Il messaggio che sento di dover dare su Covid -19 è relativo al domani: domani reale e domani prossimo, senza addentrarmi nel domani remoto. E quindi partiamo dallo scenario attuale per capire cosa presumibilmente, in base alle conoscenze e all'esperienza, ci aspetta e cosa possiamo e dobbiamo fare per imparare a convivere con questo virus. A partire dalle nuove conoscenze accumulate in questi mesi che ci permettono di usare le misure di prevenzione in modo più efficace, mirandole a specifiche situazioni ed evitando interventi privi di un razionale logico. Alcuni elementi mi aiutano:
1. Il virus è nuovo: non sembra esserci nella popolazione mondiale alcuna memoria protettiva causata da virus Corona confratelli dell’attuale, che avesse o possa significativamente contrastare l’andamento naturale dell’infezione.
 2. Le indagini nazionali di sieroprevalenza ci indicano costantemente che meno del 5% della popolazione italiana possiede anticorpi IGG contro questo virus. Quindi il 95% della popolazione è suscettibile all’infezione. (1)
 3. L’incidenza di “casi” è una combinazione di più elementi:
a. La sorveglianza attiva di contatti (circa il 75%) dei positivi
b. La presenza di sintomi nel restante 25%. (2)
4. La severità clinica dei casi con sintomi viaggia sul 5% di casi gravi, il 20% di casi con sintomi significativi, il restante 75% con sintomi lievi autolimitanti. Ma questi numeri tendono attualmente (Autunno 2020) a peggiorare nel tempo. (2)
5. La letalità dell’attuale picco epidemico è molto inferiore di quella osservata in primavera anche se sono rimasti uguali i fattori di rischio ad essa legati (Età media dei deceduti intorno agli 80 anni, comorbidità nel 95% dei deceduti), mentre si è significativamente ridotto il tempo tra primi sintomi e ricovero e sono oggettivamente migliorate le capacità diagnostiche e terapeutiche.
6. L’attuale curva epidemica dei positivi alla RTPCR mostra un andamento “scolastico” di epidemia: il virus appare percorrere indisturbato il suo andamento epidemico con la classica “salita della campana” con un tempo di raddoppio settimanale: se rispettasse la tradizionale durata bimestrale ne avremmo almeno fino a Natale 2020.
7. Anche questo picco epidemico non sarebbe sufficiente per costruire una herd immunity che protegga l’intera popolazione: rimarrebbe comunque una larga fetta della popolazione suscettibile e pronta per un andamento endemico dell’infezione, ma anche di ulteriori picchi epidemici.
8. Le severe misure di contenimento del lockdown primaverile e quelle successive ed attuali non sembrano influire significativamente sulla attuale curva epidemica, ma non si può escludere che ne riducano le dimensioni assolute: le evidenze scientifiche sull’efficacia di queste misure restano ancora misere.
9. Il Contact tracing, per definizione, è efficace quando il numero di casi indice è relativamente contenuto, diventa ogni giorno più difficile quando si hanno migliaia di nuovi infetti al giorno, come durante picchi epidemici. Purtroppo assistiamo all’inefficacia del contact tracing digitale: come in altri paesi europei la App digitale priva di Localizzazione produce risultati molto modesti.
10. Non vi sono chiari elementi sulla durata dell’immunità dei tamponi positivi: i positivi sviluppano anticorpi protettivi, ma troppo poco tempo è passato per parlare di una protezione di lunga durata, mentre le evidenze sulle infezioni da altri coronavirus cugini dell’attuale raccontano di una fragilità e brevità dell’immunità post infezione.
11. Tutti i Paesi del mondo adottano misure restrittive ed hanno fatto e fanno lockdown, possibile che tutti sbagliano?
