Il drastico peggioramento della situazione nella guerra con la Russia sta alimentando un feroce conflitto interno al regime ucraino, con il presidente Zelensky in rotta di collisione sempre più aperta coi vertici militari e, in particolare, il comandante delle forze armate, generale Valery Zaluzhny. Lo scontro non promette nulla di buono per l’ex attore comico, né per le prospettive a breve e medio termine del suo paese. Un’ulteriore escalation è inoltre facilmente prevedibile, soprattutto dopo il recente probabile assassinio di uno stretto collaboratore di Zaluzhny e l’annuncio della cancellazione delle elezioni della prossima primavera da parte dello stesso Zelensky.

 

Le tensioni erano salite dopo la pubblicazione su The Economist di un’intervista al generale Zaluzhny nella quale delineava un quadro molto cupo per le forze armate ucraine al fronte. Zaluzhny smentiva in sostanza il presidente, che di recente era tornato a ostentare ottimismo, evidentemente per tenere alta l’attenzione occidentale sulla crisi russo-ucraina e ottenere altri aiuti militari ed economici dai suoi sponsor.

Zaluzhny descriveva la situazione sul terreno come uno “stallo”, dal quale non è possibile uscire in assenza di eventi straordinari, come ad esempio, a suo dire, l’arrivo di armi con tecnologia super-avanzata che, secondo gli esperti militari, non sono state ancora inventate. La provocazione del generale aveva colpito nel segno a Kiev, anche se la definizione di “stallo” non corrisponde alla realtà, visto che l’Ucraina ha a tutti gli effetti perso la guerra. Mosca detiene ormai l’iniziativa e la natura delle prossime mosse russe dipenderà da molti fattori, tra cui il comportamento dei governi occidentali alla luce della nuova guerra in Medio Oriente e, appunto, l’evoluzione dello scontro interno al regime ucraino.

Pochi giorni dopo l’intervista di Zaluzhny, è circolata la notizia dell’incidente mortale accaduto al suo aiutante, maggiore Gennady Chestyakov, mentre celebrava il compleanno nella sua abitazione a Kiev. La versione ufficiale parla di un “regalo” recapitato a Chestyakov sotto forma di bombe a mano, di cui una esplosa dopo che il maggiore avrebbe rimosso la sicura. Le granate dovevano presumibilmente essere parte di uno scherzo e, quindi, svuotate prima di essere consegnate a Chestyakov da un assistente del vice-comandante delle forze armate ucraine, un ufficiale di nome A. V. Timchenko. Di quest’ultimo non ci sono ad oggi notizie.

L’episodio viene indagato dalle autorità ucraine come un “incidente”, ma è chiaro che le teorie più o meno cospirazioniste si sprecano soprattutto in rete. Il messaggio a Zaluzhny appare poi inequivocabile, così come a tutti i militari che intendono schierarsi con il generale in un’eventuale battaglia politica contro il presidente. Pratiche mafiose di questo genere sono d’altra parte sempre più la norma in un paese che USA ed Europa dipingono come una sorta di paradiso democratico. Solo per citare uno dei casi più eclatanti, all’inizio dell’anno si era verificato un incidente aereo molto sospetto nel quale aveva perso la vita il ministro dell’Interno ucraino e oltre una decina di alti funzionari governativi.

Sempre nel quadro della faida tra Zelensky e i militari, nei giorni scorsi il presidente aveva rimosso dal proprio incarico il comandante delle forze speciali ucraine, Viktor Khorenko. Il generale aveva sostenuto di non conoscere le ragioni del licenziamento, avvenuto singolarmente in assenza di richiesta del suo superiore, ovvero il comandante delle forze armate Zaluzhny.

Contro Zaluzhny si era scagliato apertamente il numero due dell’ufficio del presidente, Ihor Zhovkva, dopo la già citata intervista a The Economist. Al generale veniva imposto di non divulgare informazioni sulla situazione al fronte, malgrado gli equilibri e lo stato delle forze ucraine siano ben note. Appare scontato che l’entourage di Zelensky veda con crescente apprensione le ambizioni politiche di Zaluzhny, da tempo considerato come un possibile candidato alla presidenza ucraina. Al di là dei piani del generale, le sue simpatie sono chiaramente per il fronte anti-Zelensky, come confermerebbe anche una recente reazione positiva a un post su Facebook di un altro potenziale sfidante del presidente, il suo ex consigliere Alexey Arestovich.

