di Fabrizio Casari

L’Inter era seconda in classifica, poteva diventare prima, si ritrova terza. Un fine settimana calcistico decisamente imprevisto, almeno dai bookmakers. Il Milan, infatti, ha abbattuto l’Inter smentendo i pronostici, mentre il Lecce, davvero contro ogni previsione, stende l’Udinese dei miracoli che vede così parzialmente sfumare il sogno Champions, anche perché dovrà giocare proprio contro il Milan nelle prossime partite.

Il derby di Milano ha stabilito con qualche giornata d’anticipo non tanto la vittoria finale del Milan quanto l’addio dell’Inter al filotto di scudetti inanellato negli ultimi anni. Il Napoli, infatti, con la vittoria sulla Lazio, grazie ad evidenti errori arbitrali, ha scavalcato i nerazzurri al secondo posto. La sfida tra la squadra di Leonardo e quella di Mazzarri che vedrà lo scontro diretto al San Paolo, sembra infatti diabolicamente perversa: nel caso i campioni del mondo vincessero, sarebbero i protagonisti involontari del possibile, definitivo verdetto a favore del Milan.

Resta il fatto che in nove punti ci sono 4 squadre, il che indica un fine stagione al cardiopalma, anche per quanto riguarda gli errori arbitrali, che non sono stati pochi, ma tutti favorevoli al Palazzo e che, ci si può scommettere, continueranno a verificarsi nella stessa direzione. A darne un saggio sono state le partite di Milano e Napoli, dove due gol netti (addirittura clamoroso quello della Lazio) non sono stati considerati tali e, nelle stesse partite, alcune decisioni sulla concessione di rigori sono apparse almeno generose a favore di Milan e Napoli.

Il derby di Milano, diversamente da ciò che si pensava, ha detto che è molto più importante Lucio per l’Inter che non Ibrahimovic per il Milan. Ma l’ha perso soprattutto Leonardo, che non sembra aver compreso la differenza che corre tra una squadra equilibrata e una che non lo é. Giocare con tre punte e un trequartista significa infatti non creare necessariamente un vantaggio contro una difesa a quattro, mentre è certo che giocare con due centrocampisti contro quattro è sicuramente un modo per non vedere mai la palla a centrocampo, ridurre la protezione della difesa e tenere 40 metri di vuoto tra difesa e attacco.

Peraltro, Thiago Motta e Cambiasso cercavano di avvicinarsi come possibile alla zona offensiva e questo apriva letteralmente praterie al Milan, Leonardo, per antico ruolo, dovrebbe sapere che nel calcio le partite si vincono a centrocampo e, per antiche appartenenze, dovrebbe sapere che attaccare e lasciare il contropiede a Pato o Seedorf significa andare in cerca di guai serissimi. O l’Inter torna al rombo e lascia il 4-2 fantasia per le partite di beneficienza, o rischia di perdere anche quanto di buono fatto finora.

Il Milan, va detto, ha giocato di squadra e ha affrontato la partita con il doppio della grinta normalmente dimostrata. Probabilmente la paura di veder svanire le fatiche di un’annata e il desiderio di vendicarsi degli ultimi due anni di sconfitte nei derby ha moltiplicato le energie, ma anche aver risparmiato i suoi nazionali dalle trasferte con le rispettive squadre mentre gli interisti giocavano, ha avuto il suo peso. Resta il fatto che Leonardo i derby non riesce a vincerli, quale che sia la panchina che occupa.

Nota di stile: gli insulti che la curva e i giocatori hanno riservato a Leonardo dimostrano come i Galliani boys abbiano l’orizzonte sportivo limitato. Gattuso, in particolare, si è distinto nelle bestialità, cosa del resto non nuova ad un giocatore mediocre nella tecnica ma straordinario nell’aggressivitò, cui molto è stato ed è tutt’ora concesso dallo strapotere politico e mediatico del Milan. Rizzoli, che al Palazzo è per così dire “sensibile”, ha fatto il possibile per facilitare la vittoria rossonera, non convalidando il gol di Motta, non fischiando il fuorigioco di Robinho sul primo gol del Milan e tenendo in campo Van Bommel, reo di numerosi falli da cartellino giallo.

Il Napoli invece, ha corollato la sua vittoria grazie ad una tripletta del “matador” Cavani, davvero strepitoso e non da oggi, al punto che se gli azzurri si trovano al secondo posto molto è merito del bomber uruguayano, non certo del suo allenatore. Ma il successo della squadra di De Laurentis è arrivato anche grazie ad un gol non convalidato di Brocchi (il pallone era entrato di almeno mezzo metro) e alla generosa concessione di un rigore inesistente che ha lasciato pure la Lazio in 10.