Intanto non tutti i Paesi hanno fatto lockdown: per non andar troppo lontano basta vedere la Svezia (3): niente lockdown, niente seconda ondata, ridottissimi danni economici e sociali. Abbiamo già visto recentemente panico collettivo universale e ben poco giustificato: solo nell’ultimo ventennio vi ricordate la Sars 2003? Grandi danni economici e sociali per un impatto sanitario ben modesto (in Italia 4 casi e molti miliardi di euro persi), e l’aviaria del 2005?: crollo del mercato delle carni e del pollame e nessun caso; vi ricordate la pandemia influenzale 2009? Anche qui Londra invocava l’esercito per scavare fosse comuni, l’Italia ha speso miliardi in farmaci e vaccini, ma l’impatto è stato ben inferiore all’influenza stagionale. Si sono ripetuti scenari di panico collettivo ben sostenuto da opinioni di esperti sempre incollati agli scenari peggiori e da politici che, doverosamente, scelgono sempre il peggio per giustificare il loro ruolo di salvatori della Patria, il tutto ben manipolato dai media che trovano pabulum ideale per le loro quotidiane scorribande sulla paura dei lettori.
12. E le agenzie tecniche internazionali WHO, CDC.. .sbagliano tutte?
Assolutamente no, infatti tutte ammettono l’incertezza delle conoscenze su questa pandemia e la debolezza delle evidenze scientifiche sull’efficacia delle misure di contenimento.
Tuttavia queste agenzie parlano all’intero mondo, non alla singola città o regione, quindi necessariamente devono considerare gli scenari più estremi per offrire cautele generalizzabili a tutte le Nazioni. Non è poi certo loro compito l’applicazione concreta delle misure di contenimento né il tayloring di queste nelle specifiche situazioni.
13. Allora non è successo niente? Certamente l’attuale pandemia è causata da un virus nuovo che ha trovato l’intero globo suscettibile e quindi ha fatto e sta facendo gravi danni alla salute di tutti i Paesi: negarlo sarebbe irrazionale, tuttavia è realistico pensare che la persistenza della circolazione virale impone la riconsiderazione delle misure di risposta coscienti dell’ineluttabile evidenza di dover convivere col virus per tempi relativamente lunghi.
I vaccini
Vaccini anti COvid-19 efficaci e sicuri certamente saranno disponibili nel 2021, ragionevolmente a partire dall’estate 2021: alcune limitazioni sono prevedibili:
1. I vaccini agiranno per contenere il danno, non per controllare l’incidenza (è questa l’esperienza di tutti i virus respiratori umani ad origine zoonotica)
2. Dei 70 vaccini in pipeline nessuno si presenta come un coniugato capace di contrastare non solo la malattia, ma anche l’infezione (come quello per l’hemophilus Influenzae). (4)
3. Buona parte dei vaccini finora in cantiere richiede due dosi per raggiungere un significativo livello di anticorpi: quindi molti mesi saranno necessari per avere una reale barriera anticorpale di massa, se mai raggiungibile. (4)
4. L’efficacia del 100% contro l’infezione è altamente improbabile, quindi ci sarà sempre una coorte di vaccinati suscettibili all’infezione.
5. Tutti i trial di fase 3 in corso o in programma hanno una durata di pochi mesi, insufficiente per dimostrare una durata dell’immunità superiore al tempo di osservazione nel trial.
6. La previsione di un vaccino miracoloso, che risolve il problema COvid-19 è irrealistica e dannosa; abbiamo da vent’anni degli ottimi vaccini contro l’influenza stagionale efficaci fino al 90% contro l’influenza confermata, ne facciamo uso di massa, ma non modifichiamo di una virgola l’andamento stagionale delle epidemie influenzali.
I costi del contenimento
A questo punto bisogna valutare gli effetti collaterali delle misure di contenimento attuate ed in corso di attuazione.
Non v’è ancora una analisi comprensiva dei danni associati a queste misure, né appaiono ancora studi su questi aspetti, ma piovono dappertutto dati drammatici sui danni sociali ed economici concreti e palpabili subito, in assenza di studi sulle conseguenze future provocate dalle misure di contenimento.
L’elenco dei danni del lockdown è difficile da compilare: cure differite con conseguente aumento di morbidità e mortalità, attività preventive interrotte con perdita di significative quantità di anni di vita persi, perdite economiche da attività commerciali e produttive interrotte o fortemente ridotte, solo per citarne alcune.
 
