di Rosa Ana De Santis

Blocchi stradali e Tiberina bloccata. La reazione dei residenti di Riano Flaminio al progetto d’installazione della discarica non si è fatta attendere. Centinaia e centinaia di persone sono in strada, alcuni incatenati, a combattere quella che viene definita “una battaglia di tutti”. L’ennesima pensata priva di strategia politica e ambientale dell’ennesimo prefetto ha quindi aperto la strada alla mobilitazione di chi non ci pensa proprio a trasformare il proprio territorio in una fabbrica di veleni a cielo aperto. Non vogliono diventare la pattumiera di Roma. E pochi conoscono i rischi e le conseguenze di ambiente e salute che questa decisione porta con sé.

Ma la protesta dei cittadini è sacrosanta; non solo non sono stati consultati, ma nemmeno è stata considerata percorribile una intesa provvisoria, in spregio ad ogni norma comunitaria e ad ogni briciolo di buonsenso. Bruxelles aveva nei giorni scorsi sottolineato come l’attuale conferimento nelle discariche del Lazio dei rifiuti non trattati adeguatamente sia una violazione dei principi comunitari e potrebbe portare a pesanti sanzioni nei confronti del governo italiano. Rimane, dunque, aperto ancora il problema della realizzazione di tutti gli impianti necessari - i cosiddetti Tmb - che dovranno pretrattare i rifiuti romani prima dell’ingresso nella discarica che sostituirà Malagrotta.

Perché comunque Malagrotta, la grande discarica alle porte della Capitale, chiuderà e la decisione non potrà protrarsi oltre la fine dell’anno. La situazione di Roma è sul filo dell’emergenza e l’individuazione dei siti candidati (Monti dell'Ortaccio - Roma, Quadro Alto-Riano e Pian dell'Olmo-Roma rimasti in piedi dopo la provvidenziale decisione di depennare Villa Adriana e la bocciatura di Corcolle) è ormai da questa sera una scelta bella e fatta. Su Quadro Alto si erano peraltro concentrate le maggiori perplessità proprio per la composizione idrogeologica del terreno, caratterizzata da un grado di permeabilità probabilmente non adeguato agli standard di legge previsti. Quale acqua berremo?

Il proprietario della discarica di Malagrotta, Manlio Cerroni, in una lettera aperta al Ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, ha assicurato impegno per la chiusura della discarica e per la raccolta differenziata. E’ questa infatti la grandissima pecca della Capitale e di molto del territorio regionale. Aldilà delle vele itineranti mandate in giro dalla governatrice del Lazio e di qualche Municipio, l’impegno delle Istituzioni locali sul fronte della differenziata è stato pari a zero. Dove sta funzionando il merito va ai Comuni virtuosi e alle singole Giunte.

L’istruttoria per individuare i nuovi siti è partita da tempo, ma l’inerzia delle istituzioni locali e la nomina a commissario del prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro,  è la prova conclamata di una volontà a far debordare il caso in vera  e propria emergenza. Questa la visione severa del Ministro dell’Ambiente Clini che replica alle istituzioni locali rimproverando scarsa efficienza e poca competenza. O semplicemente dalla differenziata si guadagna troppo poco?

Dal canto loro, Alemanno e Polverini, si erano opposti strenuamente alla scelta provvisoria di Monte Carnevale, ai piedi di Malagrotta, perché considerato un luogo rischioso per la salute dei cittadini per la presenza di falde acquifere facilmente contaminabili. Ecco però che ci aveva pensato l’Ammiraglio Di Paola a smentire la decisione del Ministro dell’Ambiente, negando la disponibilità di quell’area per prossimità a campi elettromagnetici dannosi per i cittadini.

In realtà la premura vera della Difesa è sembrata più quella di stare bene alla larga dal Centro Interforze che si trova nei pressi. Quella dei rifiuti, che come sempre rimane una partita politica difficile e soprattutto un’occasione di business che fa gola a tanti,  a Roma, in buona sostanza, è diventata quasi un giallo politico.

Mentre gli abitanti di Riano si incatenano e annunciano proteste bollenti, il Presidente del Colari e proprietario di Malagrotta, Cerroni, durante i giorni del toto–nome dei siti rivendicava una sorta di investitura de facto, data l’esperienza, l’istruttoria avviata e la legge sulla liberalizzazione dei servizi n. 27/2012,  ad occuparsi della nuova discarica come un vero e proprio diritto imprenditoriale acquisito sul campo. Al thriller si unisce il grottesco.

Il Ministro dell’Ambiente, interpellato proprio dagli Enti Locali, ha fornito in via definitiva le sue valutazioni a Regione e Comune che, unici deputati a poter siglare il documento finale,hanno rimesso al prefetto la decisione finale. Per reale premura per il diritto alla salute dei cittadini recita la cronaca o perché, più verosimilmente, troppo attenti a chi si occupa del business delle discariche e consapevoli dell’incapacità dimostrata ad avviare quel percorso del rifiuti di cui la discarica rappresenta solo il segmento finale e residuale.

La politica dei rifiuti inizia infatti a monte del processo ed è su questo fallimento pluriennale e totale che Malagrotta scoppierà,  mentre le schermaglie politiche si protrarranno  sulla pelle dei cittadini. Anch’essi, va detto, resistenti e indifferenti ad adottare comportamenti virtuosi in merito allo smaltimento domestico dei rifiuti.

Il duello è tra Governo ed Enti Locali, velleità imprenditoriali e vuoti mentali su come inventare e tradurre in opere di fatto le nuove direttive sullo smaltimento dei rifiuti.

A morire insieme a Malagrotta deve essere, infatti, tutto il sistema rifiuti incentrato sulla discarica così come è stato finora. Questo il monito del Governo sulla vicenda. Il recupero di materia ed energia e la differenziata rappresentano l’unica via per non finire come Napoli e per adeguarci alle direttive europee. In una parola per affrontare la questione dei rifiuti nella sua totalità: che è fatta di competenze scientifiche, di responsabilità politiche, di progetti nuovi di zecca.

La discarica come il tappeto sotto cui Berlusconi nascose i sacchetti a Pianura non è più la soluzione. Non è necessario neppure inventare, basterebbe copiare da qualche zelante Paese europeo o da qualche Comune virtuoso. E se le barricate della “monnezza” in Campania hanno mostrato tutta la nullità dello Stato di fronte al  potere economico della camorra,  l’indolenza delle nostre istituzioni locali ci ha consegnato in bocca all’emergenza. In barba alle perizie, alle voci degli ambientalisti, al monito delle Istituzioni centrali. Ce n’è abbastanza, visto che parliamo del diritto alla salute di migliaia di cittadini,  per andare a casa.

 

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