Alla fine festeggia solo la Juventus. L’incertezza sulle sorti di questo Campionato non resiste nemmeno 90 minuti. Pronti, partenza, via, e la Vecchia Signora scappa di nuovo a +4 sulla Lazio e addirittura +8 sull’Inter. A scavare il nuovo solco sono stati due passi falsi clamorosi delle inseguitrici. Il primo è arrivato a San Siro, dove l’Inter si fa fermare sul 3-3 dal Sassuolo, che segna il punto del pareggio all’89esimo.

All’Inter basta un ottimo primo tempo per vincere il recupero con la Sampdoria e riportarsi a -6 dalla Juve (in realtà 7, perché a pari punti vincerebbe la Signora per gli scontri diretti) e a -5 dalla Lazio. Bellissimo il primo gol di Lukaku, che spinge in porta il pallone dopo un triangolo di prima con Eriksen innescato a sua volta da un tacco di Lautaro Martinez. Lo stesso argentino marca il secondo gol con un altro tap-in, imbeccata nell’area piccola da Candreva. Prima del fischio di metà gara, Lukaku sbaglia clamorosamente l’occasione del 3-0 sparacchiando alto.

Poco male? Non proprio, perché nella ripresa la partita cambia. La Samp, inguardabile del primo tempo, si rianima all’improvviso con un gol del norvegese Thorsby. Da lì in avanti i blucerchiati hanno un paio di occasioni, ma nulla di clamoroso. I nerazzurri gestiscono con relativa tranquillità ma senza brillantezza, mancando più volte il colpo del Ko (soprattutto nel finale con Moses).

La nota migliore per Conte è la prestazione di Eriksen, che rispetto alle precedenti apparizioni insegue meno gli avversari e costruisce più gioco. Ora la domanda è: l’Inter può credere nella rimonta? Considerando le condizioni della Juventus – con lo spogliatoio in rivolta contro Sarri – i nerazzurri hanno ragione di sperare, soprattutto in virtù di un calendario molto più semplice rispetto a quello delle avversarie.  

Nelle altre partite di recupero, l’Atalanta schianta 4-1 il Sassuolo con Djimsiti, Zapata (doppietta) e Bourabia. La Dea così consolida il quarto posto (+6 sulla Roma) e, con una partita di rodaggio nelle gambe, attende mercoledì in casa la Lazio.

Chiudono il quadro del fine settimana gli incontri di sabato: Torino-Parma (1-1: Kucka risponde a Nkoulou; Belotti fallisce un rigore) e Verona-Cagliari (2-1 con doppietta di Di Carmine: la squadra di Juric è da sola al 7° posto).

Oggi alle 19.30 si giocano Lecce-Milan e Fiorentina-Brescia.

Alla fine l’ha vinta la Juve, che torna in testa alla classifica scavalcando la Lazio di un punto. Dopo i rinvii e le polemiche infinite, la Signora si aggiudica il derby d’Italia a porte chiuse battendo 2-0 l’Inter. Archiviato un primo tempo equilibrato quanto noioso, decidono nella ripresa i gol di Ramsey (zampata in mischia deviata da De Vrij) e di Dybala (dribbling nello stretto ed esterno vincente dal centro dell’area). I bianconeri si impongono a livello atletico e mentale: corrono di più e giocano con intensità e determinazione. L’Inter, invece, oltre ai soliti problemi strutturali (difesa a tre incerta, centrocampo titolare con poca qualità), dimostra anche una condizione atletica inadeguata. Lenta e prevedibile, la squadra di Conte non riesce praticamente mai a far arrivare il pallone agli attaccanti.

Tra le altre partite della giornata, una serie di risultati a sorpresa. A San Siro, il Milan perde 2-1 contro il Genoa. Primo tempo dei liguri, che colpiscono al settimo e al 41esimo con Pandev e Cassata. Nella ripresa i rossoneri sono più aggressivi ma la rete in mischia di Ibrahimovic arriva tardi.

Male anche il Verona, che perde 2-1 a Genova contro la Sampdoria. Hellas in vantaggio grazie all'autorete di Audero su tiro di Zaccagni. Nella ripresa, l’eterno Quagliarella prima pareggia e poi raddoppia dal dischetto. La squadra blucerchiata resta così fuori dalla zona retrocessione.

Colpaccio in trasferta della Spal, che sbanca di misura il campo del Parma. Gara cominciata con 75 minuti di ritardo per la querelle Governo-Figc-Lega. Primo tempo blando e senza emozioni, ripresa più movimentata: decide un rigore di Petagna al 70esimo.

