La diffusione di notizie false costituisce sempre più un ingrediente essenziale delle politiche imperialiste. In tal modo le centrali propagandistiche votate a mantenere ad ogni costo il predominio degli Stati Uniti e della NATO su un pianeta in rapida trasformazione politica, economica e sociale, intendono calibrare la loro offensiva in relazione alle nuove caratteristiche assunte dal sistema dei media, specie con la nascita e la rapida propagazione dei cosiddetti social media.

Obiettivo privilegiato di tale offensiva propagandistica è, ancora una volta, in primo luogo il governo cubano. Alcune fonti anonime statunitensi denunciano in effetti il tentativo di danneggiare i rapporti esistenti tra Cuba e Panama, accreditando l’idea che vi sarebbe una regia cubana dietro i movimenti sociali che contestano lo sfruttamento di risorse minerarie panamensi da parte di imprese canadesi. Casi di rilievo anche maggiore si sono verificati nei confronti della Bolivia, al tempo del colpo di Stato di Jeanine Añez e, più di recente, in Perù, dove alcune rappresentanti parlamentari del partito Avanza País hanno lamentato, senza alcun fondamento, pretese intromissioni di diplomatici cubani negli affari interni di tali Paesi.

 

In Messico, un agente del Dipartimento di Stato statunitense ha denunciato la presunta “opera di indottrinamento ideologico” cui si sarebbero dedicati i medici appartenenti alle Brigate internazionaliste cubane. Analoghe accuse avevano del resto preceduto la cacciata dei medici cubani dalla Bolivia, dopo il colpo di Stato citato, e dal Brasile, dopo l’elezione di Bolsonaro e durante la sua fortunatamente effimera stagione presidenziale. Il tentativo di screditare il governo cubano non ha risparmiato i medici che operano in numerosissime situazioni, anche in Italia, da ultimo nella Regione Calabria, svolgendo un’opera davvero preziosa di aiuto nei confronti di sistemi sanitari in evidente difficoltà per varie ragioni.

Anche in Ecuador, un giornale di estrema destra, La República, ha sostenuto che agenti cubani avrebbero favorito la fuga in Venezuela dell’ex ministra dei trasporti del governo Correa, Maria de los Ángeles Duarte. E’ del resto noto che organismi statunitensi imputarono a suo tempo a Cuba il movimento Black Lives Matters, così come, grottescamente, ritennero Cuba responsabile di aver finanziato addirittura l’ascesa di Trump alla Presidenza degli Stati Uniti e, in forma altrettanto grottesca, il governo venezuelano era stato accusato di aver manipolato, non si capisce bene come, il risultato delle elezioni presidenziali statunitensi.

Insomma, ogniqualvolta nel continente americano, dalla Patagonia all’Alaska, succede qualcosa che può dar fastidio al governo statunitense o ad alcune fazioni dello stesso, ambienti governativi o spionistici statunitensi, spesso coll’appoggio dei media, sostengono che c’è di mezzo lo zampino dei cubani.

In tal modo, i sostenitori di queste tesi azzardate e fantascientifiche intendono evidentemente perseguire due scopi tra di loro strettamente interconnessi. In primo luogo  tentare di dare sostanza alla favola propagandistica che vede in Cuba un pericolo per gli interessi nazionali statunitensi e che costituisce da oramai oltre sessantaquattro anni la base per l’intervento negli affari interni cubani mediante il bloqueo, i tentativi di invasione, gli attentati terroristici ed in altri modi. In secondo luogo, costituire una sorta di capro espiatorio permanente che addossa al governo cubano tutto quanto accade che possa risultare sgradito al governo statunitense o a alcune sue fazioni.

L’anima nera di questa strategia propagandistica basata su notizie false e inventate pare sia il senatore repubblicano Marco Rubio, un cubano-americano membro del Comitato del Senato statunitense per i servizi di intelligence e da sempre in prima linea nel promuovere operazioni di destabilizzazione nei confronti di Cuba.

Il loro significato può essere meglio compreso se si pone mente al fatto che questi stessi servizi di intelligence stanno spingendo con intensità senza precedenti nei confronti dei loro referenti interni a Cuba, per realizzare manifestazioni violente che caratterizzino in modo significativo la fase delle festività natalizie nell’isola.

Si tratta in particolare dell’ordine impartito dal Dipartimento di Stato ai propri referenti Ibrahim Bosh, Orlando Gutiérrez Boronat y Manuel Milanés Pizonero, di operare per convocare uno sciopero generale nei giorni 10 e 11 dicembre, nel contesto della giornata internazionale dei diritti umani. L’epicentro temporale di tale opera destabilizzatrice dovrebbe coincidere con la festa di San Lazaro, che si svolgerà come di consueto il 17 dicembre nella forma abituale del pellegrinaggio alla chiesa del Santo in questione.

Si tratterebbe del coronamento di una strategia comunicativa basata sul discredito interno e internazionale del governo cubano e finalizzato alla destabilizzazione del sistema socialista nel Paese. Una strategia che si concretizza nell’alimentare lo scontento popolare di fronte a determinate insufficienze dei servizi pubblici e nel fomentare un clima di insicurezza. Il tutto mediante un’attenzione puntuale dedicata a qualsiasi episodio di criminalità e di violenza, anche intrafamiliare, tentando di colpire le fonti di reddito del Paese, primo fra tutti il turismo, e distogliendo l’attenzione dalle conseguenze letali del blocco in atto da oltre sessant’anni.

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