Quelli che mi colpiscono di più sono tre:
1. La riduzione o sospensione delle attività didattiche: un danno ai nostri figli e nipoti presente e futuro di dimensioni incalcolabili.
2. L’espansione straordinaria dell’assistenzialismo di stato: si costruiscono generazioni di assistiti deprivati dell’iniziativa e della voglia di lavorare.
3. La conversione dei rapporti sociali fondamento della nostra storia: dalla fratellanza e solidarietà alla diffidenza ed alla delazione, dal prossimo fratello al prossimo nemico potenziale untore.
Le misure di contenimento sia totali ( Lockdown) che parziali hanno costi sociali molto alti che non sono rimpiazzabili dal continuo progressivo indebitamento di stato che ricadrà pesantemente sul nostro futuro e sulle prossime generazioni.
Quale scenario futuro?
Queste osservazioni configurano un quadro credibile di uno scenario nel prossimo futuro (2-3 anni ?) di andamento endemico dell’infezione con alternarsi di picchi epidemici, anche disponendo di vaccini efficaci.
Quindi impongono una ordinaria convivenza con quest’infezione analoga alle tante altre infezioni dell’apparato respiratorio con cui conviviamo da sempre.
Quindi un rientro ad una normalità responsabile e attrezzata.
Accettare il rischio
La polmonite è causa, prima del Covid, di circa 15mila decessi l’anno, circa la 14esima causa di morte in italia circa 0,25 morti per mille abitanti; molte di queste polmoniti sono ad etiologia virale , dal virus influenzale ai tanti altri virus che prediligono l’albero respiratorio: una mortalità in lenta diminuzione nel tempo grazie alle migliori diagnosi e cure. (5)
La mortalià per Covid in italia è stata finora più del doppio di tutti i decessi per polmonite del recente passato, ma la speranza che il tremendo picco epidemico della primavera 2020 non si ripeta ed il virus si allinei alla mortalita “normale” degli altri virus respiratori circolanti nel nostro Paese.
In termini di morbosità i ricoveri per polmonite pre Covid sono dieci volte superiori, ed a questi si aggiungo i casi trattati a casa per un totale di almeno 300 mila casi/anno, cinque casi ogni mille abitanti ogni anno.
Al rischio “normale” di ammalarsi di polmonite o di morirne dobbiamo aggiungere le polmoniti da Covid, fiduciosi che il rafforzamento delle attività di prevenzione, diagnosi e cura diminuirà progressivamente questo rischio, sapendo anche che misure efficaci di contenimento sono valide anche per le polmoniti da virus non Covid.
Quali interventi? Una lista possibile
1. Proteggere i deboli:
a. Sorveglianza attiva nelle RSA
b. Vaccinazione Influenza e Covid (quando possibile)
c. Disponibilità di posti letto semi intensivi ed intensivi con elasticità di espansione
2. Sorveglianza sul territorio:
a. Potenziare i dipartimenti di prevenzione con nuovo personale e modalità operative flessibili
b. Lanciare elementi di formazione per il personale sanitario
c. Rinforzare il contact tracing tradizionale
d. Rendere disponibili test antigenici rapidi
e. Potenziare l’assistenza domiciliare
f. Potenziare il trasporto sanitario
3. Sulla scuola
a. Contenere il numero di studenti per classe
b. Potenziare le strutture scolastiche in termini di edifici, servizi, attrezzature digitali
 4. Sulla comunità
a. Offrire vaccinazione gratuita a tutti per influenza e Covid (quando sarà)
b. Mantenere campagne nazionali di comunicazione sui rischi infettivi
c. Implementare misure di prevenzione (distanziamento e mascherine) tra i contatti dei Covid positivi.
5. Più Intelligence