Nonostante ciò, la Lazio ha messo davvero paura alla squadra di Mazzarri che, privo di ogni senso della decenza, non ha nemmeno voluto ammettere i due regali, raccontando la storiella del Napoli che ha meritato “nel complesso della partita”. Sarebbe bene che cambiasse atteggiamento Mazzarri: quando perde è colpa degli arbitri, quando vince è merito del Napoli. Quando riceve un torto urla e strepita, quando riceve un regalo tace.  E’ così che si prepara ad andare alla Juventus?

Reja, invece, dovrà pur spiegare come pensa di vincere oltre che di non perdere. Con la squadra in vantaggio Hernanes sarebbe stato fondamentale per tenere il controllo del gioco e tentare nello stesso tempo il colpo del ko. E’ vero che in trasferta si sono segnati tre gol, ma è anche vero che la difesa del Napoli, non proprio ermetica, poteva essere ulteriormente colpita. Davvero risulta difficile spiegare com’è possibile che i talenti calcistici vivano in panchina e gli onesti pedalatori vadano in campo. Va bene gli equilibri, ma tentare di vincere dovrebbe essere nel dna di una squadra che non ha molto da invidiare a quelle che la precedono in classifica.

E l’Udinese? Sconfitta nel punteggio e nel gioco da un Lecce garibaldino. Perché puoi anche giocare il calcio più bello del campionato, ma poi arrivi a Lecce e trovi un Bartolacci qualunque che t’infila due volte e rimanda a Udine il sogno della certezza di un posto in Champions. Ci sono ancora sette partite però e a Udine dovranno solo spegnere i canali degli incensatori e ritrovare l’umiltà di vivere sottotraccia e giocare senza nulla da perdere. Sarebbe davvero un peccato se la corsa di Guidolin dovesse fermarsi proprio ora.

Un’altra partita in chiave Champions era quella dell’Olimpico tra Roma e Juventus. I bianconeri, più incerottati che mai, hanno avuto ragione di una Roma mai davvero all’altezza delle necessità che la gara imponeva. Un buon primo tempo della Roma, un'ottima ripresa della Juve. I giallorossi dovevano vincere per riportarsi in quote importanti, ma non ce l'hanno fatta ed ora i primi posti appaiono troppo lontani.

Peccato, perché raggiungere o no la zona Champions non è indifferente per nessuno e, meno che mai, per una Roma che con la nuova proprietà solo in attesa di firma avrebbe davvero bisogno di partire con il piede giusto. Perdere il prestigio e i milioni di euro che la Champions porta con sé sarebbe gravissimo, non ultimo anche per le conseguenze sul piano della campagna acquisti e della programmazione. Le grandi firme non vanno in una squadra che non gioca la Champions. Del Neri invece, vince in uno stadio che non l’ha mai amato e, in attesa di sapere quale sarà la panchina su cui siederà il prossimo anno, si toglie una piccola soddisfazione.

Simeone ha già dimostrato di aver capito come rivitalizzare il Catania e metterlo in condizione di uscire prima possibile dalla zona retrocessione. Un Catania che si è presentato in campo con la grinta che aveva il suo allenatore quando giocava e che ha letteralmente asfaltato il Palermo, che pure aveva sconfitto il Milan nel turno precedente. Com’era facile immaginare, la sconfitta ha prodotto l’immediata e isterica reazione di Zamparini, che come con tutti i diciotto allenatori precedentemente assunti e licenziati, ha accusato Serse Cosmi di aver commesso errori elementari.

Nessuno sa a quale accademia del calcio abbia studiato Zamparini, ma aveva già dichiarato che il derby sarebbe stato “decisivo” per la sorte di Serse Cosmi; quindi non mancherà molto all’annuncio della sua sostituzione. Quello che sicuramente non dirà è che quello odierno è il quarto derby di fila perso dal Palermo e che Cosmi lo ha voluto proprio lui per sostituire Delio Rossi. L’emulo del fu Costantino Rozzi aiuterebbe molto il Palermo se davvero decidesse di farsi da parte o, almeno, tacere per un paio di mesi.

In attesa del licenziamento di Cosmi c’è già quello di Marino, che ha pagato la sconfitta casalinga del Parma contro il Bari. La squadra di Mutti, data ormai per spacciata, ha dimostrato di non voler lasciare la massima serie e che, se sarà costretta a farlo, ciò avverrà dopo aver lasciato l’anima sul campo: questo il messaggio del 2 a 1. Il Parma ripiomba invece nel pieno della lotta per la salvezza. Marino ha pure le sue attenuanti, giacché giocare senza quattro titolari squalificati non è semplice per un organico come quello del Parma, ma appariva comunque evidente un difficile rapporto di fiducia tra il tecnico e l’ambiente tutto, dai tifosi alla società. Tra Bari, Brescia, Cesena, Parma e Lecce sarà lotta all’ultimo respiro per decidere chi rimarrà in seria A.

