Spendere, ma per fare il bene pubblico. Creando valore, e non sottraendolo alla collettività. Guardando al lungo periodo, e non all’immediato: perché gli strumenti per ripensare l’economia sono gli stessi capaci di produrre inclusività, giustizia sociale, attenzione alla diversità. In altre parole, una società migliore.

Mariana Mazzucato, https://marianamazzucato.com, economista, docente di Innovation and Public Value all’University College di Londra, direttrice dell’Institute for Innovation and Public Purpose e autrice di The value of everything (Il valore di tutto)  da tempo racconta l’esigenza di un cambio di paradigma nei modelli economici dominanti, a partire da una consapevolezza: se non si cambia rotta il rischio molto concreto è quello di una nuova ondata di fascismo, perché gli effetti di scelte economiche sbagliate si misurano non solo sul Prodotto interno lordo, ma soprattutto sulla società.

Nuovi rapporti di forza e un recente equilibrio stanno con discrezione affermandosi nella vallata del Nilo, in Levante e nella penisola arabica. La situazione del Golfo Persico è invece bloccata. Questo notevole e coordinato mutamento riguarda diversi conflitti, in apparenza non collegati fra loro. È frutto del paziente e discreto lavoro della diplomazia russa nonché, in alcuni casi, della buona volontà statunitense. A differenza degli Stati Uniti, la Russia non cerca d’imporre la propria visione del mondo. Parte invece dalla cultura degli interlocutori per modificarla con interventi lievi.

 

Arretramento degli jihadisti e dei mercenari kurdi in Siria

Tutto è cominciato il 3 luglio: uno dei cinque fondatori del PKK, Cemil Bayik, ha pubblicato una libera tribuna sul Washington Post in cui chiedeva alla Turchia di aprire un negoziato facendo uscire dall’isolamento il prigioniero più celebre del partito, Abdullah Öcalan. A un tratto sono state nuovamente autorizzate le visite in prigione al leader dei kurdi autonomisti di Turchia, vietate da quattro anni. Un’apertura immediatamente considerata un tradimento dal Partito Repubblicano del Popolo, che non ha risposto all’appello del 23 giugno a Istanbul, infliggendo una severa sconfitta elettorale al candidato del presidente Erdogan.

La tregua mediata dall’Egitto tra Hamas e Israele potrebbe essere annunciata ufficialmente questa settimana. A riferirlo sono state fonti palestinesi vicine al movimento islamico palestinese, secondo le quali la delegazione egiziana avrebbe raggiunto una intesa in due fasi: la prima, iniziata domenica, rappresentata da alcuni “gesti di buona volontà” d’Israele; la seconda, che scatterà quando sarà formato il nuovo governo israeliano, relativa alle questioni più spinose che riguardano la Striscia.

MANAGUA. Di sinistra da giovane e ora vecchi di destra? Si dice sia un attitudine quasi inevitabile essere rivoluzionari da giovani e diventare di destra invecchiando. Non ci credo. Ciò annida solo negli opportunisti incalliti, che si comportano così secondo le circostanze. Non sono i principi né i valori che forgiano la coscienza di ognuno, la bussola che li orienta. Quasi sempre giustificano le proprie azioni con il trito e ritrito refrain che bisogna essere pragmatici.

 

Ce ne sono in abbondanza di quanti e quante si sono arricchiti in forma smisurata, non per il proprio onorato lavoro giacché questo non genera mai ricchezza, quanto piuttosto per le loro grandi capacità di appropriarsi di beni dello Stato; per sistemarsi nel bilancio pubblico in distinti incarichi negli anni 90 e per fondare associazioni senza fini di lucro la cui gestione fraudolenta gli ha procurato dei buoni utili. Quando non ci furono più possibilità di maggiore ricchezza, poco a poco si allinearono sulla parte opposta. Hanno continuato così ricevendo i loro bei dollari, facendo l'unica cosa che hanno sempre potuto fare.

 

Con una retorica da pseudo-sinistra e con abbondanti finanziamenti esterni hanno viaggiato dappertutto in vari forum mondiali; hanno menato vanto delle loro intime relazioni con alcuni leader latinoamericani considerati di sinistra e dal 2007 – o forse da prima – nei loro molteplici viaggi denunciano l'esistenza in Nicaragua di una dittatura secondo la loro incapacità per definire meglio la situazione.

 

Non era passato neanche un giorno che l'attuale governo si fosse insediato, che gli avevano già affibbiato il marchio di “dittatura”. Tutto questo – sicuramente in modo consapevole – gli è ampiamente servito per mettersi sul mercato e offrirsi come una buona pedina al servizio dei poteri imperiali. Opporsi visceralmente al canale è stata la consacrazione di una posizione che è passata dalla dissidenza alla più accanita e irascibile opposizione, in combutta con i contras, con somozisti e con la destra più reazionaria e pro-imperialista del Nicaragua.

