Ci è voluto un po’, ma finalmente Cristiano Ronaldo si porta a casa un pallone della Serie A. Dopo un anno e mezzo nel nostro campionato, CR/ mette a segno la prima tripletta italiana. A farne le spese è il Cagliari, che in casa della Juventus regge solo un tempo. Succede tutto nella ripresa: due volte Ronaldo, Higuaìn e ancora Ronaldo. Finisce con un poker che garantisce matematicamente alla Signora il primo posto in classifica.

In terza posizione c’è ancora la Lazio, che ha 39 punti e una partita da recuperare contro il Verona. Nello scontro-ore-pasti di domenica, i biancocelesti vincono ancora all’ultimo respiro: a Brescia, dopo la rete in apertura di Balotelli, Immobile (a quota 19 in classifica cannonieri) ribalta il risultato con un rigore poco prima dell’intervallo e con una zampata al 92esimo. Per la squadra di Simone Inzaghi è il sesto gol nei minuti di recupero.

Dopo il successo della Juve contro la Samp, l’Inter aggancia nuovamente i bianconeri in testa alla classifica superando 4-0 il malandato Genoa di Thiago Motta. Ancora una volta nelle file nerazzurre l’eroe della serata è Romelu Lukaku, autore non solo di una doppietta, ma anche di un gesto da libro Cuore. Il centravanti belga ha infatti concesso al 17enne Esposito la possibilità di tirare un rigore e segnare così il suo primo gol in Serie A all’esordio da titolare. Forse gli ha cambiato la vita. Di sicuro, è stato un gesto che pochi altri attaccanti avrebbero fatto.

Se si pensa che sempre Lukaku ha fornito l'assist a Gaglirdini per il 2 a zero e che sul risultato di tre a zero abbia respinto sulla linea di porta nerazzurra un tiro del Genoa, davvero si può stabilire come il gigante belga sia stato protagonista assoluto della partita. Aspetto importante data l'assenza di Lautaro Martinez in avanti oltre all'infortunato Sanchez. La squadra di Conte ha comunque dimostrato un carattere ed una grinta che lascia ben sperare per la seconda parte del torneo, sempre che Suning decida di mettere mano al portafogli e dotare di almeno due o tre giocatori in più una squadra che rischia di cedere per la fatica.

La Lazio batte 3-1 la Juventus per la seconda volta in due settimane e vince a Riyadh la quinta Supercoppa italiana della sua storia (la terza contro i bianconeri, dopo quelle del 1998 e del 2017). Dopo la rete in apertura di Luis Alberto e il pareggio al termine della prima frazione di Dybala, l’incontro è stato deciso nel secondo tempo dalle reti di Lulic (già eroe della Coppa Italia 2013 vinta in finale contro la Roma) e Cataldi, che corona la festa con una punizione-gioiello al 94esimo.

A fare la differenza in terra araba è stato ancora una volta il centrocampo biancoceleste, che con Milinkovic, Lucas Leiva e Luis Alberto a dare ritmo e sostanza ha sapute tenere a freno i bianconeri nella prima parte della gara, per poi dare l’accelerata decisiva nella ripresa. Anche i rincalzi – Cataldi e Parolo – sono riusciti a tenere alta l’intensità.    

“Abbiamo fatto qualcosa di magico: battere due volte la Juventus nel giro di pochi giorni è davvero incredibile – il commento di Simone Inzaghi ai microfoni di Raisport – Una vittoria meritata di un gruppo che ha sempre creduto in quello che sta facendo. Io adoro questi ragazzi. Scudetto? Dobbiamo lavorare per goderci serate come queste, che sono frutto del lavoro di squadra. Dedico questa vittoria a tutte le persone che sono state sempre con me, anche in quei momenti in cui c'era il gioco ma non arrivavano i successi: so chi c'è stato e chi no”.

Dall’altra parte della barricata, Sarri ha dato il suo contributo con un paio di scelte a dir poco discutibili. Il tridente Higuaìn-Ronaldo-Dybala, per quanto suggestivo agli occhi dei tifosi, non era davvero consigliabile contro la formazione di Inzaghi, perché ha indebolito la linea mediana proprio contro uno dei centrocampi più forti d’Italia. Ancora più incomprensibile – a meno d’infortuni non comunicati – la scelta di schierare in difesa Demiral al posto del costosissimo De Ligt.