La minaccia interna che Zelensky percepisce è moltiplicata dai segnali che arrivano dall’Occidente, come appunto la promozione mediatica assicurata a Zaluzhny dal britannico The Economist e da altre testate negli ultimi tempi. Che l’impazienza nei confronti di Zelensky si stia diffondendo lo si può dedurre anche dalle richieste fatte da numerosi politici soprattutto americani per organizzare le elezioni nel prossimo anno. Molti osservatori ritengono che Washington punti a rimuovere l’ex comico attraverso le urne, così da evitare colpi di mano o, addirittura, assassinii che macchierebbero l’immagine “democratica” dell’Ucraina.

Nel paese è in vigore la legge marziale dall’inizio della guerra con la Russia e, per questa ragione, non è consentito lo svolgimento di elezioni. Il voto potrebbe comunque avere luogo tramite una semplice risoluzione approvata dal parlamento di Kiev, dominato dal partito di Zelensky, ma lo stesso presidente, in un video pubblicato lunedì sul suo profilo Telegram, ha escluso questa possibilità.

L’intervento di Zelensky ha avuto toni particolarmente rabbiosi che confermano il grave stato di crisi attraversato dal suo regime. Dopo avere invocato apertamente l’adozione di ulteriori misure dittatoriali, il presidente ucraino è sembrato sostenere che le elezioni sarebbero accolte positivamente dalla Russia, forse perché il Cremlino sarebbe pronto a interferire nel processo elettorale per orientarne l’esito a proprio favore. Così facendo, tuttavia, Zelensky rischia di rompere con i padroni di Washington, dal momento che la Casa Bianca e alcuni senatori di entrambi i partiti avevano nelle scorse settimane “consigliato” la programmazione delle presidenziali alla scadenza naturale del mandato.

Lo stesso Zelensky aveva peraltro appena dato indicazione agli organi competenti di avviare i preparativi per il voto nel marzo 2024, per poi fare bruscamente marcia indietro. La decisione, poi invertita, era la conseguenza delle pressioni occidentali e resta ora da verificare se l’amministrazione Biden insisterà per far tornare Zelensky sui suoi passi.

Il sottofondo di tutte queste vicende che stanno destabilizzando il regime di Kiev resta la ricerca di una “exit strategy” da una guerra che l’Ucraina e la NATO hanno perso definitivamente. Il nodo cruciale resta in questo senso l’apertura di una trattativa con Mosca. I media americani hanno iniziato a sondare il terreno, citando pubblicamente funzionari di governo che sollecitano la scelta della via diplomatica. Arestovich e Zaluzhny hanno più o meno esplicitamente appoggiato questa opzione ed entrambi si fanno senza dubbio interpreti dei sentimenti sempre più diffusi in Occidente, senza il cui appoggio nessuno dei due potrebbe pensare di riuscire a soddisfare le proprie ambizioni politiche.

Zelensky, al contrario, insiste nel respingere ogni ipotesi di negoziato con la Russia e, soprattutto, con Putin. La salvaguardia dell’immagine di fermezza nella guerra a oltranza contro l’aggressione russa è d’altronde comprensibile vista la costruzione del proprio personaggio in questi quasi due anni e i vantaggi personali a livello economico che ne sono derivati. In questo modo, però, Zelensky rischia seriamente di finire in un vicolo cieco, poiché insistere in una strategia militare offensiva, in disaccordo con i vertici delle forze armate, porta diritto al tracollo, con le conseguenze facilmente immaginabili per la sua carriera politica, se non per la sua incolumità personale.

Allo stesso tempo, un’inversione di rotta e l’apertura alle trattative con Mosca comporterebbe un contraccolpo politico ugualmente mortale per il presidente ucraino, il cui periodo di gloria agli occhi dei governi occidentali e, almeno in parte, dei suoi concittadini sta scadendo rapidamente. Le prossime settimane o, nella migliore delle ipotesi, i prossimi mesi si annunciano perciò caldissimi per Zelensky e il suo regime. La Russia, nel frattempo, resterà alla finestra, osservando gli sviluppi dello scontro interno che si sta consumando a Kiev, così come le mosse di Washington, in attesa di giocare le proprie carte per chiudere la partita con la NATO ed evitare un disastroso allargamento della guerra in corso.

Pin It

Altrenotizie.org - testata giornalistica registrata presso il Tribunale civile di Roma. Autorizzazione n.476 del 13/12/2006.
Direttore responsabile: Fabrizio Casari - f.casari@altrenotizie.org
Web Master Alessandro Iacuelli
Progetto e realizzazione testata Sergio Carravetta - chef@lagrille.net
Tutti gli articoli sono sotto licenza Creative Commons, pertanto posso essere riportati a condizione di citare l'autore e la fonte.
Privacy Policy | Cookie Policy