di Roberta Folatti


Così paradossale da essere plausibile

E’ un film leggero, brioso, giocato sugli stereotipi televisivi di questi anni e sulle cattive abitudini di chi cerca di dirigere il consenso e prevedere le tendenze. Il montaggio frenetico, con soluzioni più da videoclip che da opera cinematografica, a tratti confonde, ingarbuglia, lasciando il sospetto di una formula sin troppo accattivante. L'uomo medio + medio è opera del regista belga Pierre Paul Renders ma è ambientato in Francia. E' francese il pubblico che fa da sfondo al film, ammaliato da giochi a premi, reality, programmi di basso livello che rimbecilliscono, uniformano, ci rendono facilmente manipolabili.
E' proprio il re di un quiz il protagonista di "L'uomo medio più medio”, un giovane di origini arabe che ha il dono di rispecchiare desideri, simpatie, gusti del francese tipo. Questa sua caratteristica attira gli appetiti di una potente società di sondaggi, che scopre la classica "gallina dalle uova d'oro"... Qualunque cosa piaccia a Jalil piace alla massa e questo rende superfluo testare migliaia di consumatori, perchè basta lui, che semplifica al massimo il lavoro dei sondaggisti, procurando loro insperati guadagni. Ma il monitoraggio di questo "super indicatore" di gusti e tendenze deve avvenire a
sua insaputa, per conservarne la spontaneità, così la società organizza un vero e proprio apparato spionistico per sorvegliarlo giorno e notte. E incarica Claire, un'avvenente ragazza che rincorre la fama e il successo, di farlo innamorare per poi sottoporgli con facilità svariati prodotti da testare.
Tutto sembra procedere a meraviglia, praticamente la metà degli oggetti su cui punta il mercato francese sono stati scelti (inconsapevolmente) da Jalil, persino il Presidente della Repubblica uscente decide di affidarsi al suo "fiuto".

”E' logico - spiega il regista - che ci abbia messo anche la politica, visto che è onnipresente nel campo dei sondaggi d'opinione. Oggi un candidato politico è un prodotto di marketing come qualunque altra cosa”.
Tra ironia, un pizzico di disincantato cinismo e molta leggerezza, il film di Renders procede verso il momento di crisi, quando Claire si rifiuta di continuare a fingersi innamorata e rivela l'inganno a Jalil. Il ragazzo, con l'aiuto del suo folkloristico entourage, ribalterà la situazione in suo favore, diventando una vera e propria star, ricercata da tutti e imitatissima.
La sceneggiatura de "L'uomo medio + medio" non è proprio perfetta e alcune soluzioni narrative lasciano un po' perplessi, tutto sommato però il film diverte e fa anche riflettere.

La denuncia dello strapotere dei media e degli "opinion leader" è netta, anche se in chiave di commedia soft.
”Alcuni ci hanno criticato - racconta ancora il regista - perchè il nostro film è parso loro troppo leggero, ma io non credo che la sua leggerezza sminuisca la rilevanza e l'importanza dei temi trattati. Credo che la nostra scelta stilistica renda il film più accessibile al grande pubblico. La gente ride, piange, abbassa la guardia... e a quel punto hai tutte le strade aperte! Le tue idee riescono a penetrare a fondo a ad arrivare al cuore dello spettatore. I film palesemente seri e di denuncia colpiscono di più in un primo momento ma nella maggior parte dei casi, visto che la gente non ama soffrire, il pubblico ha la tendenza a seppellire quello che ha visto sullo schermo senza neanche analizzarlo a fondo”.

L’uomo medio + medio (Belgio, Francia, 2006)
Regia: Pierre-Paul Renders
Sceneggiatura: Denis Lapiere, Pierre-Paul Renders
Cast: Khalid Maadour, Caroline Dhavernas, Gilbert Melki
Distribuzione: Videa-CDE



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