Il partito di governo, il FSLN, e la sua formula presidenziale, sono nel mirino di chi dice che l'attuale modello di governo è sconfitto e che si tratta di una dittatura; si sentono con il diritto e la forza non solo per rovesciarlo, ma per farlo con una rivoluzione che mira a finire e spazzare via tutto ciò che il Sandinismo rappresenta.
 
E’ da poco più di tre mesi fa che il paese è regredito, con l'inizio di un incubo che è iniziato il 18 aprile. Abbiamo visto molti antisandinisti in marcia per le strade, gridando odi che in seguito hanno dato luogo alla vendetta e ha reso il crimine organizzato lo strumento fondamentale per liberare il terrore e quindi sottomettere il paese in nome della "democrazia e libertà" che offre uno stato di morte e paura senza precedenti nella nostra storia.
 
Questo dissolutezza diabolica che in realtà spaventa e conta con la benedizione di santi oli di qualche settore religioso, non è un'espressione libertaria o qualcosa di simile, ma il nazismo che cerca lo sterminio, prima e dopo la sua prevista presa del potere sui sandinisti e di tutto ciò che questo rappresenta, dai suoi leader alle sue istituzioni, ai suoi risultati ottenuti.

Qualcosa di simile accadde quando, nel 1990, Doña Violeta Barrios de Chamorro salì al potere. L'allora UNO, alla quale anche io appartenevo come parte della sua struttura della comunicazione, pretendemmo di schiacciare i sandinisti, indeboliti dai danni che fece l’MRS di Sergio Ramirez Mercado, lo stesso di oggi. Lo perseguitammo al punto che rendemmo Daniel Ortega una vittima e lui, che scelse di mantenere vivo il FSLN, prima riunì la base di sopravvivenza del partito per metterlo in modalità difensiva e poi lo fece governare "dal basso". Per quanto ci hanno provato con Arnoldo Alemán prima e più tardi con il signor Enrique Bolaños, di ingrato ricordo, eliminarlo non è stato possibile e, al contrario, il sandinismo guadagnò terreno e ricominciò a crescere fino a quando non riprese il potere nel 2007.

 

Quanto era assurda quella persecuzione. Un errore di formato ci ha portato ad affrontare il FSLN inutilmente, in un momento dove serviva invece stabilità per far ripartire un paese distrutto dalla guerra. E quindi, l’odio contro i sandinisti ha costretto i sandinisti a difendersi come un animale ferito, attaccando i loro aggressori e dimostrando di essere un potente opposizione in ogni ambito. Se allora avessimo capito che il dialogo era ed è il meccanismo più civile per la risoluzione delle contraddizioni politiche, il Nicaragua sarebbe stato migliore di quanto non fosse prima del 18 aprile, quando l'irresponsabilità ha acceso la miccia ad una follia criminale che ci porta indietro ed esaspera gli autori intellettuali e i consiglieri "spirituali" del presunto colpo di stato.

Personalmente non avrei mai immaginato che potesse esserci tanto odio nascosto. La mancanza di rispetto della dignità umana da parte dei cosiddetti "democratici" è indescrivibile se chi cade nelle loro grinfie è un sandinista. Quelli che hanno le asce e i coltelli di tale carneficina sono circa cinquemila individui che, intellettualmente ed esecutivamente, gestiscono tutta questa vendetta, con la sponsorizzazione multimilionaria e il finanziamento di interessi politici esogeni e del crimine organizzato.

 

Coloro che lo fanno rispondono come marionette ai burattinai del MRS e hanno raggiunto finora, che permea la mente anche i sandinisti che hanno aperto gli occhi e sono solo riusciti fino ad ora a permeare la mente persino dei sandinisti, che hanno ora aperto gli occhi e sono tornati a casa dopo aver capito che stavano mettendo su un piatto d'oro la corda con cui li avrebbero impiccati se vesse avuto successo l'illusoria "rivoluzione civile", alla quale fece riferimento un alto esponente del clero quando strappò il microfono nel dialogo nazionale per sottolineare il suo lontano impegno spirituale per evitare la violenza, ma anche il suo profondo interesse per far emergere sotto protezione la sua investitura come personaggio politico e, come lui, ce ne sono ancora altri due con lo stesso appetito.
 
