Trump esce di scena dettando nuove sanzioni contro il Nicaragua. Del tutto affini al personaggio, va detto: illegittime, in aperta violazione del Diritto Internazionale, indecenti per il sistema delle relazioni internazionali in quanto ingerenza illecita nella politica interna del paese centroamericano. Di scarso effetto pratico sui destinatari, che non hanno interessi negli states, dal punto di vista economico generale hanno un loro senso e servono a raggiungere due risultati.

 

Il primo è economico. Spaventare gli investitori nazionali e stranieri, contenere la movimentazione di capitali interni e soprattutto esteri, rallentare la generazione di imprenditoria e limitare la rete di scambi. Obiettivo? Frenare l’evoluzione sistemica e piegare il Paese verso l’esclusiva crescita dell’economia informale, riducendone ambizioni e progettualità del suo ammodernamento.

Il secondo è politico. Le sanzioni, nel caso del Nicaragua, sono parte del progetto di destabilizzazione iniziato con il tentato golpe del 2018. Indicano la volontà statunitense di sovvertire l’ordine politico e istituzionale del Paese e vivono grazie a un gioco di sponda con l’opposizione interna che le chiede ripetutamente. Il progetto condiviso con gli USA è creare un clima difficile che prevede violenza, caos politico e boicottaggi economici come menù della nuova stagione eversiva. L’obiettivo è la celebrazione delle elezioni previste per Novembre 2021.

Con i fondi USAID e di altri organismi fintamente neutri ma che, per loro stessa ammissione, svolgono una funzione sul campo di sostegno alla CIA, il golpismo pensa ad un nuovo intento di golpe per costringere il governo ad usare la forza e chiedere quindi solidarietà internazionale contro la “repressione”. Washington, che intende destabilizzare il Nicaragua, vuole una campagna elettorale infuocata, a cui aggiungere sanzioni economiche e aggressioni diplomatiche, promesse di pace e minacce di guerra. L’obiettivo è arrivare a novembre con il Paese nel caos, dove si voterebbe in un clima di scarsa fiducia internazionale che, in uno scenario che alcuni suoi media subito definirebbero di “guerra civile”, alimenterebbe le menzogne golpiste di una ribellione generalizzata.

A complicare l’operazione congiunta tra golpismo e USA arriva la risposta del governo sandinista, con una legge che afferma l’ineleggibilità per coloro che dirigano o finanzino un tentativo di colpo di Stato, alterino l’ordine costituzionale, chiedano l’invasione del Paese, applaudano o chiedano sanzioni, embarghi o interventi militari contro la Patria”. Un richiamo diretto alla Costituzione, che recita: “L’indipendenza, la sovranità e l’autodeterminazione nazionale sono diritti irrinunciabili del popolo e della nazione nicaraguense. Tutte le ingerenze straniere negli affari interni del Nicaragua o qualunque tentativo di minare questi diritti attentano contro la vita del popolo. E’ dovere di tutti i nicaraguensi difendere e preservare questo diritto”.

La legge approvata è in applicazione di questo principio. E se qualcuno immagina che essa limiti la libertà di accesso al voto o che sia una sorta di accanimento legislativo contro l’opposizione, sappia che così non è. Infatti termini identici sono contenuti nella legge 192, approvata il 10 febbraio del 1995 dal governo liberale di Violeta Chamorro. La legge quindi, non esprime congiure politiche, vale per ogni stagione, in  continuità con il dettato costituzionale.

La legge punta l’indice sull’incompatibilità tra ruoli istituzionali e l’associazione con interessi di entità straniere. Il senso è questo: chi esprime una linea politica alternativa, una critica forte, un progetto opposto al sandinismo, ha avuto ed avrà tutto lo spazio per proporlo alla nazione. Ma chi pensa di poter operare come quinta colonna o come fronte interno degli Stati Uniti per destabilizzare del Paese, non avrà vita facile. L’opposzione golpista protesta, ma è difficile appellarsi alla libertà di opinione: in ogni Paese del mondo allearsi con lo straniero che ti attacca si chiama intelligenza con il nemico.

 

Impedire un anno di orrore

In attesa di vedere se, come e cosa cambierà con la nuova amministrazione Biden, la Casa Bianca in mano a Trump aveva ipotizzato con i golpisti un piano simile a quello utilizzato per il Venezuela di attivare per le prossime elezioni nicaraguensi. Sostanzialmente questi i passaggi: non riconoscere il voto e il presidente eletto; alzare il livello di violenza e il caos nel Paese; dichiararne la crisi politica; costituire un fronte interno parlamentare che si auto-proponga come contropotere istituzionale e chieda di essere internazionalmente riconosciuto; nominare dagli Stati Uniti un presidente ad interim e richiedere alla comunità internazionale di riconoscerlo come presidente de facto; appoggio della OEA e della UE. Un Guaidò nicaraguense insomma. Questo, in sintesi, era il progetto golpista.