Al Friui, Udinese-Fiorentina finisce a reti inviolate. I viola vanno vicini al gol con Milenkovic a fine primo tempo, ma i padroni di casa sono più pericolosi. Nessuno però riesce a trovare la via della rete.

La giornata dei recuperi a porte chiuse si conclude oggi alle 18.30 con Sassuolo-Brescia.

Volevano evitare la sconfitta della Juve e, allo stesso tempo, impedire la vittoria dell’Inter. Non c’è altra spiegazione per la scelta della Lega Calcio di rinviare il derby d’Italia dal primo marzo al 13 maggio. Il coronavirus non c’entra nulla, visto che il governo aveva dato il via libera a far giocare l’incontro domenica sera, a porte chiuse. Lo slittamento è stato deciso dall’associazione delle 20 squadre di Serie A, su pressione della Juventus. Sono state fortissime le pressioni esercitate dal presidente bianconero Andrea Agnelli, che ha parlato con l’ad della Lega, Luigi De Siervo (il quale ha ascoltato tutte e 10 le società che avrebbero dovuto giocare senza pubblico) e, stando ad alcune ricostruzioni, avrebbe fatto leva sul danno d’immagine che un big match a porte chiuse avrebbe arrecato al calcio italiano, con conseguenze negative sul valore dei diritti televisivi, peraltro già sottostimati.

Questa è la versione ufficiale e ovviamente si tratta di un pretesto. E’ lecito invece ritenere che la Juve attraversa un periodo di grave crisi (emblematica la sconfitta con il Lione in Champions League) e giocando domenica sera senza nemmeno il supporto dello Stadium avrebbe quasi certamente perso. Il risultato avrebbe spalancato le porte all’odiata Inter, che, anche grazie a un calendario più semplice da qui alla fine del Campionato, avrebbe avuto buone possibilità di successo. Una prospettiva inaccettabile per la Signora, soprattutto quest’anno che alla guida dei nerazzurri ci sono due ex bianconeri avvelenati come Conte e Marotta.

Di qui la decisione di spostare tutto al 13 maggio. La follia (o meglio, la ratio) di questa scelta è ben riassunta dal calendario che l’Inter dovrà affrontare quel mese: 10 maggio Genoa - Inter; 13 maggio Juventus - Inter; 17 maggio Inter - Napoli; 20 maggio Inter - Sampdoria; 24 maggio Atalanta - Inter. Se nel frattempo la squadra di Conte arrivasse in fondo anche all’Europa League e alla Coppa Italia, i nerazzurri dovranno giocare 9 partite in 24 giorni o, semplicemente, non si saprebbe più quando infilare le partite da recuperare. Anche perché quest’anno ci sono gli Europei, e sforare a giugno non è possibile. Anche per quanto riguarda il campionato, un conto è giocare insieme alle rivali, tutt’altro vederle andare via e doverle rincorrere. Da un punto di vista delle motivazioni cambia completamente l’approccio. Si poteva dunque sospendere tutto il turno o far giocare tutti a porte chiuse, per garantire l'omogenità di condizioni, principio minimo per stabilire la regolarità di una competizione.

Ad alimentare i sospetti peggiori ha contribuito, involontariamente, il presidente della Lega, Paolo Dal Pino. Dopo gli attacchi di Marotta, che ha parlato di “Campionato falsato”, Dal Pino si è prodotto in un’autodifesa a dir poco maldestra: “Venerdì - ha raccontato - l'ad De Siervo e io abbiamo proposto all'Inter di spostare la gara contro la Juventus al lunedì sera per disputarla a porte aperte. L'Inter si è rifiutata categoricamente di scendere in campo: si assuma le sue responsabilità e non parli di sportività e Campionato falsato”.

Ebbene: se si poteva giocare lunedì sera a porte aperte, cosa impediva di farlo domenica sera? Nulla, ovviamente, a meno qualche scienziato non abbia dimostrato che il coronavirus è più pericoloso nei fine settimana. Certo, bisognava convincere il governo: ma anche in caso di rifiuto, non sarebbe stato meglio giocare a porte chiuse e perdere un po’ di appeal agli occhi dei telespettatori internazionali, piuttosto che compromettere la credibilità del Campionato? Tanto più che mercoledì, sempre allo Stadium, si giocherà Juve-Milan di Coppa Italia. Senza tifosi ospiti, però. Eppure domenica i tifosi dell’Atalanta - lombardi come i milanisti e gli interisti - sono andati senza problemi a Lecce. Vuoi vedere che i possibili contagi riguardano solo le partite dell’Inter? Vuoi vedere che l’anno nel quale la Juve non passeggia a piacimento si ritiene di consentire al limite alla Lazio di vincere, ma mai all’odiata rivale nerazzurra? Le sensazioni forti sono quelle di un ritorno agli anni bui, come del resto già evidenziato da Liverani e dallo stesso Gattuso.

