di Fabrizio Casari

Inaspettate, certamente indesiderate, le dimissione di Antonio Conte dalla panchina della Juventus hanno scatenato un piccolo terremoto nel mondo pallonaro. Il tecnico salentino, capace e sveglio, aveva già capito da tempo che la sua squadra, dopo tre titoli consecutivi, non aveva più nulla da dimostrare in Italia, ma che per organico e mezzi, è ancora molto al di sotto delle prime cinque o sei squadre europee con cui disputarsi la Champions. Perché ogni tifoso juventino, come il suo (ormai ex) allenatore, hanno lo stomaco pieno di scudetti e tremendamente vuoto di trofei internazionali.

Conte ha capito benissimo che il mercato estivo non porterà ad un rafforzamento complessivo della Juventus. La quasi certa cessione di uno tra Vidal e Pogba (attenzione, se non di entrambi) non può essere certo compensata dall’arrivo del pur bravo Morata. Peraltro, il reparto offensivo della Juventus dispone già di Tevez e Llorente, dunque non parte da zero. Ma l’arrivo di Iturbe sarebbe servito eccome alla Juventus, che ha già visto andarsene l’ormai arrugginito Vucinic e vede l’inutile Quagliarella solo come possibile piccolo ingresso di cassa.

Ma Conte sa di avere una difesa in là con gli anni e tutt’altro che imperforabile, un regista i cui ritmi non reggono più l’intensità del gioco che il tecnico esige e voleva investimenti in grado di ridisegnare con innesti di qualità i tre reparti. Con Marotta, aziendalista doc, il rapporto non era dei migliori e, dopo la fallita operazione Guarin e Naingolan dello scorso Gennaio, il mancato arrivo di Iturbe è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

La Juventus ha pensato di reagire immediatamente ed ha fatto la mossa peggiore: ha ingaggiato Massimiliano Allegri. Il quale, oltre ad essere reduce da stagioni a Milano non certo memorabili, rischia di ripercorrere le strade di Del Neri o Ferrara. Allenare la Juventus non è uno scherzo e serve una tempra caratteriale ed una storia di successi sportivi alle spalle che diano autorevolezza nello spogliatoio e in società oltre che con la tifoseria.

E se Antonio Conte, per storia e trofei vinti, rappresentava una cerniera ideale tra tifoseria, società e squadra, tutto il contrario si può dire per Allegri. Il quale non è accettato dalla tifoseria, divisa tra chi fa scongiuri e chi chiede la restituzione dei soldi spesi per l’abbonamento, non convince tutti i settori della società e certamente alcuni giocatori, Pirlo in primo luogo, dal momento che fu proprio Allegri, con una delle genialate di cui è capace, a stabilire tre anni fa che il regista bresciano era ormai bollito e poteva, doveva essere ceduto. Pirlo andà alla Juve e la Juve vinse, con lui in cabina di regia, tre scudetti.

Allegri si è presentato con una conferenza stampa in stile poco "vertical", sostenendo il contrario di quanto aveva finora sostenuto circa il gol di Muntari in Milan-Juve di due anni fa (che contribuì a sancìre la vittoria bianconera dello scudetto). Se Conte fosse andato via a Giugno l'allenatore della Juventus sarebbe stato Prandelli o, in subordine, uno tra Mancini e Spalletti. A nessuno a Vinovo sarebbe venuto in mente Allegri.

Un ulteriore ambito di ripercussione delle dimissioni di Conte è rappresentato dalla competizione tra alcuni allenatori per diventare il prossimo CT della Nazionale. Conte, è ovvio, diventa un candidato fortissimo, al pari di Mancini e Spalletti. Vedremo chi la spunterà, i tre sono uno migliore dell’altro. Per adesso, se non altro, l’unico pericolo è stato scongiurato: quello di vedere Allegri alla guida degli azzurri. Persino la marcetta di Mameli ne avrebbe risentito.

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