In questo contesto, ho notato che un giovane imberbe e offensivo, solo una pedina utile di interessi politici (che alla fine lo tratterà come uno scarto d’immondizia), dopo aver ripassato in una stanza d’albergo il suo discorso, ha osato gridare, niente più e niente meno che al presidente della repubblica, che quella riunione plenaria non era un tavolo di dialogo ma di resa e che doveva imporre le regole della sua uscita dal potere.

 

Non cessa mai di essere vero che la violenza genera altra violenza e, di conseguenza, i sandinisti diffamati, umiliati, castigati, torturati e uccisi, si erano ritirati in casa, sacrificando anche il diritto di difendere la propria vita come risposta disciplinata alla raccomandazione del presidente del Nicaragua e del segretario generale del FSLN, affinché le tristi statistiche che oggi ci addolorano non fossero più grandi.
 
Questo però è stato il fraintendimento tra i golpisti, una scommessa trionfalistica che riteneva che il FSLN potesse essere sconfitto e poi l'idea di un terza "Revolucion" ha alimentato la sedizione e le stridenti grida dittatoriali dei loro promotori nei media hanno cominciato a modellare l'aggravarsi della crisi, proclamare dai falsi territori liberati, vendere l'offensiva finale e persino fare congetture sui nomi di una giunta di governo provvisoria e di conseguenza la conformazione del governo di governo.
 
Coloro che pensavano in modo indifferente a qualsiasi interesse nazionale, ma appassionati di interesse personale e di potere per cominciare a dividersi la res-publica, hanno cominciato a indebolirsi a vicenda e, mentre il tempo passava, le marce sono diventate meno affollate, i blocchi ad essere smantellati, le barricate ad essere demolite, i membri delle bande individuati e arrestati, il finanziamento del colpo di stato dimostrato e con questo, tutta la verità su questa furia esce dall'oscurità.

Tutta questa involuzione golpista è dovuta all'impero dell'intelligenza sulla forza bruta. L'FSLN ha una leadership politica che sa come misurare i tempi e come muoversi silenziosamente di fronte al retrocedere dell'intransigenza e oggi più che mai sa che questo è un governo sostenuto su un base mostruosamente grande e che non sarà sconfitto dalla pretesa del "togliti tu che mi metto io".  E' ora in una fase che gli permette di andare alla celebrazione di un 19 luglio mai visto prima, perché quello che ha fatto il nazismo creolo è stato unire e risvegliare un gigante addormentatosi nel corso degli ultimi undici anni nella pace delle sue conquiste.

 

Il Fronte Sandinista - di cui non sono un membro, solo analizzo ed espongo ciò che vedo - ha realizzato un progetto che nessuno in passato non era nemmeno mai stato in grado di offrire, ed è così tanto quello che ha fatto, dalle condizioni di stabilità alla sicurezza, che si è adattato ad un stato di confort che si adagiava sulla pace. Ed era così piacevole che aveva dimenticato che i nemici erano lì e che di fronte all'incapacità di acquisire potere elettorale si alleavano con i nemici esterni del Nicaragua per stimolare una "rivoluzione".

 

Chiaramente fuori d ogni calcolo, perché quella condizione politica non esiste, né è data per una Nicaragua dove gran parte dei suoi cittadini la fanno Sandinista. E quella base, calcolata in milioni, è una fermata invincibile per quando, costituzionalmente, dovranno celebrarsi le prossime elezioni, dove il giudice univoco determinerà di nuovo chi sarà in prima linea nella difesa dei loro interessi.

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