Per fermare sul nascere questo piano eversivo, è intervenuta la nuova legge. Con essa il Parlamento nicaraguense avverte gli USA: non eleggerete i vostri mercenari in Parlamento affinché possano poi utilizzare il ruolo istituzionale per la strategia golpista. Confermare sul piano legislativo l’indipendenza e la sovranità nazionale serve infatti a tenere gli Stati Uniti e la loro carica eversiva fuori dalle elezioni nicaraguensi, a mantenere la campagna elettorale nell’ambito della disputa politica nazionale e a rispettare l’impianto giuridico e costituzionale che regola l’istituzionalità del Paese. Per questo non solo è legittimo, ma necessario, inibire dalla presentazione in lista i soggetti o le forze politiche che con gli Stati Uniti condividono piani in forma coordinata ed operativa e da cui dipendono in termini politici e finanziari.

Del resto dato che il golpismo continua a privilegiare il rovesciamento violento del sistema, saranno possibili altre risposte nei prossimi mesi. Saranno risposte a geometria variabile, direttamente proporzionate alle minacce.

Facile ipotizzare che chi chiede sanzioni si aspetti sanzioni a sua volta, che chi riceve denaro per fomentare la violenza sentirà su di sé il peso del denaro e della violenza. Non sarà consentito trasformare un esercizio fondamentale nella vita democratica di un Paese in una scorribanda eversiva, alterare la campagna elettorale prima e il risultato poi. Con il rigore della legge e con la forza se necessario, s’impedirà che si voti in un clima di tensione e di terrore. Il sandinismo sarà garanzia di un procedere ordinato e in pace del processo elettorale e, come già dimostrato nella storia, rispetterà ed esigerà che tutti rispettino il responso delle urne.

Le anime belle della sinistra europea, guerriglieri da divano e strateghi da aperitivo, tra una tartina e una coppa di vino avanzeranno critiche e dubbi: amano la sinistra che perde, mai quella che vince. Ma non vi sono margini per una discussione sulla opportunità delle nuove leggi o sulla ricaduta sullo scenario internazionale. Ogni misura di difesa della pace e della legittima contesa politica va intrapresa sapendo che non riconoscere il processo democratico nicaraguense è decisione che Stati Uniti, OSA e UE hanno già preso prescindendo dallo svolgimento della campagna elettorale e dal suo esito. Perché vorranno delegittimarlo? Perché la delegittimazione del voto porta con sé quella del sistema democratico, passaggio fondamentale per innescare un golpe internazionalmente accettabile. L’obiettivo non è vincere o perdere una elezione, bensì finirla con il sandinismo e non lasceranno nulla di intentato al riguardo.

La OEA ha condannato l’emanazione della nuova legge nicaraguense a difesa della sovranità nazionale e c’era da aspettarselo. In un inutile comunicato ha rammentato gli accordi sulla consulenza tecnica per le modifiche alla legge elettorale, ma dimentica che la Bolivia ha sepolto la credibilità politica e tecnica dell’organismo e l’autorevolezza del suo Segretario. L’OSA è oggi involucro vuoto, contenitore asfittico di subcultura malinchista, ventriloquo di nenie neocoloniali, esibizione di ginocchia consumate ai piedi dell’impero. Non è luogo di dialogo e cooperazione continentale; é organismo politico del tutto sovrapponibile al famigerato Gruppo di Lima, ovvero la congrega di governi latinoamericani dove alcuni sono nelle mani degli USA, altri in quelle dei narcos e altri ancora di entrambi.

Se vi saranno modifiche nelle procedure e nelle norme relative alla campagna elettorale nicaraguense, esse saranno frutto della sovrana decisione di rendere ulteriormente efficace la partecipazione dei cittadini al voto. Non si consentirà a nessuna potenza straniera, per tramite dei suoi salariati, di turbare la pace, le scelte e il voto dei nicaraguensi, proprietari esclusivi della loro nazione.

 

Governare la crescita in sicurezza

Negli ultimi giorni del 2020 il Parlamento nicaraguense ha approvato la legge che trasferisce alla proprietà statale le imprese che gestiscono la rete elettrica a livello nazionale. L’energia nelle mani della collettività e non più destinata a favorire i profitti privati, sancisce ulteriormente il modello solidale e socialista del governo. E continua anche il programma di consegna di beni immobili alle famiglie nicaraguensi; solo nel 2020 sono stati consegnati 26.000 titoli di proprietà. Sempre nelle stesse ore è entrata in vigore la legge approvata due mesi addietro che castiga i cyber delitti aggiornandone la casistica rispetto a quanto previsto dalle norme precedenti. Niente di straordinario, dato che leggi identiche sono in vigore in altri 57 paesi, ma pur sempre indice di un governo che protegge la sua popolazione sul piano socioeconomico, come su quello della sicurezza.

Ulteriore dimostrazione di come il sandinismo indichi priorità e obiettivi di autodeterminazione politica, crescita economica, allargamento dei diritti sociali. Il sandinismo, del resto, è affermazione del Diritto contro l’arbitrio, della sovranità nazionale contro l’ingerenza straniera, della tutela dell’integrità della Patria contro il mercenarismo, del patriottismo contro il collaborazionismo, della pace contro il terrorismo.

Si riafferma con il rigore e la forza necessari il diritto del Nicaragua a darsi il futuro che vogliono i nicaraguensi, edificato sul sogno di abbattere la fame e l’impotenza e cancellare per sempre anche solo l’idea di una resa. Sono sogni divenuti principi, terreno non più negoziabile. Perché per i nicaraguensi l’orgoglio di essere sandinisti è diventato un modo di pensare, di vivere e di governare. E di vincere, quali che siano i nemici che si hanno di fronte.

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