Veniamo così al calcio giocato. Fra le partite che si sono giocate, la più spettacolare è stata proprio quella della squadra di Gasperini, capace d’imporsi addirittura per 7-2 sul campo dei pugliesi.  

Intanto, con il 2-0 di sabato sul Bologna (reti di Louis Alberto e Correa), la Lazio si porta momentaneamente in testa alla classifica, con una partita in più rispetto alla Juve e ben due in più dell’Inter.

Vittoria anche per il Napoli, che grazie alle reti di Manolas e Di Francesco vince 2-1 in casa contro il Torino. La Roma rinasce e batte 4 a 3 il Cagliari in una partita al cardiopalma. Tracce di crisi per i sardi che ormai hanno archiviato il periodo di grazia del girone d’andata.

La notizia di questa giornata di Campionato è che per metà non si è giocata. A causa dell’emergenza sanitaria legata alla diffusione del Coronavirus, si è deciso di rinviare a data da destinarsi ben quattro partite su 10: Inter-Sampdoria, Atalanta-Sassuolo, Torino-Parma e Verona-Cagliari.

Senza voler questionare sulla prudenza in circostanze così delicate, viene da chiedersi perché mai le suddette partite non siano state giocate a porte chiuse. In questo modo si sarebbero risolti tutti i problemi: zero rischio contagio e zero conseguenze per le squadre coinvolte. Adesso invece si porrà il problema di quando recuperare queste partite, inserendole in un calendario già parecchio fitto, anche perché Atalanta e Inter devono fare i conti anche con gli impegni europei, rispettivamente in Champions ed Europa League.

Per quanto riguarda le altre partite, quelle che si sono giocate, il distacco fra Juventus e Lazio rimane di un punto. I bianconeri passano 2-1 sul campo della Spal con un’altra prestazione tutt’altro che esaltante. Sblocca la partita ancora una volta Cristiano Ronaldo, autore di un tap-in vincente nel primo tempo. Ramsey raddoppia nella ripresa con un bel pallonetto vincente. Il rigore trasformato da Petagna accende il finale, ma il risultato non cambia più. Da segnalare il ritorno in campo di Chiellini dal primo minuto.

La Lazio risponde con una vittoria ancora più sofferta, ottenuta su uno dei campi più difficili se si escludono quelli delle big. A Marassi i biancocelesti passano in vantaggio dopo solo un minuto e mezzo con una percussione di Marusic. Nella ripresa arriva il raddoppio di Immobile, ma pochi minuti dopo Cassata riapre i giochi con un gran destro a giro da fuori. A quel punto i rossoblù producono il massimo sforzo, ma i capitolini segnano il terzo gol con una punizione di Cataldi. Criscito trasforma il rigore del definitivo 2-3 nel recupero.

Vittoria anche per il Napoli, che vince 2-1 in trasferta a Brescia. Chancellor sblocca il risultato a favore dei padroni di casa, ma poi Insigne e Fabian Ruiz regalano i tre punti agli azzurri, che con questo successo arrivano a 36 punti e agganciano in classifica il Milan al sesto posto, in zona Europa League.

I rossoneri, infatti, non vanno oltre l’1-1 contro la Fiorentina. Dopo un gol annullato a Ibra, va a segno il solito Rebic, ma poi nel finale la Viola (in 10 per l’espulsione di Dalbert) pareggia su rigore con Pulgar. Ennesima polemica per il mancato utilizzo del Var.   

La Roma si ricorda di essere una realtà importante del calcio italiano e ne rifila ben 4 al malcapitato Lecce. Una vittoria che fa seguito a quella di coppa e che riaccende le speranze di squadra e tifosi per una svolta. Chiude il quadro della giornata il pareggio per 1-1 fra Bologna e Udinese: i friulani, in vantaggio con Okaka, vengono raggiunti al 91esimo dagli emiliani con Palacio.

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