La Fiorentina c’ha creduto e poi si è ricreduta. A proposito di condannati che non s’arrendono, il Cesena a fine gara è riuscita ad agguantare un pareggio prezioso e, senza una grande parata di Boruc, poteva addirittura sfiorare l’impresa. Sarebbe stato ingiusto per i Viola, ma anche giocare senza la necessaria concentrazione i finali di partita non lo é. Il Cagliari prende tre punti preziosi con Acquafresca, che castiga il Genoa ricordandogli la legge dell’ex, mentre tra Chievo e Samp si è consumato il pari annunciato. Dai flussi di scommesse, almeno.

di Fabrizio Casari

Totti, Del Piero e Di Vaio decidono il punteggio finale di Juventus, Roma e Bologna. Siamo nel 2011 ma sembra di tornare indietro di diversi anni. Eppure sono loro, alcuni dei vecchietti terribili, a risultare decisivi nella giornata odierna di campionato. Che registra, oltre allo stato di grazie dei campioni appena citati, un sensibile smottamento di classifica ai piani alti. L’Inter casalinga sembra somigliare a quella d’esportazione e se il Lecce di Di Canio, pur buona squadra, non è certo il Bayern Monaco, il Meazza di ieri alla fine della partita che ha vinto la squadra di Leonardo vittoriosa, sembrava l’Allianz Arena di cinque giorni prima.

La partita con il Lecce, infatti, pur non semplice, ha portato in dote un bottino importantissimo: tre punti in più in classifica e avvicinamento determinante a due dalla capolista, fermata a Palermo. Leonardo ha ripresentato il modulo fantasia, con tutti i suoi vantaggi e tutti i suoi limiti. Il vantaggio è certamente quello di una squadra che corre meno a coprire ogni spazio del campo e corre anche a velocità ridotta, privilegiando scambi stretti, possesso palla e verticalizzazioni che portano i campioni come Eto’o, Snejider e Pazzini a piazzare, prima o poi, il colpo decisivo. L’aspetto negativo è invece rappresentato dallo scarso filtro che i due centrocampisti sono in grado di esercitare a protezione della difesa, al quale si aggiunge lo scarso rendimento di alcuni che rende ancor più complicata la situazione.

Ma l’Inter arriva comunque al derby con soli due punti di svantaggio, dopo che al rientro dal mondiale la distanza era di 13 punti. Merito della squadra e del nuovo allenatore e demerito del Milan, che ha ceduto punti su punti. Tra questi, fondamentali quelli di sabato sera lasciati alla Favorita. Alla vigilia del derby, infatti, il Milan é inciampato addosso al Palermo, che tra le mura amiche è riuscito con un gol a ritrovare i tre punti che da diverso tempo non riusciva a portare a casa. I rossoneri dispongono ormai di soli due punti di vantaggio sull’Inter e il derby diventa quindi un appuntamento tremendo.

Il Napoli di Mazzarri é ad un'incollatura sotto l'Inter, a tre punti dal Milan, sola al terzo posto. La vittoria in casa contro un buon Cagliari e aver ritrovato Cavani nelle vesti di goleador consente di crederci. A meno tre dal Milan con il derby di Milano da giocare, con l'Inter che dovrà affrontarla al San Paolo, sarebbe impossibile non pensarci. Poi, com'é noto, la scaramanzia é parte notevole del mondo del calcio e dunque giocatori, allenatore e società faranno a gara per evitare di pronunciare la parola scudetto. Ma sognano, eccome se sognano..

L’Udinese, dal canto suo, non perde il vizio di vincere; ne segna due anche al Catania e vola al quarto posto a sei punti dal Milan. Alzi la mano chi immaginava a inizio stagione una simile posizione, un simile gioco e simili risultati. Non si possono che fare i complimenti a Guidolin, fresco di rinnovo contrattuale quanto consapevole che, bene che vada, riuscirà a tenere Di Natale, ma non certo Sanchez. E trovare un altro Sanchez, non sarà facile, dal momento che la valigia di soldi che Pozzo otterrà dalla vendita del “nino maravilla” non verrano reinvestiti se non in minima parte per l’acquisto di altri giovani di talento da far sbocciare nel campionato italiano. Questa, del resto, è sempre stata la politica societaria friuliana, a meno che l’eventuale ingresso in zona Champions (al momento più che alla portata) non porti con sé un cambio di programmi. In questo caso, vendere Sanchez potrebbe anche comportare un investimento importante per uno o più giocatori di livello alto.

