Arabia, l’ora della punizione

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Costa Rica: proibito scioperare

di Giorgio Trucchi

La Costa Rica non smette mai di stupire. Presentata come la nazione latinoamericana ‘verde’, ‘ecologica’ e ‘pacifica’ per eccellenza, e collocata dall’Onu al dodicesimo posto dei paesi più felici al mondo e al primo tra quelli dell’America latina, la novella “Svizzera centroamericana” ha però parecchi scheletri...
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di Alessandro Iacuelli 

C'è qualcosa che non va, nella nostra Europa, e si vede soprattutto quando non vengono resi noti i dati su una possibile fuga radioattiva che sta interessando una grossa fetta del continente. La nostra è un'Europa dove non si tace di nucleare solo quando è quello degli altri. Così, dopo mesi di attenzione mediatica su Fukushima, ora si parla di nucleare solo associandolo all'Iran, e calando un pericoloso velo di silenzio su quanto avviene in casa nostra.

Lo scorso 11 novembre, l'IAEA ha distribuito uno scarno comunicato stampa, di poche righe, in cui affermava di avere ricevuto da parte dell'Uffico di Stato per la Sicurezza Nucleare della Repubblica Ceka l'informazione di un aumento di Iodio-131 in atmosfera. Aumento al di sopra delle soglie naturali, quindi causato da un'emissione industriale di materiale radioattivo, ma subito etichettato come "very low".

Cosa ancora più grave, nello stesso comunicato si legge che altri aumenti di concentrazione di Iodio-131 si sono verificate "in other locations across Europe", senza specificare dove. Viene annunciato che c'è stata o c'è una fuga radioattiva, che potrebbe esserci stato o essere in corso un incidente nucleare "in giro per l'Europa", ma senza specificare né dove né tanto meno quale sia la sua possibile dimensione. Viene annunciato che c'è un incremento di concentrazione di Iodio-131, ma non viene assolutamente detto di quanto. Senza valutazione numerica, non viene data alcuna misura di alcun fenomeno.

Piuttosto grave, come evento. Nel caso del nucleare, per evitare inutili rischi - e ben lo sanno a Fukushima come a Chernobyl come a Tricastin - per prima cosa andrebbe data un'informazione corretta e completa. Stavolta invece non c'è alcuna informazione: l'unica risposta al comunicato dell'IAEA è stata da parte dello stesso Ufficio della Repubblica Ceka che ha dato l'allarme, risposta che in definitiva dice soltanto "non siamo stati noi".

Se con la mente torniamo agli anni scorsi, quelli nei quali il nucleare francese, da sempre considerato come un gioiello tecnologico europeo, ha accusato decine e decine di piccoli incidenti nucleari qua e là sul proprio territorio, salta subito all'occhio che in ogni caso l'Agenzia per la Sicurezza Nucleare ha sempre dichiarato immediatamente che c'era stato un incidente o una fuga radioattiva. Certo, nella stragrande maggioranza dei casi si è trattato di comunicazioni volte a minimizzare l'accaduto, ma mai si è verificato che i cugini d'oltralpe abbiano cercato di tenere nascosto un evento. Stavolta invece non si sa da dove sia partita l'emissione di Iodio-131 in atmosfera!

Lo Iodio-131 è uno dei sottoprodotti della fissione nucleare sia dell'Uranio sia del Plutonio, pertanto c'è poco da scherzare: in un qualche luogo d'Europa, non certo nel lontano Giappone o in quell'Iran tenuto sotto lo sguardo di tutti, c'è stata una fuga di Iodio-131 in atmosfera. Non c'è altra possibilità. Da dove? Cos’è successo? Cosa sta succedendo? Tutte domande che ancora in questo momento non hanno risposta e non è detto che l'avranno.

Secondo alcune fonti giornalistiche gli altri due Paesi europei dove è stato registrato un aumento di Iodio-131 sarebbero l'Ungheria e l'Austria, ma non esiste ancora alcuna conferma o smentita. Fatto sta che l'aumento di sostanza radioattiva riguarda già tre Paesi europei, di cui uno a ridosso dell'Italia. Se c'è una nube radioattiva che si sta espandendo su Ungheria, Austria e Repubblica Ceka, allora è abbastanza ampia da essere un problema per l'intera Europa, o quanto meno meritevole di essere resa di pubblico dominio, invece...

Trattandosi di Paesi dell'Europa centro-orientale, viene in mente l'ipotesi di qualche problema in qualche centrale di un Paese d'area ex-sovietica, ma senza comunicazioni ufficiali, senza un'Agenzia di Stato che annunci un: "Sì, viene dal nostro territorio", c'è il rischio di non riuscire a cavare un ragno dal buco.

Il giorno dopo il comunicato dell'IAEA, siamo quindi al 12 novembre, anche i rilevatori di radioattività in Svezia sono scattati relativamente al superamento delle soglie di Iodio-131. La differenza tra la Svezia e gli altri Paesi è che immediatamente i giornali, Stockholm News in testa, ne hanno dato la notizia. A seguire, nelle ore successive, la stessa sorte è toccata alla Danimarca, alla Polonia, nel pomeriggio, secondo quanto annunciato dalla Reuters, anche in Slovacchia e in Germania. E con questo, la nube di Iodio-131, per "very low" che sia, si è già estesa su mezza Europa.

Per carità, la nube ha intensità "very low", se non fosse che anche a basse concentrazioni, alla lunga lo Iodio-131 provoca il cancro e può contaminare latte e vegetali. Cosa sta succedendo, e perché non ci viene detto?

Interpellato in proposito dalla Reuters, Massimo Sepielli, dell'ENEA, ha giustamente dichiarato che non è detto si tratti di un problema ad una centrale nucleare: "Potrebbe venire dal trasporto di materiale nucleare, oppure da una fabbrica di materiali per la radiologia, o da un sommergibile nucleare e da altre cose più complicate", ma non è possibile, solo misurando la radioattivià, comprenderne la fonte.

Eppure, non può essere un mistero. Dai tempi della guerra fredda, l'intero pianeta è cosparso di rilevatori e sensori che costantemente registrano gli aumenti di radioattività in atmofera e a terra. Nacquero per individuare i test di armi nucleari, oggi esistono ancora e fanno capo al CTBTO, un'organismo internazionale che raccoglie i dati provenienti da tutta la rete mondiale.

Il CTBTO è tenuto al silenzio con la stampa e con il pubblico, ma quotidianamente comunica tutti i dati in suo possesso all'IAEA, all'ONU, a vari organismi internazionali e ai Governi di tutto il mondo. Pertanto, non è possibile che ancora oggi non si sappia da dove arriva lo Iodio-131 che svolazza sull'Europa, e in che quantità. Così come per Fukushima, anche in questi giorni i dati rilevati dalla rete di sensori del CTBTO non sono stati comunicati né alla comunità scientifica internazionale né alla stampa.

Fatto sta che abbiamo una nube radioattiva in piena Europa: mentre pensiamo a cosa altro dire per sugellare che solo l'Iran è un pericolo, fingiamo di non vedere cosa sta succedendo in casa nostra. Nube di Iodio-131 che, dall'Austria alla Svezia, c'è. C'è ma non ne sappiamo nulla, né in termini di intensità, né di estensione. Pertanto non abbiamo informazioni in termini di pericolosità, pur continuando a mangiare insalate quotidianamente. Non ne sappiamo nulla, eppure si sà. Si sà dove si è originata, che dimensione ha e tutto il resto ma, per un motivo che non ci è noto, è stato altrove deciso di non dircelo. Noi però vorremmo saperlo.

 

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