Il masochismo commerciale dell’Inter sta producendo le conseguenze più ovvie. Juventus e Napoli sono molto interessate a Mauro Icardi: in pole position ci sono i bianconeri, che hanno da tempo un accordo con il giocatore. Ma a questo punto è praticamente certo che i due club tireranno la trattativa fino al limite estremo, nel tentativo di spuntare il prezzo più basso possibile. Con le dichiarazioni di guerra contro l’attaccante argentino, il club nerazzurro si è messo da solo spalle al muro: chi deve vendere per forza, non può farlo alle proprie condizioni.

Per uscire da questa situazione scomoda, l’Inter potrebbe cercare di limitare le pretese di conguaglio economico, puntando con più decisione sulla contropartita tecnica. Tramontata l’ipotesi Dybala, il nome più caldo per un possibile scambio è quello di Moise Kean, che non rientra più nei piani della Juventus e nelle scorse settimane era stato offerto anche all’Ajax per arrivare a De Ligt.

Alla fine però l’affare per il centrale difensivo olandese si è chiuso senza sacrificare il cartellino l’attaccante italiano. Il 19enne ex capitano dei Lanceri è atteso entro questa settimana a Torino: l’Ajax infatti non lo ha nemmeno convocato per il ritiro in Austria, a dimostrazione che l’accordo (75 milioni, bonus compresi) è cosa fatta.

Tornando all’Inter, dopo il (costosissimo) colpo Barella, i nerazzurri spingono sull’acceleratore per arrivare a Lukaku: “Entro la prossima settimana ci saranno delle novità”, ha assicurato l’attaccante belga ai giornalisti inglesi. “Sono sempre ottimista”, ha aggiunto Marotta, anche se il Manchester United continua a chiedere 75 milioni.

A livelli meno prestigiosi, si accendono anche le trattative sull’asse Roma-Milan. I giallorossi vorrebbero Suso, da cui hanno incassato la disponibilità al trasferimento, ma resta da capire quale sia la posizione dei rossoneri, anche perché la clausola rescissoria prevista dal contratto del giocatore ammonta a 40 milioni di euro.

Nell’eventuale accordo potrebbe rientrare anche Veretout, centrocampista della Fiorentina che Roma e Milan si contendono da settimane. Maldini si è spinto a offrire ai viola 18 milioni più Biglia e la Roma potrebbe lasciare che l’affare vada in porto, per poi passare all’incasso su Suso. 

Intanto, il Napoli rischia una beffa terrificante su James Rodriguez: il fuoriclasse colombiano sembrava vicinissimo ai partenopei, ma all’ultimo si è inserito l’Atletico Madrid, che deve sostituire Griezmann e potrebbe aver convinto l’ex Real e Bayern. “Gli ho mandato un sms – ha rivelato Ancelotti – Speriamo di riuscire a prenderlo ma se così non fosse non mi preoccuperei: arriverebbe qualcun altro”. Parole che ricordano un po’ la vecchia storia della volpe e dell’uva.

L’Inter mette al bando i due ribelli: Icardi e Nainggolan. “Entrambi sanno di non rientrare nei nostri piani tecnici – ha detto Marotta – Sono ottimi giocatori, ma è la squadra che fa vincere i campionati, non il singolo”. Nulla da eccepire, sennonché i giocatori in questione non sono esattamente due ragazzini della primavera, ma due pezzi da 90 su cui la società dovrebbe fare cassa il prima possibile per finire il mercato in entrata con gli acquisti di Dzeko e Lukaku. Le parole dell’ex ad juventino sono difficili da capire proprio perché vanno in senso opposto: ripudiare in modo così plateale l’argentino e il belga significa far calare il loro prezzo.

Su Icardi la Juventus si sta muovendo da tempo, ma ha il problema di dover cedere prima Higuain (nel mirino della Roma) e Mandzukic. Per questo Paratici avrebbe chiesto a Wanda Nara di tenere duro fino a fine agosto. Nel frattempo anche il Napoli si è rifatto sotto, ritentando l’assalto all’argentino a tre anni di distanza: stavolta De Laurentiis sarebbe pronto a mettere sul tavolo un ingaggio da 10 milioni a stagione.

Sul versante Nainggolan, invece, l’unica pista che eviterebbe alla casse interiste una dolorosa minusvalenza è quella cinese.