Le conoscenze sul Covid-19 sono enormemente cresciute negli ultimi sei mesi aggiungendo importanti mattoni alle misure di prevenzione e controllo dell’infezione. Abbiamo ancora pochi strumenti di intervento ma le nuove conoscenze ci permettono di usare queste misure in modo più efficace mirandole a specifiche situazioni ed evitando interventi privi di un razionale logico.
Così sarebbe possibile ridurre sostanzialmente la massa delle misure di controllo generalizzate a favore di interventi mirati specifici per area geografica e situazione di popolazione. La guida a questi interventi dovrebbe essere la costante lettura dei dati epidemiologici che pure quotidianamente si raccolgono localmente ed a livello nazionale. Ricordiamoci che le misure di contenimento che oggi sono datate (fino al 31 dicembre) di fatto dovranno essere prorogate per tempi ben più lunghi delle attuali date.
 Alcuni esempi:
- un mese di apertura delle scuole non ha portato un rimbalzo della curva epidemica: i milioni di contatti nelle scuole hanno provocato un numero di contatti positivi inferiore a quello degli ambiti familiari o altri ambienti collettivi. Quindi non ha senso chiudere le scuole, tantomeno chiuderne alcuni settori, mentre ha senso isolare i contatti stretti di casi.
- Fabbriche e luoghi di lavoro non hanno contribuito significativamente all’attuale endemia, non ha senso restringerne le attività.
- La misurazione della temperatura corporea non gode di alcuna valutazione di efficacia, nonostante praticata miliardi di volte negli ultimi sei mesi : perché mantenerla? (6)
- Non si è raccolta evidenza di contagi causati dal semplice contatto con oggetti e superfici in ambiti non sanitari: perché insistere nelle desuete pratiche di disinfezione sistematica di oggetti, superfici ed ambienti non sanitari?
- Il mondo dei trasporti è stato devastato dal covid, ma che evidenza abbiamo raccolto sul documentato rischio di infettarsi su un bus o un treno? Quanti casi di positivi abbiamo identificato che molto presumibilmente si sono contagiati su un mezzo di trasporto? Se la risposta è molto magra perché non cogliere l’occasione per migliorare i servizi, avere più mezzi di trasporto con più frequenze, avere posti numerati, ma non ridurre o bloccare le capienze. (7)
- Difficile pensare che la variazione di ora di accesso a bar e ristoranti possa avere un effetto mitigante il rischio di contagio: vi sono dati che indicano orari di accesso più a rischio di trasmissione?
- La riduzione a tutti i costi della densità di individui in specifici luoghi è testimonianza della incapacità di mantenere attivo il distanziamento sociale tra le persone: conviene investire nell’applicazione normale di questa misura efficace.
- Nel mondo del commercio al dettaglio non sono state raccolte evidenze di clusters epidemici, d’altra parte il libero accesso ai negozi e mercati alimentari non sembra abbia avuto un ruolo nel propagarsi dell’infezione, quindi qual è la differenza tra il rischio in una salumeria ed un negozio di scarpe? Fatto salvo misure di decente ordinato accesso non si capiscono ulteriori restrizioni.
- La stragrande maggioranza dei nuovi positivi ha origine in famiglia: conviene quindi insistere in attività di comunicazione e formazione sui rischi intrafamiliari, in particolare sulla responsabilità di individui con sintomi potenzialmente indicativi di un infezione da Covid e sulla adeguata assistenza domiciliare, l’isolamento, la vaccinazione antiinfluenzale, il pronto intervento di contact tracing.
- Il mondo dello sport vede una incidenza molto modesta di nuovi positivi, e la quasi totale assenza di casi clinicamente severi, ma i pochi positivi fanno molto rumore tanto da bloccare le attività : di fatto gli sportivi sono in gran parte giovani ed in buonissima salute , quindi persone a bassissimo rischio di ammalarsi severamente di COvid-19.

