di Emanuela Pessina

BERLINO. Solo due giorni fa la Germania ha annunciato l’addio definitivo al nucleare, e già le grandi lobby dell’energia atomica sono pronte al contrattacco. A prendere l’iniziativa è il potente gruppo energetico E.On, che ha dichiarato ieri l’intenzione di chiedere al Governo tedesco un risarcimento di miliardi di euro per i danni provocati dall’abbandono graduale del nucleare, nonché di voler intentare una causa contro il mantenimento della tassa sul carburante atomico annunciata da Berlino. Una mossa che lascia intravedere, sullo sfondo, il vero potere delle lobby dell’energia atomica e il loro reale peso nella res politica.

Il Governo tedesco ha confermato lunedì notte che tutti gli impianti nucleari tedeschi saranno chiusi definitivamente entro il 2022. La decisione è stata annunciata dal ministro dell'Ambiente Norbert Roettgen (CDU) dopo una lunga riunione dei leader della coalizione di Governo guidata dalla Cancelliera Angela Merkel (CDU) e va a porre fine a quella “pausa di riflessione” di tre mesi che la Germania si era concessa dopo la catastrofe di Fukushiima. Interpretata allora come un escamotage per rinviare un impopolare prolungamento del nucleare in vista degli appuntamenti elettorali, la sospensione temporanea sembra essere diventata ora, quasi a sorpresa, un provvedimento concreto di addio all’energia atomica.

Eppure, a quanto pare, per Berlino la decisione non è stata facile. È il nuovo capo dei Liberali Philipp Roesler, in particolare, a non sembrare del tutto convinto: Roessler ha insistito fino all’ultimo per lasciare aperta all’energia nucleare almeno una possibilità, nel caso in cui “qualcosa cambi”, ha detto Roessler. È arrivata perentoria la risposta dei cristianodemocratici della Cancelliera: “L’addio al nucleare è irrevocabile, in questo senso non è previsto nessun piano b”, hanno chiarito dalla CDU, aggiungendo che anche gli otto reattori chiusi dopo il disastro nucleare del Giappone successivo al sisma di marzo non saranno più riattivati.

Scelta di assoluto no return, quindi, per la Cancelliera tedesca, che ha lasciato le grosse società de nucleari con l’amaro in bocca, ma di certo non senza parole. Le azioni di E.On e RWE, due dei gruppi energetici principali attivi in Germania, hanno perso in questi giorni in Borsa più di due punti percentuali, i primi di una serie di probabili perdite economici di rilevanza sicuramente maggiore. Effetti collaterali cui le lobby del nucleare non sono certo disposte a soprassedere.

Da parte sua, E.On ha già dichiarato che quantificherà accuratamente i danni attesi per l'uscita dal nucleare e presenterà il conto al Governo Merkel, chiedendone il risarcimento. Al contempo, il gruppo ricorrerà contro la decisione del Governo tedesco di mantenere la tassa sul carburante nucleare, che prevede un’entrata per il Governo di più di due miliardi di euro all’anno fino al 2016.

Un aggravio che, secondo i rappresentanti di E.On, non ha ragione di essere nel momento in cui l’attività delle centrali nucleari non viene prolungata e che impedisce gli investimenti per le strategie rinnovabili. E le minacce legali di E.On, seppur non ancora concrete, potrebbero non essere che le prime di una lunga serie.

E ora i cittadini tedeschi osservano la situazione con interesse. L’evoluzione della disputa tra il Governo tedesco e i gruppi dell’energia nucleare potrebbe chiarire molti aspetti dei rapporti fra i due poteri in gioco. Fino a che punto la lobby dell’energia nucleare ha il diritto di rivendicare l’esercizio di un’energia, quella atomica, che la gente non vuole per comprensibili ragioni di sicurezza? Il Governo della Merkel sarà in grado di tener fede alla proprie intenzioni, saprà fare a meno dell’appoggio delle lobby energetiche nonostante le difficoltà economiche della svolta verso le energie rinnovabili? Certo non possiamo dimenticare che al 2022 mancano ben undici anni: un periodo discretamente lungo in cui le lobby dell’energia nucleare continueranno a fare cassa. Tempo per trovare un compromesso ancora ce n’è.
 

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