Ogni soluzione, però, è subordinata al place dei due giocatori: dopo le parole di Marotta, il muro contro muro è un esito più che probabile, anche se il belga e l’argentino sanno di rischiare un anno in tribuna che affosserebbe le loro carriere.

Tornando alla Juve, c’è anche l’affaire De Ligt da risolvere: malgrado l’intesa già raggiunta con il centrale olandese, la trattativa con l’Ajax è in stallo e Paratici intende sbloccarla al più presto anche per evitare un possibile scippo in extremis da parte del Barcellona.

Anche su questo fronte, però, i bianconeri hanno innanzitutto bisogno di vendere: il primo a finire sul mercato sarà probabilmente Cancelo, anche se il Manchester City continua a proporre come contropartita Danilo, non proprio gradito in casa juventina. In alternativa, per chiudere l’affare l’Ajax potrebbe accettare di acquistare anche Kean, che come De Ligt fa parte della scuderia Raiola.

Quanto al Napoli, oltre a Icardi, Ancelotti punta molto su James Rodriguez e in questo caso la trattativa sembra ormai in porto.

Molto più tranquillo il mercato in casa Milan, che ha già acquistato tre giocatori e ora vuole strappare Veretout alla concorrenza della Roma. Per il francese della Fiorentina Maldini ha offerto 12 milioni più Biglia, ma sembra che i giallorossi siano in vantaggio, anche per i contatti già da tempo avviati con il giocatore.

Si ferma ai quarti di finale l’avventura italiana ai mondiali di calcio femminile. Le azzurre escono battute 2-0 dall’Olanda, una squadra più forte sotto tutti i punti di vista, anche perché nel loro Paese il gioco del pallone praticato dalle donne è una realtà affermata ormai da anni.

 

Le nostre ragazze tornano a casa comunque a testa alta, forse con qualche rimpianto per un paio di occasioni sprecate nel primo tempo, terminato 0-0, e per la decisione scellerata degli organizzatori di far giocare l’incontro alle 15, con un caldo taglia-gambe. In condizioni meno sfavorevoli, può darsi che il divario atletico con le olandesi – evidente nel secondo tempo di sabato – sarebbe stato meno decisivo. Ma, in fondo, c’è la sensazione che sia giusto così: a condannarci sono stati due colpi di testa imprendibili di due ragazze altissime, immarcabili per molte delle nostre.

 

Ora che è tutto finito non c’è tempo da perdere. Smaltita la sbornia di retorica, le ultime due settimane non devono trasformarsi in un bel ricordo, ma nell’inizio di una nuova fase. Questo Mondiale ci ha dimostrato che il calcio femminile deve essere preso seriamente dalla Lega, dalle scuole calcio e da chi fa i palinsesti televisivi. E non solo in nome di un astratto egualitarismo – che pure sarebbe sufficiente – ma perché è uno spettacolo che ha dimostrato di saper appassionare tutti, picconando uno dei bastioni più resistenti del machismo all’italiana: il pallone.

 

In questo senso, non è esagerato parlare di contributo al progresso civile del Paese. O, perlomeno, di resistenza alla deriva sessista, visti gli insulti miserabili che gli italiani sono ancora in grado di produrre appena incontrano una figura femminile minimamente controversa (l’ultimo esempio è Carola Rackete).

 

Certo, sarebbe ipocrita dire che non ci siano differenze rispetto al calcio maschile: la velocità di gioco non può essere la stessa, ma è ovvio, com’è ovvio che nessuna donna potrà mai battere il record di Bolt sui 100 metri. L’anatomia è diversa perché risponde a esigenze diverse. Si tratta di un principio evolutivo davvero semplice: forse, con un piccolo sforzo, potrebbero comprenderlo perfino gli articolisti del Giornale e del Foglio che nei giorni scorsi si sono prodotti in commenti farneticanti, patacche da far vergognare chiunque non creda di vivere nel Concilio di Trento.

 

Quello che il calcio perde in termini di spettacolarità nella sua declinazione al femminile, si compensa su altri fronti. A cominciare dall’agonismo e da un senso dello sport non ancora intaccato dallo showbusiness. Niente simulatori incalliti, niente ragazzini viziati e sbruffoni, niente piagnistei in sala stampa. Solo gente che gioca a calcio. Ed era pure ora.

Inter e Atalanta in Champions League, Empoli in B. Ma c’è stato da soffrire (o da sperare) fino all’ultimo. È stato un finale di Campionato al cardiopalma quello andato in scena domenica sera, per la bandiera a scacchi di questa stagione.