 

*Donato Greco
Medico specialista in Malattie Infettive e Tropicali, Igiene e Medicina Preventiva e Statistica Sanitaria, già Direttore Centro Nazionale Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute Istituto Superiore di Sanità e poi Direttore Generale Prevenzione Sanitaria Ministero Salute
 

Bambini sottoposti a trattamenti di ‘reset’ o riallineamento. Portati per questo in casa famiglia, se non addirittura affidati al genitore riconosciuto come maltrattante o con procedimenti penali in corso per violenza domestica. Accade in Italia, “grazie ad un’applicazione distorta della legge 54 del 2006 sulla bigenitorialità - come segnalato dallo stesso Marino Maglietta che quella legge l’ha scritta - e a distorsioni che sono della magistratura”.

Moltissime donne denunciano - l’agenzia Dire attraverso l’inchiesta delle mamme coraggio lo sta documentando assiduamente portando alla luce le storie di queste donne e dei loro figli - che dopo la denuncia di violenza si finisca in un ginepraio legale tra consulenze tecniche di ufficio e servizi sociali che identificano le stesse mamme ree di derivati affini o, addirittura, di esplicita alienazione parentale. Che, come osservato da più fonti scientifiche e istituzionali, “non esiste come sindrome”.

Prenderli in giro è troppo facile, non ne vale la pena. Piuttosto, è il caso di chiedersi chi siano, da dove vengano e cosa li spinga a credere in tutte quelle assurdità. Certo, c’erano anche i neofascisti di Forza Nuova, ma non solo. Le persone che sabato scorso hanno sfilato a Roma contro la “dittatura sanitaria” del governo erano perlopiù gente comune.

La lista delle sigle in campo era abbastanza lunga: hanno sfilato i No Mask, i No Vax, Italia Libera, il Popolo delle Mamme, le Madri in rivolta, i No5G, i Risveglisti, gli eretici e probabilmente anche qualcun altro. Le persone in strada, però, erano davvero poche: gli organizzatori ne avevano annunciate cinquemila, ma alla fine erano meno della metà, circa duemila. Secondo la Questura, 1.500.

Come da copione, nessuno portava la mascherina e il distanziamento sociale non veniva rispettato. Si sapeva da prima che sarebbe finita così, perciò probabilmente la manifestazione non andava autorizzata nell’interesse superiore della salute pubblica. Sarebbe stato possibile anche interromperla in corsa, ma a quel punto ci sarebbe stato il rischio di disordini che avrebbero aggravato ulteriormente la situazione.

L’età media dei manifestanti era piuttosto alta e il campionario di scemenze assai variegato: il Covid non esiste, è tutta una montatura di Big Pharma, la mascherina serve a imbavagliarci; e poi ancora i microchip, il 5G, le menti malefiche di Georges Soros e Bill Gates a orchestrare tutto insieme al club Bilderberg. Uno psicanalista parlerebbe di rimozione e spostamento. 

Gli insulti si sprecavano (al governo, al Presidente della Repubblica, al Papa), così come i richiami alla patria e alla religione. Eppure, di politico in quel carosello non c’era quasi nulla. Magari potessimo catalogarli tutti sotto un’etichetta partitica, liquidarli come fascistoidi analfabeti e via. Perlomeno sapremmo come inquadrarli: avrebbero un’identità, farebbero riferimento a una visione del mondo, a un’ideologia, a dei valori sbagliati ma espliciti. Invece questa gente è espressione dell’esatto contrario.

Il mini-corteo romano - così come quelli ben più affollati scesi in piazza a Berlino e a Londra - ha dato voce alla dispersione, all’esclusione, al vuoto. Non avendo alcun riferimento culturale né politico cui appigliarsi, alcune persone si lasciano andare a un’ostilità generica e rabbiosa contro tutto e tutti. Dopo di che, condiscono la loro opposizione assoluta con una buona dose di fantasia complottista, che è la strada più semplice per non sentirsi persi davanti alla complessità del reale.

Queste manifestazioni di strada, con il loro corollario di farneticazioni, sono quindi uno dei tanti sintomi prodotti dalla società post-ideologica, atomizzata, priva di identità e di coesione. “Noi siamo il popolo”, si leggeva sullo striscione più grande dei manifestanti romani, ed era proprio quello l’indizio più utile a capire la situazione. Erano solo duemila poveretti confusi, arrabbiati e disorientati, ma avevano bisogno di sentirsi “popolo”. Perché? Perché quando queste persone erano giovani parlare di “popolo” aveva ancora senso, mentre oggi non è più così. Il popolo è esploso e quello che ne rimane è una nube di frammenti dispersa a caso nell’atmosfera. Per alcune persone, questo è semplicemente insopportabile.  

