Alla fine l’ha vinta la Juve, che torna in testa alla classifica scavalcando la Lazio di un punto. Dopo i rinvii e le polemiche infinite, la Signora si aggiudica il derby d’Italia a porte chiuse battendo 2-0 l’Inter. Archiviato un primo tempo equilibrato quanto noioso, decidono nella ripresa i gol di Ramsey (zampata in mischia deviata da De Vrij) e di Dybala (dribbling nello stretto ed esterno vincente dal centro dell’area). I bianconeri si impongono a livello atletico e mentale: corrono di più e giocano con intensità e determinazione. L’Inter, invece, oltre ai soliti problemi strutturali (difesa a tre incerta, centrocampo titolare con poca qualità), dimostra anche una condizione atletica inadeguata. Lenta e prevedibile, la squadra di Conte non riesce praticamente mai a far arrivare il pallone agli attaccanti.

Tra le altre partite della giornata, una serie di risultati a sorpresa. A San Siro, il Milan perde 2-1 contro il Genoa. Primo tempo dei liguri, che colpiscono al settimo e al 41esimo con Pandev e Cassata. Nella ripresa i rossoneri sono più aggressivi ma la rete in mischia di Ibrahimovic arriva tardi.

Male anche il Verona, che perde 2-1 a Genova contro la Sampdoria. Hellas in vantaggio grazie all'autorete di Audero su tiro di Zaccagni. Nella ripresa, l’eterno Quagliarella prima pareggia e poi raddoppia dal dischetto. La squadra blucerchiata resta così fuori dalla zona retrocessione.

Colpaccio in trasferta della Spal, che sbanca di misura il campo del Parma. Gara cominciata con 75 minuti di ritardo per la querelle Governo-Figc-Lega. Primo tempo blando e senza emozioni, ripresa più movimentata: decide un rigore di Petagna al 70esimo.

Al Friui, Udinese-Fiorentina finisce a reti inviolate. I viola vanno vicini al gol con Milenkovic a fine primo tempo, ma i padroni di casa sono più pericolosi. Nessuno però riesce a trovare la via della rete.

La giornata dei recuperi a porte chiuse si conclude oggi alle 18.30 con Sassuolo-Brescia.

Volevano evitare la sconfitta della Juve e, allo stesso tempo, impedire la vittoria dell’Inter. Non c’è altra spiegazione per la scelta della Lega Calcio di rinviare il derby d’Italia dal primo marzo al 13 maggio. Il coronavirus non c’entra nulla, visto che il governo aveva dato il via libera a far giocare l’incontro domenica sera, a porte chiuse. Lo slittamento è stato deciso dall’associazione delle 20 squadre di Serie A, su pressione della Juventus. Sono state fortissime le pressioni esercitate dal presidente bianconero Andrea Agnelli, che ha parlato con l’ad della Lega, Luigi De Siervo (il quale ha ascoltato tutte e 10 le società che avrebbero dovuto giocare senza pubblico) e, stando ad alcune ricostruzioni, avrebbe fatto leva sul danno d’immagine che un big match a porte chiuse avrebbe arrecato al calcio italiano, con conseguenze negative sul valore dei diritti televisivi, peraltro già sottostimati.

Questa è la versione ufficiale e ovviamente si tratta di un pretesto. E’ lecito invece ritenere che la Juve attraversa un periodo di grave crisi (emblematica la sconfitta con il Lione in Champions League) e giocando domenica sera senza nemmeno il supporto dello Stadium avrebbe quasi certamente perso. Il risultato avrebbe spalancato le porte all’odiata Inter, che, anche grazie a un calendario più semplice da qui alla fine del Campionato, avrebbe avuto buone possibilità di successo. Una prospettiva inaccettabile per la Signora, soprattutto quest’anno che alla guida dei nerazzurri ci sono due ex bianconeri avvelenati come Conte e Marotta.

Di qui la decisione di spostare tutto al 13 maggio. La follia (o meglio, la ratio) di questa scelta è ben riassunta dal calendario che l’Inter dovrà affrontare quel mese: 10 maggio Genoa - Inter; 13 maggio Juventus - Inter; 17 maggio Inter - Napoli; 20 maggio Inter - Sampdoria; 24 maggio Atalanta - Inter. Se nel frattempo la squadra di Conte arrivasse in fondo anche all’Europa League e alla Coppa Italia, i nerazzurri dovranno giocare 9 partite in 24 giorni o, semplicemente, non si saprebbe più quando infilare le partite da recuperare. Anche perché quest’anno ci sono gli Europei, e sforare a giugno non è possibile. Anche per quanto riguarda il campionato, un conto è giocare insieme alle rivali, tutt’altro vederle andare via e doverle rincorrere. Da un punto di vista delle motivazioni cambia completamente l’approccio. Si poteva dunque sospendere tutto il turno o far giocare tutti a porte chiuse, per garantire l'omogenità di condizioni, principio minimo per stabilire la regolarità di una competizione.