 

La partita di cartello è stata certamente Inter-Empoli. I nerazzurri rischiavano di finire quinti (dietro ad Atalanta e Milan) ma alla fine riescono a conservare il terzo posto occupato per quasi tutto l’anno. A San Siro finisce 2-1: Keità, appena entrato, apre le danze nella ripresa con una prodezza da fuori, ma poco dopo i toscani pareggiano con Traoré (classe 2000).

La zona Champions è sempre in presa a scossoni che ad ogni turno cambiano il quadro. L’Inter perde 4 a 1 a Napoli, va a pari punti con l'Atalante e solo a più 2 sul Milan e mette a rischio la sua presenza in Champions domanica prossima contro l'Empoli. La squadra di Spalletti merita il pesante passivo per una partita tra le peggiori della stagione. I nerazzurri esprimono tutto quello di negativo della gestione biennale di Spalletti: squadra lentissima, costruzione da dietro affidata a piedi grezzi e scatto sul breve quasi inesistente, 15 o 20 tocchi brevi a ritmo da dopolavoro ferroviario, appare votata a giocare spalle alla porta avversaria, senza capacità di penetrare verticalmente.

 

In buona sostanza al San Paolo si è vista la ragione per cui il licenziamento di Spalletti - che arrivi Conte o no - è inevitabile: l’Inter è un gruppo di individualità (e molte delle quali non eccelse); il Napoli, pure non superbo, è una squadra di calcio.

 

L’Atalanta di Gasperini, invece, porta via un punto da una Juventus che si congeda da un campionato vinto ma da una annata deludente rispetto alle aspettative e saluta sia Barzagli, che lascia il calcio, sia il suo miglior allenatore, Massimiliano Allegri, che ha riempito la bachecha juventina di trofei.

 

Per rimanere in zona Champions, si registra l’incredibile passo falso della Roma, incapace di andare oltre il pari a reti inviolate sul campo del Sassuolo. Sotto la pioggia, i giallorossi riescono soltanto a colpire due volte il palo con nel secondo tempo con Dzeko e Kluivert, in modo rocambolesco. Nel finale gol annullato a Fazio. Ranieri recrimina per le occasioni fallite.

 

Nella lotta per non retrocedere, l’Udinese mette a segno una vittoria fondamentale contro la Spal. Nel 3-2 finale spicca la doppietta di Okaka, autore di due colpi di testa vincenti praticamente in fotocopia da calci d’angolo di De Paul.

 

I friulani arrivano così a 40 punti e conservano 2 lunghezze di vantaggio sull’Empoli, vittorioso per 4-1 in casa contro il Torino. Grande prova degli uomini di Andreazzoli, che ora si giocano tutto a San Siro contro l'Inter. Per i granata, invece, questa sconfitta inattesa significa l’addio al sogno di giocare in Europa l’anno prossimo.

 

Ma le notizie peggiori sono per il Genoa, che dopo il pareggio per 1-1 n casa contro il Cagliari (ormai salvo) si ritrova da solo in terzultima posizione, scavalcato di un punto dall’Empoli. Pavoletti sblocca la partita e Criscito la pareggia all’89esimo, trasformando un rigore concesso cono il Var.

 

Continua poi lo psicodramma della Fiorentina, che contro il Parma subisce la quinta sconfitta consecutiva, rimane a 40 punti e (incredibile a dirsi, visto l’avvio di stagione e le ambizioni europee dei viola) non è ancora salva. La partita del Tardini è tiratissima e a deciderla nel finale è una sfortunata autorete del brasiliano Gerson, che infila nella propria rete un cross di Scozzarella. A questo punto, per salvarsi la squadra di Montella dovrà almeno pareggiare in casa col Genoa, a cui però serve disperatamente una vittoria. Sarà questo lo scontro dell’ultima giornata da tenere d’occhio.

 

Chiude il quadro di questo turno il pareggio per 0-0 fra Chievo e Sampdoria. Espulso Barba al 38esimo per un’entrata decisa su Defrel. Il capocannoniere del campionato, Fabio Quagliarella, non trova però la via della porta e resta fermo a 26 reti. Tributo e terzo tempo per Pellissier al momento della sostituzione nella ripresa. L’attaccante bandiera del Chievo dice addio al calcio dopo 17 anni e 134 gol con la maglia gialla.

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