 

Con lo slogan “no ai cinesi” - che hanno sempre gridato incompleto perché in realtà sarebbe “no ai cinesi, sì ai gringos” - hanno cercato il sostegno di settori sociali e territori della contra, tradizionalmente antisandinisti, e hanno iniziato una escalation di attacchi al governo maggiormente organizzata – posto che contavano con la base sociale che chiunque e per qualsiasi motivo può mobilitare contro il il governo sandinista – e con maggiori risorse fornite dagli Stati Uniti, che si oppongono ferocemente alla costruzione di un canale interoceanico alternativo a quello di Panama e si oppongono anche a qualsivoglia governo che non sia sottomesso ai suoi proposito egemonici.

 

Da allora abbiamo visto le stesse vecchie facce, che si precipitano ad accaparrarsi una telecamera in ogni problema - reale o artificiale - che si vive nel nostro paese. Così abbiamo visto gli stessi personaggi negli scontri della Miniera La India, nella Riserva dell'Indio Maiz e, ovviamente, in occasione della Legge di Riforma dellINSS. Sono i primi ad apparire dando dichiarazioni e impadronendosi della leadership in ogni conflitto.

 

Questa assurda e malata onnipresenza frustra qualsiasi tipo di partecipazione di persone in buona fede che possano avere interesse nella ricerca di soluzioni alle nostre difficoltà e frena la nascita di una leadership popolare autonoma e indipendente dal capitale pro-imperialista e nostalgico, includendo quello somozista, che essi stessi rappresentano.

 

Sono figure logore e squalificate non solo per la loro mancanza di carisma, di legame con i problemi reali e quotidiani del popolo e per una sconcertante assenza di credibilità, quanto anche per un discorso obsoleto – e che non calza con le loro attività pro-imperialiste – nel quale mescolano una retorica falsamente di sinistra, con slogan e canzoni create dal popolo nel fragore della lotta antisomozista, anticapitalista e antimperialista.

 

Mentre vanno a braccetto con Ileana Ros-Lehtinen, con Marco Rubio, con Luis Flay, con Eduardo Montalegre e utilizzano La Prensa come loro portavoce, che interpreta lo stesso ruolo che ebbe El Mercurio contro Allende, intonano - senza nessun appoggio popolare - “el pueblo unido jamás será vencido” o gridano “que se rinda tu madre”, una frase che è un paradigma della purezza e coerenza rivoluzionaria e che Leonel Rugama gridò in faccia al tiranno Somoza, l'ultimo marine che lasciarono in Nicaragua gli yankees, dopo aver assassinato Sandino.

 

Nessuno che sia al servizio dei gringos, che abbia richiesto sanzioni contro il Nicaragua o che lanci insulti contro il Venezuela, ha l'autorità morale per intonare le nostre canzoni, ancora meno per farsi chiamare sandinisti. L'antimperialismo è consustanziale al sandinismo. Quindi se una volta lo furono, ora chiaramente non lo sono.

 

Si definiscono anti-governo, in realtà però sono antisandinisti perché altrimenti come si spiega che ricorrano agli USA supplicando sanzioni contro la nostra patria sotto lo slogan “Nicaragua dice basta sandinisti”? O che vituperino la bandiera rojinegra, la calpestino e la odino quando è la bandiera di Sandino, la stessa che Carlos Fonseca recuperò per l'FSLN?

 

Tutta questa gente si è persa per strada ed è andata ad aumentare le lunghe liste di transfughi allineati all'imperialismo. Da Joaquin Villalobos fino a Michelle Bachelet. Hanno navigato con la bandierina di sinistra per coronare infine lo zenit della loro storia con la odiata bandiera a stelle e strisce. Una fine triste per una vita che avrebbe potuto concludersi in maniera gloriosa, e non - come dice Tomás Eloy Martinez - che potendo essere tutto, stanno finendo nel nulla.

 

Giornalista e militante dell'FSLN

Christopher Black è uno dei giuristi penali internazionali più noti al mondo. Sul conflitto in Rwanda e su quello nella ex Jugoslavia negli anni '90, in particolare, Black ha dimostrato davanti ai tribunali istituiti ad hoc la loro illegittimità dal punto di vista della Carta delle Nazioni Unite e il loro essere meri strumenti di guerra degli Stati Uniti d'America.

