di mazzetta

Gli operai che in Gran Bretagna stanno protestando contro l'impiego di lavoratori italiani e portoghesi sul suolo britannico, forse mancano d'intelligenza e d’informazioni fondamentali, così reagiscono quasi alla cieca di fronte alla crisi e puntano quello che hanno sotto mano: lavoratori come loro, che ritengono dovrebbero cedere il passo e il lavoro sulla base di un'inesistente diritto di precedenza per i locali. Oppure più banalmente esercitano il potere della loro aggregazione su quello che hanno a portata di mano, in fin dei conti in Gran Bretagna lavorano milioni di non-britannici senza destare scandalo. La loro pretesa è comunque assurda da qualunque parte si provi a girarla e sarebbe assurda in qualsiasi paese, in tempo di crisi come in tempo di vacche grasse; ma diventa puro autolesionismo quando provoca una paradossale guerra tra poveri in un momento nel quale la crisi è in tutta evidenza responsabilità dei ricchi e delle élite. Anche nel nostro paese qualcuno ha già pensato di risolvere la disoccupazione cacciando i non italiani.

di Carlo Benedetti

Mosca parte all’attacco con una mossa distensiva che riguarda i suoi potenti missili tattici “Iskander”. Aveva in progetto di dislocarli nella base dell’enclave di Kaliningrad (la regione tutta russa tra Polonia e Lituania che si affaccia sul Mar Baltico) rafforzando così il sistema difensivo globale disegnato dagli strateghi del Cremlino per rispondere alle mire degli Usa e della Nato. Ma per fare un gesto di “buona volontà” e venire incontro al nuovo leader della Casa Bianca, il presidente russo Medvedev ordina di fare marcia indietro e così i missili “Iskander” lasciano l’enclave del Baltico. E’ un buon segno a favore della distensione ed è anche una prima e reale apertura di credito nei confronti di Obama. Una situazione di benevola attesa, quindi, adottata nel momento in cui l'attuale amministrazione americana – rivedendo le passate posizioni di Bush - non sembra aver fretta di installare in Polonia e nella Repubblica Ceca elementi del suo sistema antimissile.

di Rosa Ana De Santis

Benedetto XVI ha revocato la scomunica ai vescovi lefebvriani. La Chiesa ha perdonato i figli prodighi, oppositori storici del Concilio Vaticano II e nostalgici del rito tridentino. Fosse solo questo, un fatto tutto religioso, tra teologia e liturgia, potrebbe non destare l’interesse tantomeno lo scandalo che ha invece destato. La notizia però sta altrove. La lista di dichiarazioni di piombo, cui il Papa ha reagito tardi, con zelo e prudenza, è stata lunga. Troppo oltraggiosa per essere tollerata nel silenzio. O soltanto per essere tollerata. Inaugurata proprio nel giorno in cui tutti ricordavano l’Olocausto. Sono vergognose le frasi di Monsignor Williamson, che in un'intervista al canale televisivo svedese Svt, racconta di un sospetto storico - a suo parere infondato - sull’utilizzo di morte delle camere a gas. Lui ha altre cifre, prove diverse che raccontano al massimo di due o trecentomila ebrei uccisi. Nessun programma stabilito di eliminazione, nessun genocidio. Nessuna Shoah.

di Luca Mazzucato

È la prima denuncia per crimini di guerra contro un membro del governo israeliano. Un tribunale spagnolo ha accolto la richiesta del Centro Palestinese per i Diritti Umani e aperto un'inchiesta contro Binyamin Ben-Eliezer, attuale Ministro delle Infrastrutture di Tel Aviv. È accusato di “crimini contro l'umanità” per il suo coinvolgimento nell'assassinio di Salah Shehade, capo dell'ala militare di Hamas, e altri quattordici civili palestinesi, avvenuto nel 2002, quando Ben-Eliezer era Ministro della Difesa. La cosiddetta “giurisdizione universale” di Spagna e Regno Unito fa tremare le vene ai polsi dei vertici militari e politici israeliani, che in caso d’incriminazione potrebbero finire in manette al loro atterraggio in Europa.

di mazzetta

Dopo l'uscita dal paese delle truppe etiopi e la presa di Baidoa da parte delle milizie Shabaab, la Somalia è ora liberata dalla presenza di truppe straniere, se si esclude la modesta forza di pace sotto le insegne di UNOSOM. La situazione politica, pur non ancora stabilizzata è abbastanza chiara, la convocazione di quel che rimane del Parlamento Federale Transitorio a Gibuti e la sua trasformazione tramite il raddoppio dei parlamentari e l'ingresso dei rappresentati dell'Alleanza per la Re-liberazione della Somalia (ARS), restituisce alla Somalia un governo più rappresentativo della scalcinata coalizione di signori della guerra patrocinata dai governi confinanti e dalle potenze occidentali, che in oltre quattro anni dalla sua costituzione non è mai riuscita a governare, nemmeno con la protezione dell'invasore etiope.


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