La Roma di Montella strappa un punto importante in casa di una Fiorentina che veniva da uno score importante di punti. La doppietta di Totti permette ai giallorossi di portare a casa un risultato utile e vede il capitano giallorosso tagliare il traguardo dei 200 gol in serie A e 256 con la maglia giallorossa.

Non sono pochi, tutt’altro; non sono in tanti ad aver raggiunto questo traguardo e, se pure spesso non hanno permesso alla squadra di ottenere i trofei cui aspirava, hanno consentito comunque alla Roma di rimanere nell’olimpo del calcio italiano degli ultimi 15 anni. Con Zanetti, Maldini e Del Piero, Totti è uno di quei giocatori che sembrano imprescindibili dalla loro squadra e, contemporaneamente, rendono la squadra imprescindibili da loro.

La Lazio batte il Cesena. Non un’impresa grandiosa, ma quanto basta per riprendere un po’ di colore. Il gol è di Zarate, evento non frequente da quando Reja allena i biancazzurri. Altro evento non consueto è la vittoria della Juventus, che con il gol decisivo di Del Piero (bellissimo, tra l’altro) batte il Brescia e torna al sorriso. Ma sarà bene che Del Neri non s’illuda: il suo destino è comunque segnato.

Il Chievo espugna il campo del Bari. E’ da dodici partite la squadra di Bartolo Mutti non riesce a vincere. Tre mesi senza vittorie non potevano che generare le proteste dei tifosi come quelle viste sugli spalti del San Nicola e persino negli spogliatoi, nei confronti di Almiron. Ma l’imputato principale, per i tifosi, è il presidente Matarrese. Il problema, ormai, non è tanto quello della posizione in classifica alla fine del campionato, che nemmeno un miracolo potrebbe portare a rimanere in serie A, ma quello dell’ambiente attorno alla squadra, che rischia davvero di divenire incandescente.

Ennesima sconfitta, poi, per la Sampdoria. La sconfitta, maturata in casa ad opera del Parma, lascia la squadra di Garrone a 31 punti. Tre punti più in basso e comincia la zona retrocessione. Davvero un mesto tramonto per una squadra che meriterebbe, per storia e immagine, per tifo persino, un altro passo e un altro posto in classifica.

di Fabrizio Casari

Il capitano della Roma mette il suo doppio timbro sul derby e dedica la sua doppietta contro la Lazio (la prima in tutta la sua carriera) alla famiglia Sensi. Un modo affettuoso di proporre il brindisi ad un'avventura che in molti ritengono conclusa, ma che per altri ha tutte le condizioni per ricominciare. E nemmeno la lotta per lo scudetto sembra concludersi. Il Milan non ha saputo approfittare del mezzo passo falso dell’Inter e, sovvertendo tutti i pronostici della vigilia, si è fatto fermare in casa da Bari.

I cultori della democrazia calcistica saranno anche lieti del risultato: la capolista gioca in casa e, oltre a dover recuperare lo svantaggio, non riesce a battere l’ultima in classifica. Ma i tifosi milanisti contenti lo sono molto meno, dal momento che alla mancata vittoria si è aggiunta anche l’espulsione di Ibrahimovic, che ha ritenuto di dover assestare un colpo in risposta ad un contrasto.

Un fallo di reazione che rischia di costare caro al fuoriclasse svedese, evidentemente nervoso per il fatto che non segna da un mese: se il giudice sportivo deciderà di utilizzare la mano ferma come in altre precedenti occasioni, Ibrahimovic salterà il derby decisivo con l’Inter. Se invece Galliani saprà imporre alle istituzioni calcistiche i suoi interessi, come spesso è successo in passato, allora la punizione sarà più blanda, quasi un turno di riposo.

L’Inter, dal canto suo, soprattutto alla luce del pareggio tra Bari e Milan, ha perso una grande occasione per ridurre decisamente le distanze dalla vetta. Il pareggio di Brescia è stato il risultato di tre fattori: l’errore di Leonardo nel procedere ad alcune sostituzioni, la tragedia di Cordoba, che ha regalato al Brescia un gol, un rigore e la superiorità numerica, e lo straordinario Julio Cesar che, parando un rigore a tre minuti dalla fine, ha evitato la sconfitta dei nerazzurri.

Leonardo ha privato la squadra di Lucio, Pazzini e Nagamoto per inserire Cordoba, Karjia e Materazzi. I tre entrati sono visibilmente giocatori non all’altezza di una squadra di vertice: due per evidente mancanza di forma e raggiunti limiti d’età, il terzo per inadeguatezza tecnica e agonistica. E se si comprende l’uscita di Lucio, infortunato, non si capisce davvero perché far uscire Pazzini (che non potrà giocare con il Bayern) per far entrare il franco-marocchino, impalpabile e molle. Certo, l'uscita del fuoriclasse brasiliano ha messo in crisi una difesa fino a quel momento ottima; Ranocchia non era in grande serata e Materazzi a sinistra e Cordoba in mezzo hanno fatto il resto.

