di Rosa Ana De Santis

Papa Ratzinger torna in udienza generale a ribadire l’intoccabilità, da parte della politica, dei confini estremi dell’esistenza umana. Nessuna sorpresa che il capo della Chiesa Cattolica riconduca all’autorità del Creatore la vita terrena, l’azione morale e il valore degli eventi. La fede e soltanto gli argomenti mistici che la sostengono possono arrivare a questo, in perfetta coerenza e armonia di ragionamento. Più difficile è il ricorso alla tesi della natura e delle sue leggi.

Difficile perché non sempre difendibile, soprattutto da parte di coloro che per primi muovono ogni giorno battaglie culturali sulla moralità e la bontà dell’agire umano. Non è certamente l’attuale Pontificato ad essersi inventato il ricorso all’argomento della bontà della natura. E’ un metodo spesso rivendicato dalla religione cattolica, infarcito - va precisato - al momento giusto di proiezioni provvidenziali sul corso degli accadimenti naturali volte a coprire i buchi neri del ragionamento e le contraddizioni.

Andrebbe intanto ricordato che il confine tra quanto segue il corso della natura e quanto è prodotto dalla tecnica e dalla scienza non è dato una volta per tutte. Se non fosse così, con il progresso della medicina oggi non ci porremmo interrogativi etici che anche solo decenni fa sarebbero stati al limite della fantasia. I diversi modi di procreare e di nascere o di non nascere, l’eutanasia, il suicidio assistito, l’accanimento terapeutico sono confini dell’esistenza che non rappresentano più limiti concettuali, né confini invalicabili di azione.

Il limite del non naturale si è spostato in avanti, rivoluzionando in profondità costumi culturali ed emozioni. Quello che fa la filosofia morale è proprio lavorare su questi spazi nuovi di ragionamento. Costruire argomenti, fondarli, rispondere alle obiezioni. Tutto il contrario di quello che Benedetto XVI va dicendo sui giornali e sulla tv ammonendo la superbia degli uomini. Non c’é alcun abbandono della morale e alcun incedere nel relativismo. Si cerca, al contrario,di rendere l’azione degli uomini sempre più blindata e fortificata dalla ragione per reggere l’impatto con le nuove possibilità di vivere e di pensare l’esistenza. Scivolare dalle novità morali al rischio del disorientamento personale è il metodo tipicamente clericale di toccare le corde emotive della paura per paralizzare ogni forma di risveglio di coscienza. Il vero nemico non è il paventato nichilismo dei valori, ma l’autonomia di giudizio. Sarà bene ricordarlo.

Andiamo sugli esempi. Secondo i cattolici abortire non è naturale o, per dirla meglio, è l’interruzione immorale di un percorso potenziale inscritto nel dna della procreazione naturale.  Ma dove sta la verità di quest’affermazione? Sappiamo bene che l’aborto può avere anche una genesi naturale e spontanea. Facile smascherare l’ipocrisia di ragionamento. Non è il fatto di natura in sé e per sé, direbbe Hegel, ad avere una sua legittimazione o verità, ma l’intenzione morale che può indurre una donna ad intervenire sul corso degli eventi. Il vero bersaglio della condanna religiosa è la moralità che contraddice la dottrina, poco c’entra la natura. Quello che sembra uno slittamento raffinato e puramente accademico, ci permette invece di elencare tantissimi esempi in cui il corso della natura, elevato dai cattolici a paradigma, porta alla sensibilità morale di ognuno eventi assolutamente inaccettabili.

La selezione degli organismi più forti con corredo genetico migliore, ad esempio. E’ proprio la natura matrigna, così non a caso l’ha messa in versi un grande conoscitore dell’animo umano come Leopardi, ad approntare una severissima eugenetica. I deboli, i meno adatti alla competizione per la sopravvivenza, soccombono, ammalandosi e morendo, ad esempio. Non importa se bambini, giovani, d’animo nobile e d’intelletto. La natura li scarta. E’ l’azione delle persone e l’intenzione morale ad intervenire con dei correttivi tecnici. La cura e le terapie non sono altro che il segno tangibile del progresso della tecnica utilizzato secondo ragioni e intenzioni che attengono alla sfera dell’azione e quindi alla moralità.

La natura procede rimuovendo ogni valutazione di giusto o sbagliato. Le appartengono i fatti, senza valutazioni intrinseche di bontà. La malattia o la sofferenza fisica, o la nascita con deficit psico-fisici, è forse un bene in sé? La fede, spiegherebbe con buona probabilità il Papa, può attribuire significati positivi anche ad eventi come questi, seguendo come si preferisce la dottrina della provvidenza, la salvezza della croce o la prospettiva del Paradiso. Tesi di fede che nulla hanno a che vedere con la giustezza di ciò che la natura dispone. Ed é per questo che il richiamo alla legge naturale oltre ad essere sempre più incrinato dalle evidenze scientifiche, rischia di danneggiare la religione e la sua funzione sociale, piuttosto che rafforzarla come poteva accadere in passato. A questo va aggiunto che questa arringa sulla natura confligge con il lavoro enorme e complesso che la filosofia fa da sempre, entrando nei laboratori della scienza. Dai geni alle stelle.

L’argomento della natura dovrebbe servire, nelle intenzioni della Chiesa e nella dialettica con la legge pubblica, a conquistare il consenso di quanti non sono rigorosamente fedeli. Tutti coloro per i quali la spiegazione rigorosamente dogmatica non può essere convincente. Ma è una teoria di conservazione della tradizione, di debole resistenza al progresso che manca di evidenze e di coerenza interna. E’ proprio la scienza degli uomini a smentirla ogni giorno sempre di più.

Se la Chiesa deve continuare a mantenere, come pure é comprensibile, una pastorale di monito e condanna sulla crescente disponibilità della vita alla scelta degli uomini e delle donne, in onore ad una sacralità che è religiosa e non scientifica, dovrà dare luogo ad una rivisitazione generale del proprio linguaggio e, forse, a un ritorno anche un po’ romantico, se vogliamo, della religione all’esistenzialismo.

E’ di questo forse, più di ogni altra cosa, che ha bisogno l’uomo contemporaneo, Credere fosse anche alla consolazione più inesistente in natura. Più la scienza va avanti e la filosofia ne accompagna moralmente il corso, più la religione deve rientrare in un ambito specifico e intimo che rinunci a spiegare a mutuare dalla natura prove e fondamenti che tanto non potrà dimostrare.

Galileo Galilei, solo di recente riabilitato, sosteneva che mentre la scienza c’insegna come vadia il cielo, la religione ci dice come si vadia al cielo. Alla Chiesa che sente la necessità di limitare l’azione degli uomini sui confini estremi della vita non spettano argomenti che non siano rigorosamente di fede. E ‘ proprio la filosofia della natura a conquistare sempre meno spazi di credibilità, mentre la cultura scientifica sempre di più consegna la vita, fin dalle sue forme minime ed essenziali, a ciò che ciascuno sceglie di essere o fare. Vivere ed esistere non saranno mai la stessa cosa e la morale non è scritta nei geni, ma nella libertà. Un vizio della specie umana che la natura proprio non può tollerare. E la Chiesa, forse più di dio, nemmeno.

 

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