In questo film non si capisce mai veramente cosa abbia condotto alla guerra civile e questo è il tratto distintivo più grande, ma anche il difetto maggiore del film del regista Alex Garland. Questa incomprensione, però, fa funzionare il film, perché ci permette di riempire i vuoti; grazie all'indeterminatezza sul perché gli Stati Uniti si siano divisi in tre fazioni guerreggianti, può supportare ogni ideologia e teoria. Inoltre, quella mancanza di dettagli aiuta a rendere questa malleabile storia, comprensibile, indipendentemente dalla familiarità con la politica americana: infatti, meno conosci il panorama politico attuale, più ha senso la Guerra Civile.

 

Il problema è che il contrario è altrettanto vero: nel momento in cui cominci a riflettere troppo sulla logica del conflitto, meno plausibile diventa ciò che sta accadendo. Ma anche così, la Guerra Civile evita l'ostacolo perché il vero intreccio è meno sul conflitto intra-statale e più un grande road-movie su un gruppo di giornalisti che viaggiano verso Washington D.C. per cercare di intervistare il Presidente (Nick Offerman in una performance piccola e sobria), documentando lo stato dell'unione lungo il percorso. Questo è il grande trucco di magia che Garland riesce a compiere, e ciò che rende la Guerra Civile unica.

Il nostro punto di ingresso nella storia è Lee (Kirsten Dunst), una corrispondente di guerra veterana che ha visto tutte le atrocità di cui gli esseri umani sono capaci. Kirsten Dunst dà al personaggio un aspetto "Ho visto tutto nella vita" che ci convince di quanto sia diventata, sia insensibile alla violenza, disillusa nel vedere il suo paese cadere negli stessi conflitti che ha visto all'estero. È accompagnata da Joel (Wagner Moura), un giornalista ribelle e poco convenzionale, che si entusiasma alla vista della violenza, prospera nel guardare la morte in faccia e vive per il pericolo. La loro dinamica offre un po' di leggerezza necessaria in quella che è altrimenti una storia straziante, con Moura che dà al suo personaggio un entusiasmo contagioso e una gioia che si accompagna alla malinconia di Dunst.

Nel contesto di Civil War, la vera questione risiede nell'assenza stessa della politica: quella politica intesa nel suo significato più profondo, la volontà e la capacità di gestire gli affari pubblici. Questa mancanza di politica è evidente nel panorama statunitense, ma anche in quello occidentale e italiano, con conseguenze visibili a tutti e raccontate da Garland con un tocco di immaginazione che non è nemmeno troppo spinto. Ancora più significativa è la questione riguardante il giornalismo, le élite e le responsabilità sia di chi narra una storia, sia di chi osserva e giudica.

 

Civil War (USA, Gran Bretagna 2024)

Regia: Alex Garland
Cast: Kirsten Dunst, Cailee Spaeny, Wagner Moura, Jesse Plemons, Nick Offerman, Sonoya Mizuno, Jefferson White, Karl Glusman, Stephen Henderson, Alexa Mansour, Juani Feliz, Melissa Saint-Amand, Jojo T. Gibbs, Nelson Lee
Sceneggiatura: Alex Garland
Fotografia: Rob Hardy
Distribuzione: 01 Distribution

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