 

In particolare, in relazione alla guerra in Rwanda, Black ha portato in tribunale prove non confutabili di come il Fronte patriottico rwandese avesse condotto una guerra d'aggressione per conto degli Stati Uniti e del Regno Unito attraverso l'Uganda. Insieme a diversi altri giuristi, Black ha criticato pubblicamente l'arresto di Slobodan Miloševic da parte del Tribunale dell'Aja, sostenendo come fossero, al contrario, i leader della Nato che si sarebbero dovuti sedere davanti ad un tribunale per crimini di guerra. Con il Pofessor Michael Mandel e ad altri giuristi, Black ha presentato una serie di accuse formali di crimini di guerra contro tutti i leader dell'Alleanza Atlantica dopo i bombardamenti del 1999. 

 

  1. C. Black è oggi una delle voci più autorevoli nel commentare la politica internazionale. Noi de l'AntiDiplomatico abbiamo avuto il privilegio di porgli alcune domande sulla nuova vittima dell'imperialismo nord-americano: il Venezuela.

Il suo paese, il Canada, fa parte del Gruppo di Lima, vale a dire quell'insieme di nazioni che, non potendo ottenere la maggioranza contro il Venezuela in sede OSA, ha deciso di distaccarsene. Da ultimo, questi paesi hanno chiesto alla Corte penale internazionale di aprire un'indagine contro il governo del Venezuela per crimini contro l'umanità. Ci sono le basi legali?

  

Il Venezuela è membro del Trattato di Roma e quindi rientra nella loro facoltà farlo, ma per iniziare un'indagine il Procuratore deve avere informazioni credibili e affidabili che meritino indagini sul fatto che siano stati commessi crimini. Crimini che il governo venezuelano starebbe sistematicamente ignorando o di cui è responsabile. Non hanno fornito tali informazioni nelle loro richieste. Tutto ciò che hanno inviato al Procuratore sono affermazioni infondate, dichiarazioni vuote che echeggiano la loro retorica politica. Quindi non ci sono motivi legali su cui il Procuratore possa agire.

Tuttavia, ci sono prove schiaccianti e la rea confessione di chi si vanta come gli Stati Uniti, il Canada e i paesi Ue di commettere crimini contro il popolo del Venezuela con la loro guerra economica. Le chiamano "sanzioni" che sono illegali a livello internazionale, per sostenere un tentativo di colpo di stato interno, per sostenere la cospirazione di chi commette aggressioni e ultimamente il sabotaggio di infrastrutture civili, come la rete elettrica.

 

Il Canada, seguendo quanto richiesto dagli Stati Uniti e con l'UE, impone sanzioni illegali che affliggono il popolo del Venezuela solo per rovesciare il governo attuale. Da un punto di vista legale cosa potrebbe fare il governo del Venezuela per proteggere i diritti violati della propria popolazione?  

 

Sì, le sanzioni sono illegali perché violano la Carta delle Nazioni Unite, dato che solo il Consiglio di sicurezza ha l'autorità di imporre sanzioni ai sensi del Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite. Sono anche crimini contro l'umanità perché equivalgono a una guerra d'assedio che sta causando la deliberata sofferenza dei civili nel tentativo di rovesciare il governo. Il Venezuela sta facendo ciò che io stesso consiglierei alle autorità: costruire un sostegno tra le nazioni come la Russia, la Cina, l'India, la Turchia e molte altre che hanno appena formato un gruppo per ripristinare la Carta delle Nazioni Unite come cardine della legge internazionale. Caracas può anche chiedere all'ICC di muovere accuse contro i paesi che lo attaccano, come ho detto sopra. Il governo può infine presentare un reclamo contro gli Stati Uniti e gli altri paesi coinvolti per i danni ricevuti alla Corte di giustizia internazionale con la richiesta esplicita di fermare l’aggressione contro il Venezuela.

 

Bolton è arrivato a citare la Dottrina Monroe per spiegare l’approccio degli Stati Uniti contro il Venezuela. E’ un chiaro insulto a tutti i paesi dell’America Latina, Gruppo di Lima, compreso chiaramente. Ma ha qualche riferimento con il diritto internazionale?

 

La Dottrina Monroe non è accettata come parte del diritto internazionale e non lo è mai stata. È una dichiarazione molto semplice che Monroe emanò nel 1823, subito dopo che gran parte dell'America Latina si era liberata dal giogo spagnolo e portoghese: l'emisfero occidentale era da considerare una regione di interesse americana e qualsiasi intrusione europea nell'area sarebbe stata considerata un atto ostile. Riportarla alla luce oggi come Bolton cerca di fare è sì un insulto a tutti i paesi dell'America Latina e persino al Canada, poiché significa che gli americani considerano quelle nazioni come tante province del loro impero. Tuttavia c'è una contraddizione perché ora fanno affidamento sull'aiuto dell'Europa - ad esempio Spagna, Gran Bretagna, Francia e Germania - per procedere nella guerra contro il Venezuela. Ma così mostrano anche la loro debolezza, facendo affidamento proprio sull'aiuto delle stesse nazioni che la Dottrina Monroe afferma di voler escludere dalla regione.

