di Carlo Benedetti

L’ultimo caso eccellente è di queste ore. C’è un giornalista del quotidiano Kommersant che è trovato morto davanti al portone di casa. La versione ufficiale è quella del suicidio: si è buttato dal quinto piano. L’uomo si chiamava Ivan Sofronov, un nome noto proprio perché scriveva quotidianamente editoriali infuocati caratterizzati da un radicale scetticismo. Nessuno crede alla versione della polizia. E Andrei Vasiliev, direttore del giornale, dichiara subito: "Conoscendolo bene posso dire che non era certo il tipo da uccidersi". Sulla vicenda grava anche un altro mistero: Sofronov abitava al terzo piano, ma si è lanciato dal quinto… Lo hanno portato lassù per gettarlo dopo averlo fatto fuori? La polizia non fornisce i risultati dell’inchiesta e si limita a poche e incoerenti spiegazioni. E di certo c’è solo il dossier del personaggio che parla ampiamente.

di Giuseppe Zaccagni

Si chiama Ramzan Kadyrov e ha trenta anni. La giornalista Anna Politkovskaja – assassinata a Mosca nell’ottobre scorso - aveva fornito di lui questo “ritratto”: “E’ un giovane ceceno rozzo e ignorante, un ipocrita insuperabile”. A Grozny – dove suo padre era presidente della Cecenia filorussa - è capo dei famigerati squadroni della morte (i Pps e cioè: Servizi di Sicurezza Presidenziali) meglio noti come “kadyrovtsy”. Si diverte a seminare il terrore forte dell’appoggio delle truppe del Cremino, certo di essere considerato come un pupillo di Putin. Nel corso delle sue scorribande a Mosca si diverte nei night dei nuovi russi circondato da uno stuolo di odalische. Ma in patria si mostra come il campione della morale islamica, imponendo alle donne l’obbligo d’indossare il velo in pubblico e il divieto di vendere alcolici e giocare d’azzardo. Orgoglioso del ruolo di primo piano - dovuto sempre alla posizione lasciatagli dal padre-presidente – si è anche lanciato nel business del calcio divenendo il proprietario dell’undici di Grozny, il Terek. Ha organizzato anche una grande palestra per pugili che serve come base di allenamento per i suoi pretoriani ed è a disposizione del suo amico, Mike Tyson. Sempre in Cecenia organizza combattimenti tra animali: cani pitbull, cuccioli di leone e di tigre, lupi e orsi bruni. Altro suo passatempo le automobili: la sua preferita è l’Hummer. Ne possiede diverse - H1, H2 e H2 Sut - tutte dello stesso colore: nero.

di Elena Ferrara

Le notizie ufficiali che giungono dalla capitale Conakry puntano ad accreditare la tesi di una “calma carica di tensione”. Ma la realtà è che dietro a questa apparente facciata di silenzio-stampa c’è - forte più che mai - l’incubo di nuovi scontri armati con la permanenza dello stato d’assedio, della legge marziale e di un elevato numero di vittime. La Guinea, quindi, è un paese ancora a rischio, minacciato da una guerra civile già nell’aria. Ed è di almeno undici morti il bilancio degli scontri che nei giorni scorsi hanno opposto a Conakry la polizia ai manifestanti, tornati in piazza dopo le violente proteste del gennaio scorso. Il secondo sciopero generale in due mesi è stato indetto dai sindacati in risposta a quella che considerano l'ennesima provocazione del presidente Lansana Conte', e cioè la nomina del nuovo primo ministro, Eugene Camara, stretto collaboratore del contestato capo dello Stato. La scelta è stata criticata anche dall'opposizione che ha invitato i cittadini a scendere in piazza. E gli scontri del week end hanno provocato almeno 23 morti e una cinquantina di feriti.

di Carlo Benedetti

Siamo già in guerra? Di certo c’è che la Nato ha chiesto alla Turchia di aprire sia il proprio spazio aereo che i confini di terra con l'Iran. E tutto sta a dimostrare che è iniziato il conto alla rovescia per l’attacco alla Repubblica islamica di Ahmadinejad. Teheran è in stato d’allerta e molti paesi stanno già lanciando l’allarme per quanto potrebbe accadere. Si muove, in primo luogo, la Russia. Con il Cremlino che teme che il governo di Ankara ceda alle pressioni americane. Perché in caso di assenso turco il Pentagono avrebbe la strada spianata per intraprendere un'azione militare nei confronti dell'Iran al fine di liquidarne gli obiettivi strategici, primi fra tutti quelli nucleari. Siamo sull’orlo del burrone – dice la Radio di Mosca – ricordando che a partire da questi momenti sarà sufficiente un ordine della Casa Bianca per consentire, nel giro di 24 ore, bombardamenti generali sull’Iran con l’utilizzo di portaerei, sommergibili e basi statunitensi dislocate nel Golfo Persico.

di Mazzetta

La Guerra di Natale non ha portato nessun dono alla povera Somalia e probabilmente non ne porterà che di avvelenati. L’invasione Etiope, assolutamente illegale, ma stigmatizzata solo da qualche stato islamico, non ha finora compiuto il miracolo, ma semmai ha contribuito a formare situazione paragonabile ad un Iraq in sedicesimo.Ora che è stato ammesso apertamente che l’invasione è stata voluta da Washington, non resta che tenere conto delle vittime fino a che al Dipartimento di Stato non decideranno diversamente. Ad oggi, qualche migliaio di morti nei combattimenti, più di trentamila profughi; oltre alle centinaia di morti e di feriti in un Mogadiscio che ogni giorno assomiglia sempre di più a Baghdad.Come a Baghdad, più velocemente che a Baghdad, la situazione volge allo stallo e a scenari di guerriglia permanente. Tutte le potenze interessate, UE, UA e USA, hanno chiesto insieme all’ONU un governo di unità nazionale, l’apertura di un dialogo tra il governo in provetta di Ghedi e Yusuf e la controparte dell’UIC (Unione Corti Islamiche), ma i due non ci sentono.


Altrenotizie.org - testata giornalistica registrata presso il Tribunale civile di Roma. Autorizzazione n.476 del 13/12/2006.
Direttore responsabile: Fabrizio Casari - f.casari@altrenotizie.org
Web Master Alessandro Iacuelli
Progetto e realizzazione testata Sergio Carravetta - chef@lagrille.net
Tutti gli articoli sono sotto licenza Creative Commons, pertanto posso essere riportati a condizione di citare l'autore e la fonte.
Privacy Policy | Cookie Policy