“Dispiace aver perso un trofeo, ma abbiamo altri cinque mesi da giocare – ha detto al termine dell’incontro il tecnico bianconero – Non vedo come questa sconfitta possa influire sulla nostra stagione. Siamo stati in partita, la sensazione è che siamo arrivati in deficit di energie fisiche e mentali. Può succedere all'ottava gara di questo ciclo. Abbiamo sfiorato il pareggio: il 3-1 al 93esimo lascia il tempo che trova. Ieri in allenamento ho visto brillantezza, ma evidentemente era una sensazione sbagliata. Questo ci ha indotto a cambiare pochi giocatori. Il calendario era questo e dovevamo essere noi bravi a superare questa difficoltà. Abbiamo perso non per stanchezza, ma per mancanza di brillantezza”.

Rimane il fatto che fin qui, in questa stagione, la Juventus ha perso soltanto due partite. Tutte e due con la Lazio. È un po’ la storia di Davide e Golia, considerando che tutta la società guidata da Claudio Lotito vale meno di un terzo di un solo fatturato annuo della Signora.

L’Inter subisce un gol nel recupero e pareggia per 1 a 1 la partita con la Fiorentina. Più che Inter si dovrebbe dire quel che resta dell’Inter, dato che le assenze di 6 titolari e 4 partite in 12 giorni impongono gli ultimi 15 minuti con un ragazzo di 17 anni, Agoumè. Come di prammatica gli viene annullato un gol e Lukaku - evidentemente stanco come tutti coloro che hanno giocato 16 partite di seguito - ne sbaglia un'altro, ma resta una partita difficile quindi da valutare date le condizioni. Però si posiziona troppo bassa ed é troppo ferma sulle gambe per poter ambire a partite migliori, davvero ha bisogno dle rientro di almeno due o tre dei suoi titolari. Si fa quindi raggiungere dalla Juventus che, dopo un pareggio e una sconfitta, ritrova la vittoria in campionato superando 3-1 allo Stadium 3-1 l’Udinese.

Con un centrocampo decimato da infortuni e squalifiche, Sarri sceglie per la prima volta di schierare dall’inizio il tridente CR7, Dybala, Hihuaìn. E funziona. Ronaldo va a segno due volte, poi Bonucci chiude i conti già a fine primo tempo. I tifosi che si aspettano dall’allenatore una riforma strutturale però rimarranno delusi: “Il tridente è una soluzione straordinaria da tenere in considerazione – ha detto Sarri – ma solo per certe partite o per certi momenti delle partite”.

Aspettando Cagliari-Lazio di questa sera, la Roma si riporta a -1 dai cugini battendo 3-1 in casa la Spal, sempre più ultima con 9 punti. I ferraresi passano in vantaggio nel primo tempo con un rigore trasformato da Petagna, ma nella ripresa si sfarinano e vengono raggiunti e superati dai giallorossi con Pellegrini, Perotti e Mxit'aryan.

Fuori dalla top-5, clamoroso passo falso dell’Atalanta (28 punti), che – forse ancora ebbra dopo la storica qualificazione agli ottavi di Champions League – perde 2-1 sul campo del Bologna. Match combattuto, alla fine esulta Mihajlovic: i gialloblù vanno a segno con Palacio e Poli. Non basta ai bergamaschi la rete di Malinovskyi. Per Gasperini pesano le assenze di Gomez, Ilicic e Zapata.

La vittoria più clamorosa della giornata è però quella del Parma, che batte 2-1 al San Paolo il Napoli, rovinando l’esordio di Gattuso sulla panchina azzurra. Un Milik in stato di grazia non basta ai padroni di casa: uno strepitoso Kulusevski e Gervinho al 93esimo condannano i partenopei. In questo modo i gialloblu staccano in classifica di tre lunghezze proprio il Napoli: ora il parma è settimo, da solo, con 24 punti.

Il Torino aggancia a quota 21 proprio gli azzurri, ma in realtà perde una grande occasione per superarli di due lunghezze. Contro il Verona i granata vanno in vantaggio addirittura per 3-0 al 60esimo, ma nell’ultima mezz’ora si fanno riprendere sul 3-3. Apre la rimonta un rigore controverso che Pazzini trasforma in gol. Completano l’opera Verre (76’) e Stepinski (84').

A quota 21 c’è anche il Milan, che a San Siro contro il Sassuolo non va oltre lo 0-0. Annullato un gol a Theo Hernandez, Leao colpisce traversa e palo: i rossoneri si fermano così dopo due vittorie di fila.

In coda, sorprendente vittoria per il Brescia, vittorioso in casa per 3-0 sul Lecce. È il secondo successo di fila per la seconda gestione Corini. In rete Chancellor, Torregrossa e Spalek. Se dovessero vincere anche il recupero di mercoledì contro il Sassuolo, i lombardi uscirebbero dalla zona retrocessione.