 

Al ritorno in Venezuela il 4 marzo, il deputato Guaidò è stato scortato da alcuni ambasciatori europei, Spagna Francia e Germania in particolare. E’ una decisione in linea con la Convenzione di Vienna e il diritto internazionale generale?

 

No, è una violazione della Convenzione di Vienna e un atto ostile. L'articolo 5 della Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari del 1963 stabilisce le normali attività consentite dei consoli in uno Stato ricevente. La sottosezione (m) afferma:

esercitare tutte le altre funzioni affidate a un posto consolare dallo Stato di invio, che non siano vietate dalle leggi e dai regolamenti dello Stato di residenza o alle quali questo Stato non s’opponga, oppure che sono menzionate negli accordi internazionali in vigore tra lo Stato d’invio e lo Stato di residenza. Ciò significa che il sostegno ai cospiratori in un tentativo di golpe contro lo Stato ricevente è chiaramente proibito ed è considerato dal diritto internazionale consuetudinario come un atto ostile e il paese ricevente ha il diritto di espellere immediatamente i funzionari consolari coinvolti o l'intero corpo diplomatico.

 

Da esperto di diritto internazionale cosa risponde a chi invoca la famigerata “responsabilità di proteggere” sul caso del Venezuela?

 

Non esiste una dottrina legale di "responsabilità di proteggere" nel diritto internazionale. È puramente un'invenzione degli Stati Uniti e dei loro alleati per giustificare le loro guerre di aggressione e violazioni della Carta delle Nazioni Unite. Dal momento che non possono ottenere il sostegno del Consiglio di sicurezza per le loro guerre, perché sono in violazione dell'obbligo di mantenere la pace e violano i diritti di ogni nazione alla sua sovranità e indipendenza, il diritto di non essere attaccato in alcun modo da altre nazioni, hanno inventato questa frase per giustificare l'ingiustificabile, non è altro che un pretesto per le guerre di aggressione e la gente dovrebbe metterlo fuori di testa come argomento per queste guerre. È una falsa dottrina, una vera dottrina, inventata dai fascisti.

 

Sempre da esperto di diritto internazionale come giudica il comportamento delle delegazioni dei paesi europei nel Consiglio di diritti umani di Ginevra?

 

Sono un giurista penalista esperto di diritto internazionale più che un esperto della tematica specifica dei diritti umani e, sebbene abbia una certa familiarità con il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, non posso fornire un'opinione accademica. Tuttavia, dalla mia esperienza maturata negli ultimi 20 anni, posso dire che le potenze europee e gli americani ne hanno preso il controllo e lo usano per far avanzare i loro interessi. Il Consiglio ha inviato un relatore speciale in Venezuela per indagare sulle condizioni ivi presenti e il suo rapporto ha affermato che le difficoltà erano interamente imputabili alla guerra economica condotta dagli Stati Uniti contro il Venezuela. Ha anche affermato che il suo report è stato consegnato e da allora non è mai stato utilizzato. A dimostrazione proprio di questo.

 

Nei loro discorsi al Consiglio di Sicurezza sia il ministro degli esteri del governo venezuelano, Arreaza, che l’Ambasciatore presso la OEA, Moncada, hanno denunciato l’aggressione del 23 febbraio dalla Colombia. Hanno anche denunciato come  Stati Uniti e alleati stiano armando bande irregolari di mercenari sul modello di quello che è avvenuto in Siria. Dopo il fallimento di Cucuta sarà questa la strategia contro il Venezuela?

 

Possiamo vedere la strategia di guerra ibrida che stanno utilizzando in questi giorni con l'attacco informatico che ha portato al sabotaggio della rete elettrica. La guerra ibrida è una guerra che usa tutti i campi della vita e della società per danneggiare la nazione presa di mira. Continueranno a usare la guerra economica, la guerra cibernetica, la guerra di propaganda, la sovversione, il sabotaggio, le minacce di attacchi di massa, il terrorismo, gli attacchi con false bandiere. Fanno lo stesso contro la Russia, la Siria, l’Iran e la Corea del Nord. Tutte queste tattiche sono ovviamente elementi di una guerra di aggressione, che è il crimine di guerra fondamentale e ora un crimine per cui, in teoria, dovrebbero essere perseguiti dalla Corte penale internazionale. 

 

fonte: l'antidiplomatico.it

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