  

Addio a Polifemo-Pillon, addio alle sirene dell’Umbria. Sulla pillola abortiva Ru486, l’Italia resiste alla tentazione dell’oscurantismo e afferma di voler essere un Paese europeo del ventunesimo secolo. La settimana scorsa il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha annunciato sui social media che saranno presto emanate nuove linee guida sull’interruzione volontaria di gravidanza per via farmacologica.

I cambiamenti principali sono due: la Ru486 (attenzione: non è la “pillola del giorno dopo”, che va presa entro 5 giorni dal rapporto a rischio) si potrà somministrare entro le prime nove settimane di amenorrea (l’assenza delle mestruazioni) e in day-hospital. In questo modo il nostro Paese si adegua alla prassi più diffusa nel resto d’Europa: “È un passo avanti importante nel pieno rispetto della 194 che è e resta una legge di civiltà”, commenta Speranza.

Le precedenti linee d’indirizzo – risalenti al 2010 – permettevano di prescrivere il farmaco solo entro 7 settimane e raccomandavano un ricovero di tre giorni. Sul secondo punto, però, le Regioni hanno sempre avuto libertà di scelta, perciò alcune avevano già introdotto il regime di day hospital. 

Sierra era veramente una bella ragazza. Di lì a poco avrebbe dato alla luce il primo figlio e per questo aveva sempre mille cose da fare. Quel giorno faceva molto caldo e sarebbe volentieri rimasta a casa ma aveva promesso alla vicina di casa, Brooke Crews, di aiutarla con un lavoro di cucito. Perciò, nonostante le gambe un po' gonfie, Sierra si era infilata un paio di sandali aperti ed era scesa dalla vicina che abitava nello stesso edificio. William Hohen, il compagno di Brooke, le aveva aperto la porta e, approfittando del suo arrivo, era andato a farsi una birra al bar dell'angolo che  distava pochi metri.

I genitori attesero il ritorno di Sierra fino a notte alta poi la cercarono nei reparti di maternità degli ospedali pensando che il bambino avesse anticipato i tempi. Ma la ragazza non tornava quindi si rivolsero alla polizia di Fargo, capoluogo del Dakota del Nord, ma gli agenti non si preoccuparono più di tanto visto che la giovane madre non era neppure uscita dal fabbricato dove viveva. In realtà era proprio quello che avrebbe dovuto allarmarli.

Passarono le ore e le ore diventarono giorni ma la polizia si decise a bussare con un mandato a casa di Brook Crews e del suo compagno, gli ultimi ad aver visto Sierra in vita. Fu James Hoehn ad aprire la porta dell'appartamento dove non fu trovata la minima traccia di Sierra. Neppure Brooke era in casa e l'unica persona presente era Hoehn che aveva tra le braccia un neonato coperto di sangue. Una scena orribile interrotta dall'arrivo di Brook che disse agli agenti che Sierra se n'era andata di sua volontà abbandonando il figlio. Il piccolo respirava a fatica e fu affidato ad un'ambulanza e portato nel più vicino ospedale avvolto in un asciugamano. Alla coppia furono messe le manette e portata alla Centrale di Polizia per essere interrogata. La verità uscì presto fuori ma purtroppo si sarebbe rivelata assai peggiore dell'immaginabile.

Non si sa quante donne native vengano assassinate ogni anno negli Stati Uniti. In base ai calcoli ufficiali per il 2019 si parla di 119 ma potrebbero essere addirittura più di 500. Senza contare quelle scomparse senza lasciare neppure una labile traccia dietro di sé. Uno dei casi più dolorosi riguarda Serenety Dunnard, che aveva solo nove anni, le cui ricerche non hanno portato a nulla.

E' già passato un anno da quando Serenity fu portata via dalla Casa dei Bambini, un'agenzia senza fini di lucro dove gli operatori attesero un'ora in mezzo prima di lanciare l'allarme. Ma già negli anni '70 nel Dakota del Sud la violenza su donne e bambine aveva raggiunto il punto di non ritorno. Elizabeth Keller era sposata appena da qualche giorno con un uomo che si lasciava andare ad attacchi di  ira incontrollabile e una notte fuggì di casa senza più fare mai ritorno. Per regolarizzare la questione della violenza sulle donne non bastarono 44 anni e ancora oggi le varie tribù di Sud e Nord Dakota hanno teorie diverse sul destino sulle donne scomparse.

