma delle vittime e le conseguenze sul sistema paese, che patirà più di ogni altro i riflessi negativi sull’economia. Commercio, artigianato e servizi rischiano di essere travolti da mesi di costi senza ricavi. Sarà una crisi peggiore di quella del 2008 perché colpirà le fondamenta del nostro sistema economico e sociale. Il nostro modello economico si fonda sulla piccola e media impresa ed essa accuserà drammaticamente la carenza di liquidità e l’impossibilità di far fronte all’indebitamento delle Partite IVA, con ripercussioni sulla fiscalità generale a causa del minor gettito. Circolano ipotesi di danni che prevedono una perdita secca di 52-55 miliardi di Euro, un segno meno spaventoso sul PIL che rischia le due cifre ed un aumento pesantissimo della disoccupazione per la chiusura di decine di migliaia di attività. Ma sarà meglio dimenticarsi ipotesi di aiuti da parte degli “alleati” e concentrarci su un cambiamento forte dell’impianto economico che preveda anche l’analisi di ciò che ci conviene internazionalmente.

Due lezioni, del resto, dovremmo già aver appreso: la prima è che la salute pubblica non può essere azzerata o anche solo ridotta a vantaggio di quella privata che non serve a nessuno se non agli speculatori. La seconda è che le alleanze vanno ricalibrate sulla base di chi ha dimostrato esserci al bisogno e non che abbia brillato per la sua assenza, confondendo la cautela con l’egoismo. Impareremo le lezioni? Si evidenzia un nuovo bipolarismo internazionale caratterizzato dagli opposti lineamenti filosofici e politici - dunque ideali - dei due sistemi. Umanesimo e condivisione per tutti in uno, egoismo e business al servizio dei più forti nell’altro. Dove vogliamo stare?

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