Ad alimentare i sospetti peggiori ha contribuito, involontariamente, il presidente della Lega, Paolo Dal Pino. Dopo gli attacchi di Marotta, che ha parlato di “Campionato falsato”, Dal Pino si è prodotto in un’autodifesa a dir poco maldestra: “Venerdì - ha raccontato - l'ad De Siervo e io abbiamo proposto all'Inter di spostare la gara contro la Juventus al lunedì sera per disputarla a porte aperte. L'Inter si è rifiutata categoricamente di scendere in campo: si assuma le sue responsabilità e non parli di sportività e Campionato falsato”.

Ebbene: se si poteva giocare lunedì sera a porte aperte, cosa impediva di farlo domenica sera? Nulla, ovviamente, a meno qualche scienziato non abbia dimostrato che il coronavirus è più pericoloso nei fine settimana. Certo, bisognava convincere il governo: ma anche in caso di rifiuto, non sarebbe stato meglio giocare a porte chiuse e perdere un po’ di appeal agli occhi dei telespettatori internazionali, piuttosto che compromettere la credibilità del Campionato? Tanto più che mercoledì, sempre allo Stadium, si giocherà Juve-Milan di Coppa Italia. Senza tifosi ospiti, però. Eppure domenica i tifosi dell’Atalanta - lombardi come i milanisti e gli interisti - sono andati senza problemi a Lecce. Vuoi vedere che i possibili contagi riguardano solo le partite dell’Inter? Vuoi vedere che l’anno nel quale la Juve non passeggia a piacimento si ritiene di consentire al limite alla Lazio di vincere, ma mai all’odiata rivale nerazzurra? Le sensazioni forti sono quelle di un ritorno agli anni bui, come del resto già evidenziato da Liverani e dallo stesso Gattuso.

Veniamo così al calcio giocato. Fra le partite che si sono giocate, la più spettacolare è stata proprio quella della squadra di Gasperini, capace d’imporsi addirittura per 7-2 sul campo dei pugliesi.  

Intanto, con il 2-0 di sabato sul Bologna (reti di Louis Alberto e Correa), la Lazio si porta momentaneamente in testa alla classifica, con una partita in più rispetto alla Juve e ben due in più dell’Inter.

Vittoria anche per il Napoli, che grazie alle reti di Manolas e Di Francesco vince 2-1 in casa contro il Torino. La Roma rinasce e batte 4 a 3 il Cagliari in una partita al cardiopalma. Tracce di crisi per i sardi che ormai hanno archiviato il periodo di grazia del girone d’andata.

La notizia di questa giornata di Campionato è che per metà non si è giocata. A causa dell’emergenza sanitaria legata alla diffusione del Coronavirus, si è deciso di rinviare a data da destinarsi ben quattro partite su 10: Inter-Sampdoria, Atalanta-Sassuolo, Torino-Parma e Verona-Cagliari.

Senza voler questionare sulla prudenza in circostanze così delicate, viene da chiedersi perché mai le suddette partite non siano state giocate a porte chiuse. In questo modo si sarebbero risolti tutti i problemi: zero rischio contagio e zero conseguenze per le squadre coinvolte. Adesso invece si porrà il problema di quando recuperare queste partite, inserendole in un calendario già parecchio fitto, anche perché Atalanta e Inter devono fare i conti anche con gli impegni europei, rispettivamente in Champions ed Europa League.

Per quanto riguarda le altre partite, quelle che si sono giocate, il distacco fra Juventus e Lazio rimane di un punto. I bianconeri passano 2-1 sul campo della Spal con un’altra prestazione tutt’altro che esaltante. Sblocca la partita ancora una volta Cristiano Ronaldo, autore di un tap-in vincente nel primo tempo. Ramsey raddoppia nella ripresa con un bel pallonetto vincente. Il rigore trasformato da Petagna accende il finale, ma il risultato non cambia più. Da segnalare il ritorno in campo di Chiellini dal primo minuto.

La Lazio risponde con una vittoria ancora più sofferta, ottenuta su uno dei campi più difficili se si escludono quelli delle big. A Marassi i biancocelesti passano in vantaggio dopo solo un minuto e mezzo con una percussione di Marusic. Nella ripresa arriva il raddoppio di Immobile, ma pochi minuti dopo Cassata riapre i giochi con un gran destro a giro da fuori. A quel punto i rossoblù producono il massimo sforzo, ma i capitolini segnano il terzo gol con una punizione di Cataldi. Criscito trasforma il rigore del definitivo 2-3 nel recupero.