L'unico vero ostacolo è la mancanza di volontà e di sensibilità in materia di diritti umani. Ci sono milioni di dollari a disposizione della polizia per risarcire le vittime di omicidi e aggressioni ma finiscono in mille rivoli imprevisti. Alcune  zone non inseriscono i dati per mancanza di fiducia da una giurisdizione verso le altre. Ogni  tribù ha le sue leggi insomma e persino la punizione cambia a seconda dell'appartenenza o la territorialità di dove è stato commesso un reato. Fred Quiver è stato condannato a 14 anni per aver violentato e ucciso Emily che era madre di una bambina di 4; a venti chilometri di distanza l'esito del processo sarebbe stato diverso.

I reati che avvengono entro i limiti territoriali delle tribù dovrebbero essere perseguiti dal dipartimento di Giustizia che di solito fa finta di nulla. In base alle normative in vigore a Fargo, tecnicamente Sierra era scomparsa ma il suo caso non presentava i crismi dell'omicidio. Non c'era un corpo e la ragazza poteva essere fuggita di sua volontà. La famiglia aveva già perso una figlia

 uccisa da un uomo che guidava ubriaco.

E' assai più facile istituire un processo ed ottenere una sentenza se esiste una persona indagata ma Sierra era semplicemente scomparsa. Finalmente Brooks Crews e Williams Hohen hanno confessato di averla gettata a nel fiume Harwood. Il processo è cominciato ed al bambino, che è stato chiamato Hansley Jo, sopravvissuto è stato riconosciuto come figura giuridica. Ma per i cinque giorni precedenti i membri della sua tribù e la stessa famiglia avevano vagato in un limbo. Poi Sierra è riemersa per le correnti che avevano spinto il sacco di plastica contenente il suo corpo verso la riva.

Gli assassini l'avevano uccisa sbattendole la testa sul lavabo del bagno ma non era ancora morta quando le hanno tagliato il ventre per prelevare il bambino. Hoehn dice di aver solo collaborato con la compagna per liberarsi del cadavere ma era stata la donna a pianificare tutto. Incapace di concepire aveva trovato naturale prendersi il figlio dal ventre di un’altra donna.

La casa dove le due amiche cucivano si è trasformata in un mattatoio. E' un miracolo che il bambino sia sopravvissuto cinque giorni. Al processo Hohen ha messo in scena una  pantomima dicendo di non aver mai avuto intenzione di uccidere ma nessuno gli ha creduto. Per ore il piccolo Hansley Jo è rimasto addormentato nelle braccia del padre, fortunatamente senza capire l'orrore della sua nascita. E la sofferenza patita dalla sua mamma.

Ashton  Matheney e Sierra avevano 15 anni quando si erano conosciuti. Gli assassini avevano anche devastato con una furia disumana la povera vittima prima di ucciderla. Un mese dopo la scoperta del corpo è stata varata una bozza di legge che prevede pene severe per chi commette reati contro le donne in Dakota. Ma ci vorranno anni prima che la questione sia risolta.

Trump aveva dapprima strizzato l'occhio alle tribù del Dakota per assicurarsi la presidenza, salvo poi dimenticarsene subito dopo. Aveva anche promesso cinque milioni di dollari a favore delle native del Dakota ma anche quelli sono caduti nel dimenticatoio. Attorno al Dakota, sia a sud che a nord, si è alzato un muro di dolore. Da mesi la Casa Bianca sta agitando le acque sfidando i nativi. Il giorno nell'Indipendenza Trump e la moglie erano nel Dakota del Sud, sulla grande parete che raffigura i volti di quattro presidenti scavati nella roccia. Da oltre dieci anni erano vietati spettacoli pirotecnici per proteggere l'ecosistema locale. Il 4 luglio Trump ha voluto a tutti i costi riprendere l'antica usanza al solo scopo di irritare il popolo dei Lakota. Le aquile che affollano i cieli sterminate delle praterie lanciando urla che sembrino di dolore e i loro voli s'incrociano a volte con quelli dei corvi che si nutrono di carogne.




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