di Roberta Folatti

Prima o poi si deve atterrare...

Tra le nuvole è una commedia raffinata e pungente, forse la cosa meno azzeccata è il titolo, che dà l’idea di qualcosa di dozzinale, della solita americanata senza nerbo. Ma Jason Reitman non è un regista qualunque, nel suo curriculum comparivano già due film riusciti (“Juno” e “Tank you for smoking”) per cui era lecito aspettarsi una terza prova convincente.

Se a un buon direttore si aggiunge un’orchestra decisamente intonata, il grosso del lavoro è fatto. E George Clooney è davvero in forma magistrale, l’uomo più adatto a interpretare il protagonista di “Tra le nuvole”, un “tagliatore di teste” pieno di fascino che malgrado il lavoro ingrato riesce a non farsi disprezzare dalle sue “vittime” anzi è capace di rimotivarle, tanto che alcune di esse lo ringraziano per i consigli dispensati. E lui, in qualche modo,sembra essere partecipe dei drammi che gli si snodano sotto gli occhi o semplicemente ha trovato la giusta formula per approcciarsi ai neodisoccupati.


Una scelta interessante è stata quella di inserire nel film le testimonianze autentiche di persone che hanno perso il lavoro nell’ultimo periodo di crisi, il regista la spiega così: "Volevamo che le scene dei licenziamenti fossero il più possibile veritiere perciò abbiamo pensato “Perché non riprendiamo la realtà?”. Lo scorso anno ci siamo recati a Detroit e a St. Louis, le due città più colpite dalla disoccupazione e abbiamo pubblicato annunci diffondendo la notizia che stavamo facendo un film su questo argomento e stavamo cercando gente disposta a parlare della propria esperienza. Abbiamo ricevuto tantissime risposte ed è stato molto triste e commovente. Ogni giorno i mass- media ci comunicano notizie di tagli di posti di lavoro ma spesso si parla di numeri e quindi è facile dimenticare che si tratta di esseri umani. La cosa di cui sono più orgoglioso è che il film finalmente dà un volto a questi numeri".


Ryan Bingham, interpretato da Clooney, è dunque perennemente in viaggio da un capo all’altro dell’America per portare la “triste novella” a impiegati e operai. Alla fine trascorre più ore della sua vita in volo che sulla terraferma tanto che decide di disdire l’affitto di casa sua, destinata a rimanere quasi sempre disabitata. Le sue abitudini vengono destabilizzate il giorno in cui una giovane collega conquista le attenzioni della dirigenza con un progetto di ottimizzazione dei costi che punta ad eliminare gli spostamenti, facendo lavorare i “tagliatori di teste” in videoconferenza.

Per Ryan si profila un cambiamento radicale di stile di vita e questo lo spaventa, anche perché a terra non ha punti di riferimento, affetti consolidati, interessi che possano riempirgli il tempo libero riconquistato. Quest’aria di rinnovamento va in parallelo con la frequentazione di una donna affascinante (conosciuta naturalmente tra un aeroporto e un hotel di lusso), in qualche modo il suo corrispettivo femminile, pure lei viaggiatrice e assorbita dal lavoro: si rincorrono facendo collimare impegni e spostamenti, tra loro c’è ironia e passione, nessuno dei due da principio si sbilancia più di tanto.


L’incontro di Ryan con questi due personaggi corroderà in modi del tutto imprevisti le sue granitiche certezze, portandolo a concepire per la prima volta il desiderio di una stabilità sentimentale. Il nuovo film di Reitman scorre piacevolmente con dialoghi brillanti, ben scritti, che scavano nella psicologia dei personaggi con una sfavillante superficialità. Il tema della perdita del lavoro rimane una costante, un sottofondo con una sua forza specifica. Il risultato è un ottimo mix di commedia e aspetti più amari, la fotografia di una società dotata dei mezzi più avanzati per comunicare che però ha disimparato a comunicare davvero.

Tra le nuvole (Usa, 2009)
Regia: Jason Reitman
Sceneggiatura: Jason Reitman, Sheldon Turner
Basata sul romanzo di Walter Kirn
Fotografia: Eric Steelberg
Cast: George Clooney, Vera Farmiga, Anna Kendrick
Distribuzione: Universal Pictures International Italy
 

 

 

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