Vittoria anche per il Napoli, che vince 2-1 in trasferta a Brescia. Chancellor sblocca il risultato a favore dei padroni di casa, ma poi Insigne e Fabian Ruiz regalano i tre punti agli azzurri, che con questo successo arrivano a 36 punti e agganciano in classifica il Milan al sesto posto, in zona Europa League.

I rossoneri, infatti, non vanno oltre l’1-1 contro la Fiorentina. Dopo un gol annullato a Ibra, va a segno il solito Rebic, ma poi nel finale la Viola (in 10 per l’espulsione di Dalbert) pareggia su rigore con Pulgar. Ennesima polemica per il mancato utilizzo del Var.   

La Roma si ricorda di essere una realtà importante del calcio italiano e ne rifila ben 4 al malcapitato Lecce. Una vittoria che fa seguito a quella di coppa e che riaccende le speranze di squadra e tifosi per una svolta. Chiude il quadro della giornata il pareggio per 1-1 fra Bologna e Udinese: i friulani, in vantaggio con Okaka, vengono raggiunti al 91esimo dagli emiliani con Palacio.

La Juve torna al successo e recupera la prima posizione in solitaria. Solo che adesso la prima squadra dietro di lei non è più l’Inter, ma la Lazio, che nel posticipo di giornata vince in rimonta proprio contro i nerazzurri. La squadra di Inzaghi gioca in scioltezza: non solo l’abilità tecnica di un centrocampo di lusso ma anche la leggerezza di una classifica, non essendo stata programmata per vincere lo scudetto e gli automatismi di una squadra che gioca con gli stessi giocatori da tre anni. Merita la posizione che ha e francamente sarà difficile per la Juventus tenerla indietro. L’Inter, che nel gioco non somiglia nemmeno un po' a quella dei primi tre mesi, paga errori di programmazione: l’assenza di un secondo portiere all’altezza e il mancato utilizzo dei suoi giocatori più tecnici pure cercati ed acquistati. E' una squadra priva di velocità, di palleggio e di schemi che non siano il contropiede, altrimenti vive di innumerevoli passaggi brevi e lenti senza che nessuno detti il passaggio e senza che il centrocampo filtri granché. Che i giocatori più tecnici come Eriksen e Sanchez restino in panchina racconta tutto sul concetto di calcio di Conte. Undici milioni all’anno meriterebbero una fisionomia di gioco oltre che di carattere.

Qualche ora prima, la Juve allo Stadium superava 2-0 il Brescia (in 10 dal 37esimo minuto) con un gol per tempo: punizione vincente di Dybala nel primo e raddoppio di Cuadrado nella ripresa. Il bel gioco ancora non si vece, ma la Juve convince comunque in una versione orfana di CR7. Fondamentale, e più che acclamato, il rientro in campo di Chiellini dopo l’infortunio ai legamenti.

Nella lotta Champions, fondamentale successo dell’Atalanta sulla Roma. Anche in questo caso si tratta di una rimonta: i giallorossi passano in vantaggio con Dzeko, ma vengono raggiunti e superati dai bergamaschi con Palomino e Pasalic.

In sesta posizione, l’ultima buona per l’Europa, il Verona pareggia 0-0 con l’udinese e si fa raggiungere a quota 35 dal Parma, vittorioso per 1-0 sul campo del Sassuolo.

Due lunghezze sotto rialza la testa il Napoli, che porta a casa i tre punti con un successo di misura sul campo del Cagliari: ci pensa Mertens con un destro a giro che sorprende Cragno. I sardi in questo 2020 non hanno ancora vinto una partita.

Gli azzurri raggiungono così in classifica il Bologna, clamorosa sconfitto per 3-0 in casa dal Genoa. Prima vittoria esterna per i liguri, con i gol di Soumaoro, del paraguaiano Sanabria dopo una corsa di 70 metri e di Criscito su rigore. Ma Mihajlovic paga il rosso a Schouten (con la Var). Espulso anche Denswil.

Grande vittoria esterna per la Fiorentina, che passa addirittura per 5-1 sul campo della Sampdoria. Vlahovic propizia l’autorete di Thorsby e segna due gol, per Chiesa due reti e due pali. Espulsi Murru e Badelj. Inutile il gol di Gabbiadini, blucerchiati a un punto dalla zona retrocessione.

Chiude il quadro della giornata il 2-1 del Lecce sulla Spal. È la terza vittoria di fila per i salentini, che scavalcano la Samp al quintultimo posto.

C’è un tempo per illudersi e un tempo per affliggersi. Il derby di Milano riafferma la superiorità dell’Inter, se non nel gioco e nella corsa, nel carattere e nella forza mentale. Il Milan domina i primi 45 minuti con i nerazzurri fermi in campo, ma la ripresa vede tutt’altro scenario. Nell’Inter, liberata dalle tensioni in forza di un risultato che non le lasciava nulla da perdere, decide di fare leva sulla sua forza fisica e sul carattere oltre che sui colpi straordinari di alcuni suoi giocatori.

