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di Alessandro Iacuelli

 

Il 19 Luglio del 1979, i guerriglieri del Frente Sandinista de Liberaciòn Nacional, dopo aver liberato tutte le principali città del paese, entravano a Managua, la capitale del Nicaragua. Finiva così la dittatura della famiglia Somoza, una delle più feroci della storia latinoamericana. La guerra di liberazione costò cinquantamila morti al popolo nicaraguese. Il 17 Luglio, due giorni prima dell’entrata guerrigliera nella capitale, Anastacio Somoza Debayle era fuggito, rubando tutto il denaro di cui il paese disponeva, dando ordine all’esercito di resistere nelle strade e di bombardare le città pur d’impedire la vittoria dei guerriglieri. La stessa Amministrazione statunitense, che aveva insediato e sostenuto ogni oltre decenza la dittatura somozista, fu costretta a fermarsi quando un giornalista statunitense, Bill Stewart, venne barbaramente ucciso dalla Guardia Nazionale somozista.

Andare “oltre”. Questa pare essere la destinazione del futuro Partito Democratico. Non si spiega dove, ma ci si organizza per andare “oltre”. Quello che si celebra invece al Mandela Forum di Firenze, in contemporanea con le assisi della Margherita a Roma, lungi dall’essere il battesimo di qualcosa, l’inizio del futuro, appare piuttosto la chiusura di un percorso, il sancire il funerale di una storia. Ottantasei anni dopo la nascita del PCI, con le assisi di Firenze chiude bottega la storia travagliata e rivista, più volte aggiornata e corretta, del più grande partito della sinistra italiana.

I partiti nascono per rappresentare istanze culturali e sociali e per tradurle sul piano politico. Di più: i partiti, prima ancora di rappresentare quelle istanze, dovrebbero incarnare un orientamento ideale e perfino filosofico specifico (di parte, appunto) capace di offrire una interpretazione dell’esistente per progettarlo in direzione del futuro. Volendo rovesciare il punto di vista, i partiti, come i movimenti sociali, nascono sotto la spinta di blocchi sociali che chiedono organizzazione e rappresentanza. O per lo meno così è stato nella storia del Novecento, che ha visto nascere in Europa grandi dottrine politiche – il cattolicesimo democratico, il liberalismo, il socialismo - che hanno caratterizzato gli avvenimenti e le grandi trasformazioni della seconda metà del secolo scorso. Da queste tre dottrine sono derivate la maggioranza delle forze politiche e i grandi movimenti sociali che hanno attraversato il Vecchio Continente; sono dottrine che, pur rivisitate, costituiscono ancora la base ideologico-storica di riferimento per i grandi partiti europei.

Un voto forte, netto, da nord a sud. Che non lascia margini d'interpretazione. Gli italiani amano la loro Costituzione, i valori che l'ispirano. Ha votato la maggioranza numerica degli italiani, nonostante non ci fosse l'obbligo di raggiungere il quorum, a testimonianza di quanto sia sentita l'urgenza di difendere la Carta, patrimonio della Resistenza, figlia della stagione migliore della storia del nostro Paese. Gli italiani hanno dimostrato di volerla difendere dalle spallate, anche quando sono rappresentate da un pastrocchio concepito da quattro soggetti la cui caratura ben si adatta ad un bar dello sport; soggetti come i quattro "saggi di Lorenzago" che in nessun Paese, in nessun sistema politico, sarebbero mai stati incaricati di apportare modifiche costituzionali.

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