di Carlo Musilli

Lo aspettavano tutti, ed è tornato puntuale. L'allarme dei mercati per la crisi greca è ormai un'abitudine e l'inadeguatezza delle soluzioni adottate rende inevitabile che il problema si ripresenti ciclicamente. L'ultimo caso è scoppiato lunedì, quando l'agenzia Reuters ha battuto la notizia di un presunto "ultimatum" da parte della Troika: Bce, Fmi e Ue avrebbero dato tre giorni ad Atene per fornire garanzie sul rispetto dei patti, altrimenti addio alla prossima tranche d'aiuti. In gioco ci sono gli 8,1 miliardi di euro che i creditori internazionali dovrebbero sborsare ad agosto nell'ambito del piano da 130 miliardi approvato a fine 2012.

Da Bruxelles hanno cercato immediatamente di alleggerire i toni: "Non abbiamo fissato alcuna scadenza - ha detto Simon O'Connor, portavoce del vicepresidente della Commissione europea, Olli Rehn - ma è vero che lunedì l'Eurogruppo prenderà una decisione" sulla Grecia.

Ora, è di tutta evidenza che la sospensione tout-court degli aiuti non sia verosimile. Le casse di Atene andrebbero ben presto in crisi di liquidità e il default disordinato scatenerebbe un effetto domino finanziario che avrebbe conseguenze drammatiche per tutti i compagni di Eurolandia.

Ben più verosimili sono altre due soluzioni di cui si è parlato ieri: il congelamento della rata d'aiuti per tre mesi o la sua diluizione in tre pagamenti mensili. La prima ipotesi è la più temuta, ma non rischia di provocare alcun disastro, dal momento che la Grecia in estate non ha bisogno di molti fondi e potrebbe in ogni caso far fronte ad eventuali necessità con titoli di Stato a breve termine.

Ma cos'è che turba i sonni della Troika? I creditori internazionali non sono soddisfatti dei progressi compiuti dalla Grecia su varie riforme poste originariamente come condizione per l'avvio del nuovo piano d'aiuti. Nel mirino ci sono soprattutto i provvedimenti in tema di pubblica amministrazione, fisco e sanità. In particolare, Atene non ha rispettato il termine del 30 giugno, data entro la quale avrebbe dovuto mettere in mobilità 12.500 dipendenti statali (un passo che di fatto precede il licenziamento). Sembra che il ministro per le Riforme amministrative Kyriakos Mitsotakis voglia chiedere una proroga fino alla fine di settembre.

Sul fronte del lavoro, invece, Bruxelles preme perché i tecnici della Troika mettano a punto con i greci una riforma del lavoro che punti a un'iper-flessibilità, avvantaggiando però solo le aziende. L'idea - cara in particolar modo a Berlino - punta a ridurre la disoccupazione aumentando i contratti part-time con retribuzioni da fame (al massimo 350 euro) e senza alcun ritorno previdenziale.

Secondo alcune indiscrezioni, durante una riunione al ministero greco delle Finanze sarebbe stata decisa la presentazione in Parlamento di un disegno di legge da approvare con urgenza che comprenderà tutte le misure considerate indispensabili dalla Troika. In questo modo il ministro Yannis Stournaras potrebbe presentarsi all'Eurogruppo di lunedì annunciando almeno la volontà politica di proseguire lungo la strada imposta dai creditori.

Tutto questo per continuare nell'accanimento terapeutico che ormai da anni maschera il fallimento della Grecia, visto che le condizioni del Paese peggiorano inesorabilmente sia sul piano finanziario sia su quello dell'economia reale. D'altra parte, a gennaio gli stessi dirigenti del Fmi ammisero ufficialmente di aver sbagliato i conti.

All'errore, purtroppo, non è seguita alcuna correzione. Anzi, il mese scorso - secondo il Financial Times - proprio il Fondo monetario internazionale avrebbe minacciato di sospendere gli aiuti alla Grecia entro la fine di luglio dopo aver stimato un buco nel piano di sostegno finanziario di 3-4 miliardi di euro.

Una decisione che avrebbe conseguenze incalcolabili, anche perché Finlandia, Paesi Bassi, Austria e Germania - il cosiddetto fronte del Nord - hanno già chiarito che, se l’Fmi si facesse da parte, anche loro si tirerebbero indietro. In questo caso tuttavia si tratta quasi certamente di un bluff, peraltro più che comprensibile, visto che il 22 settembre i tedeschi andranno al voto per eleggere Bundestag e cancelliere.

Angela Merkel ha dichiarato che la Grecia deve concentrarsi sull'attuazione delle riforme e non su un possibile nuovo taglio del debito. Anche perché, dopo la ristrutturazione a inizio 2012 della quota nei portafogli dei privati, questa volta bisognerebbe intervenire sui titoli ellenici in mano agli stati. E il peso si farebbe sentire sui contribuenti-elettori europei.

Ma nel frattempo come se la passano i greci? La disoccupazione è aumentata in meno di quattro anni dal 7,4% al 27%, mentre il 22% delle famiglie e il 24% dei bambini vivono oggi sotto la soglia di povertà. I senza lavoro sono un milione e 320 mila e altri 485 mila non hanno nemmeno il sussidio di disoccupazione, perché ne hanno già usufruito per due anni. In condizioni simili, forse, nemmeno la cancelliera si concentrerebbe sulle riforme.


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