Già superato di due lunghezze il Genoa, ora penultimo con 11 punti dopo la sconfitta di misura rimediata nel derby contro la Samp (gol partita di Gabbiadini).

Domenica sera gli interisti hanno visto Babbo Natale scendere dal camino. Non somigliava all’obeso rubizzo disegnato dalla Coca Cola: era magro, spagnolo e vestito d’azzurro. Dietro le spalle aveva scritto “Luis Alberto” e disegnava calcio geniale all’Olimpico, permettendo alla Lazio di battere 3-1 in casa la Juventus. Non accadeva dal 2003. È vero, la partita è stata condizionata in modo decisivo dall’espulsione di Cuadrado sull’1-1, episodio rivisto da Irrati al Var e contestato da Sarri senza molte ragioni, visto che il replay mostra chiaramente un fallo da ultimo uomo. Ma della storica vittoria biancoceleste va ricordata soprattutto la prestazione del fantasista spagnolo, autore dell’assist per il pareggio di Luiz Felipe a fine primo tempo (dopo il gol iniziale di Cristiano Ronaldo) e del lancio ancora più spettacolare che ha propiziato il 2-1 di Milinkovic Savic, abilissimo ad agganciare di destro per poi tirare subito di sinistro. In mezzo, Luis Alberto aveva spedito in porta anche Lazzari, falciato poi da Cuadrado.    

Nell’arco di 24 ore, l’Inter passa così dalla paura di essere superata alla gioia di aver addirittura incrementato a due punti il vantaggio sulla Juve. Certo, con più precisione e meno sfortuna gli uomini di Conte potrebbero ritrovarsi oggi a +4, perché nel pareggio per 0-0 maturato sabato sera contro la Roma sono state davvero tante le occasioni sprecate. Le più clamorose sono capitate sui piedi di Brozovic nel primo tempo e su quelli di Lautaro e Vecino nella ripresa. Alla fine, però, gli errori e i cinque titolari assenti non sono costati il primato. Stupisce semmai vedere una Roma che marca a uomo tre giocatori dell'Inter e che fa del fraseggio orizzontale quanto sterile il suo modulo, senza arrivare in 90 minuti a tirare in porta se si esclude un tiretto senza pretese di Zaniolo.

Domenica il Cagliari spreca l’occasione di staccare la Roma di due lunghezze e ritrovarsi così in solitaria al quarto posto. Contro il Sassuolo, però, ai sardi poteva andare anche peggio: nel primo tempo Berardi e Djuricic portano sul 2-0 i neroverdi, agganciati nella ripresa dalle reti di Joao Pedro e di Ragatzu. Sul 2-1, Berardi sbaglia un rigore. Il Cagliari aggancia così la Roma a 29 punti.

Una lunghezza sotto c’è l’Atalanta, che in uno degli anticipi di giornata trova il gol vittoria oltre il 90esimo contro il Verona. L’eroe di giornata è Djimsiti, autore del 3-2 finale. Tanti rimpianti per l'Hellas, passato due volte in vantaggio con Di Carmine.

Perde ancora contatto con la zona Europa il Napoli, che dopo il pareggio per 1-1 contro l’Udinese (Zielinski risponde a Lasagna) si ritrova settimo con 21 punti. L'ultimo successo in Serie A degli azzurri risale allo scorso 19 ottobre.

Un punto sotto i partenopei si rivede il Torino, vittorioso per 2-1 in casa contro la Fiorentina (in gol Zaza, Ansaldi e Caceres). I viola incassano così la quarta sconfitta consecutiva, ma per il momento la società continua a dare fiducia a Montella.

La giornata vede il pareggio per 2-2 fra Lecce e Genoa (Pandev e Criscito portano Thiago Motta sullo 0-2, poi i gol di Falco e Tabanelli) e la vittoria del Brescia del redivivo Corini sul campo della Spal (decidono Balotelli e una parata del portiere finlandese Joronen sul rigore di Petagna). Il colpaccio però lo fa il Parma, che batte la Sampdoria a Marassi: il gol é di Kuchka e la blindatura del risultato è di Sepe, che para un rigore a Quagliarella e un tiro a botta sicura a Colley. Il Parma di Roberto D'Aversa si trova ora a pari punti con il Napoli del ben più celebre Ancelotti. Chi l'avrebbe mai immaginato ad Agosto?

Nel posticipo il Milan si ricorda di essere il Milan e Piontek risorge. I rossoneri tirano fuori una buona prestazione a Bologna (2 a 3) che gli vale i tre punti. Segnali lenti di ripresa. Da non sottovalutare ma per i quali non conviene esaltarsi.

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