Le sostituzioni hanno confuso l’assetto tattico della squadra, (già priva di Cambiasso, Samuel, Chivu, Thiago Motta e Milito per infortuni vari) e l’hanno schiacciata davanti alla propria area permettendo il forcing finale del Brescia. Solo appunto grazie a Julio Cesar, non ha trasformato una vittoria utilissima in una sconfitta rovinosa. Non erano due o tre i gol di vantaggio e non c’era da rilassarsi. E se si pensava al Bayern, perché far uscire Pazzini? E se si voleva difendere il risultato, Obi e lo stesso Mariga non sono forse più adatti al contenimento di quanto non lo sia Karjia?

Scendendo giù per la classifica, non si può non guardare al 4 a 0 con il quale la sempre più straordinaria Udinese ha asfaltato il Cagliari in casa. Sanchez e Di Natale si dimostrano la coppia di attaccanti più in forma del campionato, godendo per di più, oltre dei loro straordinari mezzi tecnici e dell’intesa raggiunta, di un gioco di squadra che è veloce, spumeggiante, a tratti bellissimo e che ha nei due attaccanti dei veri e propri terminator. La squadra di Guidolin gioca davvero il miglior calcio del campionato e il bottino di reti collezionato fino ad ora racconta di un attacco stellare. Senza contare che, dopo lo sbandamento dell'inizio del campionato, successivamente un numero di risultati utili come quelli colti dai friuliani hanno fatto assumera la caratteristica di un cammino da scudetto. Altro che provinciale di lusso.

Ovviamente Pozzo gongola due volte: la prima guardando la posizione di classifica della sua squadra che, scavalcando di due punti la Lazio, si è portata al quarto posto subito dietro al Napoli, vincitore nel posticipo per 3 a 1 sul Parma. La seconda pensando al pacco di milioni di euro che riscuoterà con la vendita di Sanchez a Giugno. Il bomber cileno, ha infatti diversi e facoltosi pretendenti, su tutti il Manchester United e l’Inter. Sarà quindi una vera e propria asta a definire il futuro del “nino maravilla”.

Il derby romano se l’è aggiudicato la Roma, battendo per 2 a zero la Lazio. Due gol su calcio piazzato, ma soprattutto due gol di Totti. Si è così materializzato l’incubo peggiore per i laziali: quinta sconfitta consecutiva nei derby e, per giunta, per opera del capitano romanista. La partita è stata decisamente bruttina; per tutto il primo tempo si è sostanzialmente giocata a centrocampo e, in generale, ha avuto un tasso di agonismo superiore a quello dello spettacolo. Colpa soprattutto della Lazio, che è sembrata credere poco alla possibilità di vincere la partita. La squadra di Reja ha confermato la sua stiticità in zona gol; la sua permanenza nelle zone alte della classifica è infatti resa possibile da un grande rendimento della sua difesa. Non a caso i biancazzurri non hanno subìto gol su azione, ma non hanno nemmeno fatto un tiro in porta degno di nota in 90 minuti.

La Roma invece, che ha lasciato in panchina Borriello (mister 25.000 gol, come si è autodefinito con evidente modestia) pur dispensando diversi errori in fase d’impostazione per tutto il primo tempo, ha mostrato più cattiveria agonistica e maggiore esperienza nella gestione della partita, due elementi rivelatisi decisivi ai fini del risultato. Ancora una volta è risultato decisivo Pizarro, che ha dato i tempi e i ritmi della manovra senza mai buttare un pallone e si è anche procurato la punizione che ha sbloccato il risultato, oltre ad aver colpito una traversa con un gran tiro. L’augurio, per Montella, è che il clima nello spogliatoio migliori una volta per tutte e che la Roma accolga i nuovi proprietari con un posto in Champions League.

La Juventus sembra proprio non saper più vincere. Quale che sia l’avversario, a casa o in trasferta, la squadra di Del Neri non riesce più a ottenere i tre punti. L’area Europa League, pure ancora alla portata, rischia però di divenire scivolosa, dal momento che le squadre che la precedono cominciano ad assumere la configurazione di una brigata e quelle che potrebbero superarla (Fiorentina innanzi tutto) sembrano attraversare un buon momento. Farsi rimontare a Cesena non ha certo contribuito alla stabilità dello spogliatoio, ma sembra evidente che l’allenatore non ha più in mano le redini della squadra. Esonerare un allenatore a campionato in corso non è una soluzione alla quale la Juventus ricorre abitualmente, ma in questo caso è possibile che la prossima gara sia il definitivo esame d’appello.