Il gol con cui la squadra di Conte accorcia le distanze è di Brozovic, che da fuori area al volo, insacca in basso alla destra di Donnarumma. Il pareggio di Vecino è frutto di una buona azione di Candreva ma è il terzo gol di De Vrij - in tuffo di testa con una torsione che spedisce il pallone all’angolo - che mette in scena un capolavoro. Eriksen calcia una posizione che da 30 metri colpisce l’incrocio dei pali Il quarto gol di Lukaku chiude il sipario delle illusioni milaniste e ricorda che l’Inter è in testa alla classifica non per caso. Il Milan aggredisce e gioca la palla di prima e in velocità, lascia agli avversari l’inizio dell’azione per poi alzare il pressing nella trequarti, dove l’Inter non ha palleggiatori capaci di uscire palla al piede. Ma oltre Ibrahimovic non c’è molto altro, non almeno per la qualità che il blasone del diavolo imporrebbe.

La Juve subisce la seconda sconfitta nelle ultime tre partite. Dopo il ko di due settimane fa al San Paolo, i bianconeri cadono in modo ancor più clamoroso sul campo del Verona, che tre giorni prima aveva già fermato sullo 0-0 la Lazio all’Olimpico. L’Hellas vince in rimonta: dopo il vantaggio della Signora segnato con un’azione personale da Cristiano Ronaldo (che gioca praticamente da solo, nella mollezza generale) i veneti prima pareggiano con Borini e poi trovano addirittura il punto della vittoria nel finale, quando il vecchio leone Pazzini trasforma un rigore concesso per un assurdo fallo di mano di Bonucci.

Bene invece la Lazio, che torna da Parma con una vittoria di misura (decisiva la rete di Caicedo al 40esimo), ma anche sommersa dalle polemiche di D’Aversa, che protesta per un rigore negato ai gialloblù nel finale e su cui l’arbitro non va neanche a rivedere l’episodio al Var. Lo spettacolo migliore al Tardini rimane comunque la partita di Luis Alberto, autore di giocate magnifiche.

Intanto, è crisi aperta in casa Roma, che ha portato a casa solo 4 punti nelle ultime cinque partite. Dopo il bel derby pareggiato due settimane fa e la sconfitta pesantissima contro il Sassuolo, i giallorossi falliscono anche in casa contro il Bologna, che sbanca l’Olimpico 2-3. Orsolini e la doppietta di Barrow (che poi si fa male) mandano in tilt in giallorossi, a cui non bastano l'autogol di Denswil e il gol di Mkhitaryan. Espulso Cristante.

La squadra di Fonseca si ritrova così a -3 dall’Atalanta, che venerdì vince in rimonta al Franchi. La fiorentina passa in vantaggio con Chiesa, ma i bergamaschi ribaltano il risultato con Zapata e Malinovskyi. La squadra di Gasperini è ora da sola al quarto posto.

Ricomincia la caduta libera del Napoli, che dopo due vittorie torna a perdere, per giunta al San Paolo, dove il Lecce spadroneggia almeno per la prima mezz’ora di gioco. Decidono la doppietta di Lapadula e una punizione fantastica di Mancosu, che vanificano le reti di Milik e Callejon. Gli azzurri protestano per un fallo da rigore sul centravanti polacco: l’arbitro tira fuori il cartellino giallo per simulazione e il Var non interviene per correggere l’errore.

Continua anche il periodo nero del Cagliari, che ha portato a casa appena tre punti nelle ultime otto partite. L’ultima sconfitta arriva di misura a Marassi, dove il Genoa passa con un gol di rapina di Pandev. Tanta sfortuna ed errori clamorosi per i sardi nel finale.

Non va meglio al Torino, che contro la Sampdoria perde la quarta partita consecutiva. I granata passano in vantaggio con Verdi, ma in dieci minuti i blucerchiati ne fanno tre (doppietta di Ramirez e il solito Quagliarella) e i padroni di casa chiudono in dieci.

Il Sassuolo ringrazia e supera di due punti in classifica proprio il Toro. Con il 2-1 in trasferta sulla Spal, i neroverdi portano a casa la terza vittoria nelle ultime quattro partite. De Zerbi va sotto, poi cambia ritmo ai suoi e rimonta. Il fantasista francese Boga è protagonista: prima si conquista un rigore trasformato da Caputo, poi segna il gol partita di testa che inguaia i padroni di casa. Semplici esonerato: al suo posto c’è Di Biagio.

Chiude il quadro della giornata il pareggio per 1-1 fra Brescia e Udinese: Bisoli illude i lombardi, ma De Paul salva i friulani nel recupero.

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