Il caso dei cinque Cubani, oltre a costituire una manifestazione egregia della volontà insopprimibile di un popolo e di un governo di difendere la propria dignità e la propria incolumità, reagendo in modo efficace, mirato e pacifico alle altrui gravissime offese e violazioni, rappresenta anche una bella storia da vari punti di vista.

Se n’è accorto anche il mondo del cinema, notoriamente affamato di spy-stories non sempre eticamente irreprensibili. E che a volte racconta storie che, pur ispirate a fatti realmente accaduti, presentano una buona dose di immaginazione, ovvero un maquillage volto a rendere più accettabili dall’opinione pubblica determinati eventi od episodi.

La storia dei Cinque cubani è invece di cristallina trasparenza ed esemplare da tanti punti di vista. E l’emergere, ora che non sussistono più determinate esigenze di riservatezza per motivi di sicurezza, di nuovi particolari, contribuisce a renderla ancora più esemplare.

 

E’ così nato il film del regista Olivier Assayas , che prende titolo da uno dal nome in codice dell’Operazione ( The Wasp Network) https://www.funweek.it/cinema/mostra-cinema-venezia/wasp-network-olivier-assayas-intervista/.

In realtà la vicenda dei Cinque cubani aveva ispirato in passato anche altre opere cinematografiche, chiaramente destinate a circuiti di ampiezza minore. Voglio qui ricordare “The Cuban Wiwes”, del giovane regista Alberto Dandolo (https://www.kanopy.com/product/cuban-wives) , che aveva ad oggetto anche e soprattutto la situazione delle mogli dei Cinque e delle loro famiglie.

Dal punto di vista narrativo, invece, non si può non ricordare il libro dell’ex deputato del PT brasiliano, Fernando Morais (https://www.ecured.cu/Los_%C3%BAltimos_soldados_de_la_Guerra_Fr%C3%ADa_(Libro)) , davvero illuminante sul contesto, le modalità e vari risvolti confidenziali dell’impresa dei Cinque. Un libro che sarebbe opportuno tradurre anche in italiano.

La storia, com’è noto, è quella dei cinque giovani (all’epoca) agenti dei servizi di controinformazione cubani, inviati nel corso degli anni Novanta da Fidel e dal governo cubano ad infiltrarsi negli ambienti dei fuoriusciti cubani di Miami, che proprio in quell’epoca stavano tentando un’offensiva terroristica senza precedenti contro Cuba, illudendosi di poter beneficiare della situazione difficile provocata dalla fine del blocco socialista europeo e dal conseguente periodo especial. I Cinque operarono in modo egregio senza sparare un solo colpo, raccogliendo informazioni di vitale importanza sui terroristi che operavano dal suolo statunitense con l’evidente complicità di notevoli settori del mondo politico e dei servizi di sicurezza. Tali informazioni vennero messe a disposizione dell’FBI nel corso di una riunione che si tenne all’Avana, grazie ai buoni uffici del grande scrittore colombiano Garcia Marquez, all’epoca amico sia di Fidel che di Bill Clinton. La risposta statunitense, tuttavia, vide il prevalere, come spesso accade in quel Paese, delle peggiori tendenze anticubane legate alla destra, e i Cinque vennero arrestati a fine 1998.

Ne ebbe origine un processo di estremo interesse da vari punti di vista, ma soprattutto giuridico, che si svolse in primo grado a Miami, poi in appello ad Atlanta in varie fasi. Alla fine vennero confermate le ingiustificate ed abnormi condanne inflitte ai Cinque che culminavano nei due ergastoli a carico di Gerardo Hernandez. La giudice che ebbe ad occuparsi di uno degli appelli ebbe ad affermare testualmente  al riguardo che era inutile toglierne uno perché tanto avrebbe comunque dovuto scontare l’altro e di vita ce n’è una sola…

Dopo che la Corte Suprema aveva rifiutato di occuparsi del caso non ritenendolo sufficientemente significativo, il presidente Obama acconsentiva infine, a fine 2014 a concedere la grazia ai tre dei Cinque che ancora allora erano rimasti in carcere e sarebbero dovuti rimanervi a lungo (oltre a Gerardo, Antonio Guerrero e Ramon Labañino, mentre Fernando Gonzalez e René Gonzalez erano stati scarcerati da poco tempo per decorrenza dei termini.

Del film del regista Oliver Assayas e della vicenda dei Cinque parla un bell’articolo di Gigi Riva sull’Espresso del 22 dicembre. Occorre davvero andare a vedere il film, che si avvale dell’interpretazione di attori di prim’ordine, a cominciare dalla bella Penelope Cruz. Ed occorre che il film giri in ogni circuito, nonostante gli annunci di boicottaggi e ostilità da parte dei soliti incorreggibili gusanos, oggi ringalluzziti da Trump e dalla sua volontà di riesumare la dottrina Monroe e il più brutale imperialismo conto Cuba e molti altri Stati. Questa ostilità dimostra un fatto difficilmente oppugnabile e cioè che la pubblicizzazione delle storie e la conoscenza della storia, anche mediante film di successo, nuoce gravemente all’imperialismo e ai suoi servitori. Teniamone conto.

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