Nel posticipo, come si diceva, il Napoli ha sconfitto il Parma per 3 a 1. Il rientro di Lavezzi ha permesso a Mazzarri di riproporre il tridente d'attacco e ora i partenopei si trovano ad un solo punto di distanza dall'Inter, che sarà ospite tra qualche settimana proprio al San Paolo. Il finale si annuncia agitato. La Fiorentina sembra ormai definitivamente sulla strada della ripresa e l’uno a zero con cui conquista i tre punti sul campo del Chievo (normalmente tutt’altro che facile impresa) la portano a soli due punti in classifica dalla Juventus. Il Catania di Simeone trova finalmente la vittoria contro la Sampdoria, che ormai colleziona solo sconfitte e si trova a soli tre punti dalla zona retrocessione. Sembra invece far bene la cura Morandi al Bologna, che espugna Lecce portandosi in zona sicurezza, mentre il Palermo di Zamparini e Serse Cosmi perde anche in trasferta contro il Genoa, attestandosi a 40 punti. La differenza tra il Palermo del girone d’andata e questo, è drammaticamente evidente, Quasi come quella tra un tecnico preparato come Delio Rossi e Cosmi; quasi come quella tra un presidente e Zamparini.

di Fabrizio Casari

A dieci giornate dalla fine, il campionato continua a riservare poche sorprese. Il Milan, superata anche la Juventus, mantiene stretto il suo vantaggio di punti sull’Inter. Il gol di Gattuso ha definito con chiarezza la rabbia agonistica dei rossoneri, che sentono il fiato sul collo dei nerazzurri, ed ha anche inviato un messaggio chiaro a chi insegue: non ci pensiamo per niente a mollare proprio sul più bello. Perché appaiono sempre più importanti quei cinque punti che separano la prima dalla seconda, soprattutto quando dovranno misurarsi tra tre settimane in un derby che si annuncia decisivo.

Ma la vittoria del Milan porta con sé anche un altro verdetto: l’uscita della Juventus dalla zona Champions. La partita non è stata bella, ma agonisticamente giocata con grande furore. Ma la differenza tra le due compagini è apparsa chiara. Ed è di scarso rilievo il fatto che il gol milanista sia stato soprattutto una grande papera di Buffon, perché si è vista in campo una Juventus incapace di tirare in porta una sola volta in porta durante tutto l’arco della partita. Non sono servite le buone e le cattive maniere; non sono bastati gli appelli e i rimproveri. La Juventus paga il fatto di non avere una compagine in campo, in tribuna e in società all’altezza della sua storia e delle sue ambizioni. Ovvio che i tifosi chiedano l’esonero di Del Neri, ma non avrebbe molto senso, ora, se non per prendere subito l’allenatore “top” cui affidare un progetto, prima ancora che una squadra. Altrimenti meglio aspettare Giugno.

L’Inter, obbligata a vincere comunque per non perdere di vista le luci posteriori della locomotiva Milan, ha asfaltato il Genoa per 5 a 2. Nonostante il primo tempo si sia chiuso in vantaggio per i grifoni, grazie al fatto che i nerazzurri avevano lasciato la testa negli spogliatoi, la ripresa ha visto l’immediato cambio di rotta. Alla fine, la lezione è questa: se hai in squadra un calciatore come Eto’o, puoi anche permetterti il lusso di giocare 45 minuti su 90. Il fuoriclasse camerunense in un quarto d'ora sdraia il Genoa con le sue prodezze, firmando tra l’altro il 3 a 1 dei nerazzurri con un gol semplicemente pazzesco.

Il Napoli perde ulteriori due punti al cospetto delle milanesi, pareggiando in casa con il Brescia. Mazzarri viene espulso per proteste causa un mancato rigore per i partenopei e questa è la notizia più saliente dell’incontro. Villareal e Milan sembrano aver spento la cenere che covava sotto il Vesuvio. La Roma, grazie ad un rigore nel finale, riesce ad avere ragione del Lecce, portando a casa tre punti che non dicono niente di diverso da quanto detto fino alla  vigilia. I problemi sono rimasti intatti, ma almeno la classifica si muove.

La Lazio s’impone all’Olimpico contro il Palermo del neo arrivato Serse Cosmi. L’allenatore nuovo non fa una squadra nuova, a maggior ragione se il ruolo prefissato è quello del traghettatore; sarà infatti compito di Gasperini quello di sedersi sulla panchina rosanero per il prossimo anno. L’ex-allenatore del Genoa, nonostante le smentite di prammatica, ha già firmato l’accordo con Zamparini.

