di Carlo Benedetti

Sulla rotta di Gengis Khan, ma questa volta in senso contrario. La Russia di Putin-Medvedev riparte (dopo la parentesi “sovietica” del Comecon) alla conquista della Mongolia e sempre alla ricerca di risorse tradizionali come oro, carbone e rame. Ma si sa che nel mirino del Cremlino ci sono le grandi riserve di uranio che il governo di Ulaan Baatar nasconde nei suoi armadi del potere. Mosca sta infatti facendo incetta di questo “metallo” d’importanza strategica e attualmente utilizzato, principalmente, per la produzione d’energia nei reattori e nelle armi nucleari. La “fame” di uranio è quindi notevole, pur se i russi ne hanno in abbondanza. Ma quello della Mongolia ora fa gola. Tanto più che lo stesso primo ministro mongolo, Sanjaagiin Bayar, parlando con Putin ha dichiarato che “la Russia e la Mongolia devono accelerare la procedura per realizzare una joint venture per la produzione di uranio”.

di Michele Paris

L’entusiasmo con cui Obama aveva annunciato fin dall’inizio della sua campagna elettorale la volontà di riformare l’intero sistema sanitario americano, per giungere ad una copertura universale in tempi relativamente brevi, sta rapidamente scemando di fronte all’azione di molteplici fattori. La mancanza di chiarezza mostrata dal neo-presidente circa il modello da perseguire, assieme alle resistenze dei congressisti repubblicani e degli stessi democratici moderati, sta infatti ritardando i tempi della riforma e, quel che è peggio, pare stia assestando un colpo mortale all’unica vera soluzione in grado di fornire una qualche forma di assistenza ai circa 45 milioni di americani non assicurati: un piano di copertura sanitaria gestito dal governo federale. Un vero e proprio incubo quest’ultimo per le compagnie di assicurazione private che promettono di collaborare attivamente con la nuova amministrazione, così da evitare l’approdo ad un programma pubblico che rappresenterebbe per loro una concorrenza insostenibile.

di Elena Ferrara

Ancora una volta sarà l’inizio di una grande storia, perché due grandi potenze si uniscono per realizzare un nuovo e avveniristico progetto: una linea ferroviaria che dovrà unire la vecchia Europa all’emergente mondo della Cina. Il piano che vede coinvolti i governi di Mosca e di Pechino dovrebbe essere realmente alternativo alla rete attuale dell’aviazione civile. L’operazione parte da un team di specialisti russi diretti da Putin e l’idea portante del programma consiste nel riuscire ad unire la Cina – via Russia – all’Europa. Tutto in treno superando quell’ostacolo storico derivato dal fatto che i convogli russi sono a scartamento più largo di quello europeo e che, quindi, obbligano i treni a cambiare i carrelli nel momento in cui si “entra” in territorio russo. Ma tutto questo non crea ostacoli alle Ferrovie di Mosca impegnate come non mai a rilanciare il treno creando un ponte tra Europa e Cina.

di Luca Mazzucato

Il 56% dei californiani è favorevole alla completa legalizzazione della marijuana per uso ricreativo. La questione è ormai sulla bocca di tutti, tanto che il “Governator” Schwarzenegger ha dichiarato che “è tempo per un dibattito, dobbiamo studiare attentamente quello che altri paesi stanno facendo, con che risultati e se sono contenti della decisione.” Mentre l'uso di marijuana medica, legale dal 1996, cresce a dismisura, un disegno di legge è attualmente in discussione al Senato della California. Gli argomenti dei sostenitori sono sicuramente vincenti, primo fra tutti le enormi fiscali entrate che la legalizzazione porterebbe nel bilancio californiano, ridotto in bancarotta. In California, come in altri dodici stati dell'Unione, la marijuana è una droga legale, prescritta sotto il controllo medico per curare innumerevoli malanni: dolori cronici, AIDS, disordini del comportamento, insonnia, cancro, artrite, emicrania. Circa 1500 medici in tutto lo stato prescrivono regolarmente la droga e decine di migliaia di persone ne fanno uso. Quasi tutti hanno qualche amico generoso, che soffre di un forte mal di schiena...

di Alessandro Iacuelli

Il presidente americano Barack Obama ha dato il suo personale via libera ad un accordo nucleare tra Usa ed Emirati Arabi Uniti. L'intesa potrebbe fruttare miliardi di dollari alle industrie Usa. L'accordo infatti, autorizza gli Emirati ad acquistare dagli Usa materiale nucleare a fini energetici, con la garanzia che tale materiale non sarà riprocessato. "Sono giunto alla conclusione che questo accordo aumenterà, e non metterà a repentaglio, la sicurezza del nostro paese", ha detto Obama in conferenza stampa. "Lo scopo", si legge in un comunicato della Casa Bianca, "è di provvedere al crescente bisogno di energia elettrica di quel Paese del Golfo". Obama ha firmato mercoledì l'accordo, che era stato progettato durante la presidenza Bush, sostenendo che esso "promuoverà la difesa e la sicurezza comuni e non sarà, al contrario, un rischio".


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