di Fabrizio Casari

Quando l’Inter gioca da Inter, la classifica conferma quanto già da anni racconta. I nerazzurri sono i primi. La notizia di questa giornata di campionato non è quindi che i campioni d’Italia e d’Europa siano in testa, solitari, semmai che il Brescia sia seconda con il Chievo dei miracoli e il Catania subito dietro. Brescia che supera la Roma grazie ad un arbitraggio scandaloso, che non concede due rigori grandi come una casa ai giallorossi e ne regala uno inventato al Brescia, per giunta espellendo Mexes. Non bastasse poi l’arbitro, ci si mette la sfortuna: Julio Sergio s’infortuna seriamente alla caviglia e rimane fermo in porta solo perché le tre sostituzioni erano già state fatte.

Ma torniamo alla golaeda interista al Meazza. Uno stratosferico Eto’o, padrone incontrastato della sua fascia, penetra nell’area barese come il coltello nel burro. Giocate di altissimo livello che consentono il ritorno al gol di Milito, a digiuno dall’inizio della stagione. La doppietta di Eto’o è realizzata tramite due rigori (il secondo più generoso, ma un altro certo non verrà fischiato più tardi) ma l’incidenza del camerunense sulla spinta dell’Inter è enorme per quantità e qualità. El Principe é tornato segnando due gol di ottima fattura, di testa e di piede, come da suo repertorio. Straordinaria partita anche di Snejder e Stankovic, buona la prova di Pandev, Lucio e Samuel (fino a quando è rimasto in campo) e buona anche quella di Chivu e Julio Cesar. Ciliegina sulla torta, il giovanissimo Coutinho, che in un quarto d’ora di gioco ha regalato sprazzi di classe pura. L’aspetto più importante, però, è che l’Inter ha giocato una partita eccellente sotto il profilo della grinta e della velocità. Pressing e difesa alta, gioco sulle fasce e controllo palla: questi gli ingredienti che Benitez è riuscito a mettere in campo. L’Inter sembra aver cambiato marcia.

Le seconda in classifica, il Brescia, come si diceva in avvio, può ringraziare un arbitraggio che non si vede nemmeno nelle partite tra scapoli e ammogliati. La Roma ha tutte le ragioni a protestare, ma aldilà degli errori arbitrali e della sfortuna, il problema di una squadra attrezzata per competere ai massimi livelli e che non riesce a vincere dall’inizio del torneo. Si può discutere di preparazione fisica, di assetto in campo, di quello che si preferisce; ma sotto il profilo tecnico i giallorossi non possono essere quelli che sono. Dunque c’è un aspetto psicologico che risulta predominante. La situazione societaria interna, confusa e incerta anche nelle sue prospettive, rischia di procurare maggiori danni di quelli già evidenti.

In particolare risulta strumentale - e prima ancora sbagliato - il tentativo di dare a Ranieri la colpa dei risultati. Meglio raccontare la verità: tira un’aria pesante per il tecnico romano e romanista e “i fantasmi che volano” - come lui stesso li ha definiti, sembrano essere il portato dell’ombra lunga di Marcello Lippi. La Roma, non la dottoressa Sensi o Pradè o Conti, tutti inseribili nella lista dei partenti futuri – deve dire parole chiare e consegnare stabilità all’ambiente. La Roma (cioè Unicredit) ha il dovere di rasserenare Ranieri (al quale ancora non è stato rinnovato il contratto, peraltro) sulla sua permanenza e il messaggio deve arrivare chiaro e forte dallo spogliatoio fino alla curva sud dell’Olimpico. O si parte dalle certezze o, nel mare aperto, la Roma rischia di affogare.

Sull’altra sponda della Capitale, la Lazio di Reja pareggia con il Milan. Floccari risponde al gol di piedone di Ibrahimovic e rimette così su binari più giusti una partita che la squadra di Allegri non ha mai meritato di vincere, pur mostrando qualche sensibile progresso. Parita giocata su un buon ritmo con Hernanes migliore in campo per la Lazio e Abbiati decisivo per salvare la porta milanista. Ai rossoneri, tutto sommato, per come sono messi è andata bene: l’Olimpico biancoceleste non è terra facile di conquista e un punto va portato a casa con soddisfazione. Ma non è certo la difesa della Lazio (anello debole dei biancocelesti) un test decisivo per il famoso quartetto delle meraviglie che, ad oggi, meraviglia solo per la sua inconsistenza. Vedere la classifica per averne un riscontro.

La corsa del Cesena si ferma in Sicilia. I romagnoli vengono battuti 2-0 da un ottimo Catania che sale in classifica e conquista i tre punti grazie al gol del bomber Maxi Lopez e alla rete di Silvestre. Una piccola che scende e una che sale.

Il Chievo dei miracoli batte il Napoli di Mazzarri rifilandogli un sonoro 3 a 1. Doppietta di Pellissier, uno che segna sempre anche se non se ne parla mai, e poi Fernanes, che rispondono al gol di Cannavaro Anche qui polemiche su alcune decisioni arbitrali, ma è il solito Mazzarri polemico e tarantolato. Le scelte di mercato dei partenopei sembrano, ad ora, pesare più degli arbitri sulla brutta classifica dei napoletani.

Due i punti per la Fiorentina che ritrova il gol di Gilardino ma viene raggiunto 1-1 dalla rete di Mesto per il Genoa. Senza uno strepitoso Frey, però, la viola sarebbe uscita dal campo con l’ennesima sconfitta. L'1-1 tra Lecce e Parma porta le firme di Jeda su rigore e di Crespo. A Cagliari la Samp senza Cassano non va oltre lo 0-0. Zero, invece, i punti dell'Udinese che passa in vantaggio con Di Natale contro il Bologna, ma subisce il pari di Gimenez e il gol-vittoria di Di Vaio al 91'. Almeno per una sera, sotto le Due Torri ci scappa un sorriso.

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