Gasperini è un ottimo tecnico, ma non si capisce se sia stato scelto solo per questo o, anche, per essere uno dei pochi in circolazione che Zamparini non ha ancora assunto e licenziato. E se Delio Rossi ha dovuto lasciare il Palermo, probabilmente anche Di Carlo dovrà lasciare Genova, sponda Samp. La sconfitta dei doriani contro il Cesena sembra essere stata decisiva per una decisione in tal senso. Anche qui, non si capisce come si possa pensare di vendere Cassano e Pazzini e chiedere poi all’allenatore un cammino di successi.

La Fiorentina schianta il Catania con una doppietta di Mutu e un gol di Gilardino. Al Catania non basta aver chiamato Diego Simeone sulla sua panchina; aprire un supermercato estero serve a poco se poi si acquistano giocatori più adatti alla serie cadetta. Il Bologna raggiunge il pareggio in zona Cesarini, contro un Cagliari che, obiettivamente, avrebbe meritato i tre punti e tra Chievo e Parma finisce a reti inviolate. Un risultato che fa comodo a entrambe. L’Udinese, da parte sua, continua a vincere e a guadagnare posizioni in zona Europa League. La vittima di ieri è stata il Bari, che anche senza Ventura non pare ritrovare motivazioni e qualità tecniche per riprendersi. Il miracolo dell’anno scorso è già stato archiviato nel faldone delle nostalgie.

di Fabrizio Casari

Che il Milan sia primo in classifica, quest’anno non stupisce. Che seconda, a cinque punti, vi sia l’Inter, fino ad un paio di mesi orsono sembrava invece impossibile. Ma la lotta scudetto è tra le due milanesi, anche se cinque punti di differenza non sono pochi, pur essendoci un derby di mezzo. Intanto il Milan contro il Napoli ottiene una vittoria schiacciante, persino oltre il già rotondo punteggio di 3 a zero.

E se il rigore che apre la strada al successo milanista risulta un aiutino ben confezionato, la vittoria rossonera viene ratificata da una serataccia del Napoli, che non effettua nemmeno un tiro in porta nell’arco dei 90 minuti. L’assenza di Lavezzi non basta a spiegare la debacle della squadra di Mazzarri: Hamsick e Cavani hanno le polveri bagnate e la difesa partenopea non ha classe e tecnica sufficienti a fermare uno scatenato Pato e Ibrahimovic. Seppure Mazzarri troverà nella concessione del rigore conferma ai suoi sospetti (anticipatamente ed abbondantemente diffusi) circa la delicatezza della vicenda arbitrale in ordine alla lotta-scudetto, altre saranno e risposte ad una debacle che sembra confermare come il Napoli sia temibile soprattutto in casa, mentre fuori accusa evidentemente un calo di personalità.

L’Inter supera il Napoli in classifica riuscendo ad avere ragione di una Sampdoria tutta corsa, muscoli e contrasti grazie a due dei suoi fuoriclasse, Snejider ed Eto’o. La Samp si è difesa cercando il colpaccio in contropiede; difendeva con dieci uomini e ripartiva con tre. Ma la coppia di centrali dell’Inter, soprattutto Ranocchia, non ha in Maccarone l’uomo in grado di metterli alle corde.

La difficoltà dell’Inter in fase di costruzione aveva una sua spiegazione logica nell’assenza di Thiago Motta e Cambiasso, mentre l’assenza di Maicon (seppur supportata da una buona prova di Nagatomo) ha tolto ai nerazzurri il loro schema preferito, che vede il brasiliano involarsi sulla fascia e creare la superiorità numerica nella zona destra dell’attacco utile a scambi ravvicinati e a cross dal fondo. C’è quindi voluta una magia dell’olandese ed uno spunto del camerunense a formare il k.o. finale. Il risultato di Milan-Napoli ha quindi determinato una nuova testa della classifica.

La vittoria per 7 a zero dell’Udinese sul Palermo, consegna al campionato l’ennesima cacciata di un allenatore. E’ toccato, infatti, a Delio Rossi lasciare la panchina del Palermo. Che pure, per tutta la prima parte della stagione, aveva mostrato un grande gioco e degli ottimi risultati. Ma l’irruenza e l’incompetenza di Zamparini, che ha ormai il record assoluto di allenatori licenziati e di teorie bislacche spacciate come verità assolute, si é così manifestata. Erano settimane che il patron cercava un “casus belli” per potersi disfare di Delio Rossi, tra i tecnici più preparati della serie A, dopo essersi liberato di Sabatini, ottimo manager di calcio. Zamparini è davvero singolare: vende ogni pezzo pregiato, da Cavani a Krjiaer, e poi chiede all’allenatore di migliorare il rendimento.

