di Carlo Musilli

Per non soffocare in Brasile, Telecom Italia vuole respirare aria francese. Secondo Valor Economico e la versione online de La Folha de S. Paulo, rispettivamente il principale quotidiano economico e il giornale più venduto del Paese sudamericano, la società italiana sarebbe pronta a cedere il 20% del proprio capitale a Vivendi, gruppo francese di tlc guidato da Vincent Bolloré. In cambio, Telecom vorrebbe mettere le mani su Global Village Telecom (Gvt), azienda brasiliana che fa capo proprio a Vivendi. 

Sarebbe questo il passaggio principale del piano messo a punto dalla squadra dell'ad Marco Patuano, che - stando alla ricostruzione del Sole 24 Ore - si dovrebbe articolare in tre tempi. Primo: massiccio (e difficoltoso) aumento di capitale di Tim Brasil, di cui Telecom ha il 67%. Secondo: integrazione di Tim Brasil e Gvt, che si fonderebbero in una nuova società controllata per il 50% da Telecom e per il 50% da Vivendi. Terzo: ingresso dei francesi nel capitale del gruppo italiano con una quota che - se sarà davvero del 20% - farà di Vivendi il nuovo socio di riferimento di Telecom.

Il progetto è stato concepito per rispondere all'affondo arrivato da Telefonica, che a inizio mese ha messo sul piatto una ghiotta offerta da 6,7 miliardi per Gvt. Il pagamento sarebbe effettuato per la gran parte in contanti (circa il 60%), ma anche con la cessione di azioni Vivo, la controllata brasiliana degli spagnoli che il colosso di Madrid vuole integrare con Gvt. Se l'offerta sarà accettata, Vivendi avrà anche l'opportunità di acquistare poco più dell'8% di Telecom Italia, di cui la stessa Telefonica è ancora primo socio (pur avendo ridotto dal 15 all’8,1% la propria presenza diretta nel capitale attraverso un bond convertibile in azioni).

Sempre secondo a La Folha de S. Paulo, l'offerta di Telecom avrebbe un valore complessivo di sette miliardi di euro: sarebbe quindi superiore in termini assoluti a quella degli spagnoli, ma non prevedrebbe alcun pagamento in contanti.

Gli italiani sono però convinti che Vivendi giudicherà più interessante la loro proposta per una serie di ragioni: primo, incontrerebbe il favore dell'autorità antitrust brasiliana, che in passato ha già manifestato la propria ostilità a un eccessivo rafforzamento di Telefonica; secondo, garantirebbe ai francesi un canale di distribuzione per i contenuti video e musicali da loro prodotti rispettivamente con Canal+ e Universal Music; terzo, fra gli azionisti di Telecom c'è Mediobanca, di cui Bolloré è vicepresidente e secondo socio con il 7,01% del capitale.

Patuano & Co. dovranno formalizzare l'offerta entro il 28 agosto (previa approvazione dei Cda di Tim Brasil e Telecom), data in cui il Consiglio d'amministrazione di Vivendi si riunirà per esaminare la proposta di Telefonica (che scade il 3 settembre, anche se è assai probabile che gli spagnoli non si arrenderanno senza rilanciare).

Da tutto ciò si potrebbe dedurre che Gvt sia un gioiellino invidiabile, ma non è così. Da sola non ha mai prodotto utili e oggi fa gola per ragioni strategiche, dal momento che - potendo contare su una scintillante rete in fibra ottica - è già posizionata più che bene sia sul mercato della banda larga sia su quello della pay tv. Insieme a Tim Brasil, attiva nel mobile, potrebbe creare un gruppo leader in grado di impensierire seriamente Vivo. Ecco spiegata l'opposizione di Telefonica. 

Se alla fine vinceranno gli spagnoli, si ridurranno drasticamente le prospettive di Tim Brasil, troppo piccola per sostenere la concorrenza di Telefonica-Gvt. Se invece saranno gli italiani a prevalere, l'alleanza Telecom-Vivendi potrebbe essere importata anche in Europa. L'ago della bilancia è in mano a Bolloré.



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