Non solo: ogni sconfitta o pareggio diventa occasione per parlar male del tecnico, indebolendolo così nello spogliatoio; ma la vanità patologica del patron ha bisogno di parole ed atti che lo portino all’attenzione mediatica. Allenare a Palermo con Zamparini significa dover fare le nozze con i fichi secchi e, per giunta, dover sopportare umiliazioni e cafonerie d’ogni tipo. Andando avanti così, non ci saranno più nomi disponibili sulla piazza e Zamparini, autoconvintosi di essere un grande intenditore di calcio, dovrà prendere un diploma di allenatore a Coverciano, per poi allenare e licenziarsi da solo.

L’Udinese, invece, è splendida per come macina gioco, ma sarebbe solo una discreta compagine senza Sanchez e Di Natale, due autentici gioielli. Però, per una volta, non ci sommiamo ai complimenti di tutti: vincere è bello, umiliare no. Infierire su una squadra visibilmente alle corde non è spettacolo che ci piace. Sul 4 a zero, a risultato definitivamente acquisito, una dose buona di fair play sportivo non avrebbe guastato. Sarebbe bene che la società guidata da Pozzo, che ama autocelebrarsi senza sosta, apprendesse e poi trasmettesse ai suoi giocatori una dose di classe e di stile superiore a quella presente nelle giocate.

Finisce prima di cominciare, pare l'effetto Montella sulla Roma. La rimontella, stavolta, l’ha fatta il Parma. Hai voglia a parlare di assetto tattico in campo: gli invasati della modulistica argomentano su schemi e disposizioni sul terreno di gioco buone solo per discutere a Coverciano, ma gli schemi contano poco quando gli interpreti hanno finito la benzina. La Roma non ha mai dato l’impressione, neanche sul 2 a 0, di poter agevolmente controllare la partita fino al 90°. La squadra, che con l’uscita di Pizarro ha visto uscire anche idee ed equilibrio, ha dimostrato un difetto di tenuta atletica, oltre ad una scarsa concentrazione. Peraltro, godere dell’infelice titolo di terza classificata nell’infausta classifica delle difese più violate, mal si sposa con i nomi - quasi tutti di spessore - che quella difesa compongono.

Il nuovo allenatore, prematuramente individuato come il demiurgo delle piaghe manifestatesi con Ranieri, avrà molto da lavorare. Assetto difensivo, tenuta atletica, concentrazione ed equilibrio tra i reparti sono presupposto e insieme conseguenza di uno scarso rendimento dei suoi singoli più importanti. E pensare che il problema sia Menez è una follia. Inoltre, l’uscita di scena di Ranieri ha tolto l’ultimo alibi. Il quarto posto è ancora possibile, anzi doveroso: difficile spiegare ad una compagine straniera che si appresta a sbarcare in Italia che la loro squadra non sbarcherà nell’Europa che conta.

La Juventus ormai è questione che esula dal campo. Del Neri è tecnico abitualmente capace di far giocare con velocità ed intensità  le sue squadre, ma il suo curriculum parla chiaro: ottimo allenatore con giocatori di scarso e medio valore, coscienti di essere tali. Del Neri sa motivarli, sa plasmarli, sa renderli un corpo unico, trasformando scarse doti tecniche in notevoli capacità tattiche ed agonistiche. Ma quando le squadre sono composte da giocatori “top”, e soprattutto quando credono di esserlo e non lo sono, difficile riuscire a fargli macinare chilometri e rapidità; se sono convinti di essere tecnicamente superiori, difficilmente accettano di giocare come gregari. O almeno Del Neri non arriva a tanto e non è un caso che le sue due esperienze con squadre di vertice siano fallite, mentre il suo Chievo e la sua Sampdoria hanno realizzato campionati di alto profilo.

Del Neri, insomma, sembra essere più adatto a squadre di scarso-medio valore con ambizioni di buon piazzamento: sa valorizzarle e fargli rendere al massimo, mentre non riesce ad imporre - anche per mancanza d’esperienza - identico start alle grandi. Il segreto sta tutto qui: serve un allenatore capace, per carisma personale, per storia di successi e “tituli”, sia in grado di azzerare auto convincimenti fallaci e riportare tutti sulla terra: questi, però, non è e non può essere Del Neri, che ha vinto nulla rispetto a molti dei suoi giocatori cui dovrebbe imporre un diverso profilo.

E tantomeno può avere successo un personaggio come Marotta, sopravvalutato e privo di curriculum adatto ad ottenere il rispetto e la considerazione di una piazza “pesante” come quella di Torino. Non c’è più l’Avvocato, non c’è più Moggi e non c’è più Capello (ben più di Lippi). Come potrebbe essere la stessa Juventus? Ma trecento milioni di euro in cinque anni avrebbero almeno dovuto proporre un rendimento migliore. Invece di assumere e licenziare allenatori e Dg, si dovrebbe avere il coraggio di pescare un leader della panchina e poi, con lui, rifare una Juventus all’altezza della sua storia.

 

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