Acquisti di titoli e prestiti alle banche, Coronabond e Fondo salva-Stati al fianco dei governi. Il tutto senza più il vincolo del deficit entro il 3% del Pil. Sono questi gli ingredienti del gigantesco piano che l’Europa sta mettendo a punto per fronteggiare la pandemia di coronavirus. Misure straordinarie, di proporzioni mai viste prima, che dovrebbero frenare lo tsunami in arrivo sull’economia del continente.

Come al solito, l’attore protagonista è la Banca centrale europea. Dopo la gaffe con cui due settimane fa aveva devastato i mercati (“non siamo qui per chiudere gli spread”), la presidente Christine Lagarde ha cambiato decisamente rotta. E così la Bce è tornata a imbracciare il bazooka, impegnandosi ad acquistare entro fine anno titoli pubblici e privati dell’Eurozona per altri 750 miliardi di euro. Questi soldi si sommano al programma attualmente in vigore (quantitative easing) da 20 miliardi al mese, già rafforzato due settimane fa con altri 120 miliardi da spendere sempre nel 2020. In tutto, quindi, il conto supera i mille miliardi. “Non ci sarà alcun limite pur di salvare l’euro”, ha detto Lagarde. L’epicità del “Whatever it takes” di Mario Draghi è lontana, ma il concetto è lo stesso. Per questo da qualche giorno lo spread italiano si è raffreddato.

Ma non è finita. Per inondare ancora di più il mercato di liquidità, la Bce aveva già deciso di varare nuove aste Ltro e di ridurre i costi per le Tltro. Attraverso queste procedure, Francoforte pompa denaro a tasso zero (o addirittura negativo) nei forzieri delle banche, che a loro volta (nel caso delle Tltro) sono obbligate a usare queste risorse per sostenere l’economia reale. L’obiettivo è dare ossigeno soprattutto alle piccole e medie imprese, che avranno bisogno di una serie di prestiti-ponte per sopravvivere all’interruzione dell’attività imposta dal coronavirus. Secondo i tecnici di Lagarde, se le chiusure dureranno tre mesi (com’è probabile), l’Europa dovrà affrontare quest’anno una recessione del 5%.

Intanto, c’è chi parla anche di attivare le Omt create proprio da Draghi ai tempi del “Whatever it takes” (era il settembre del 2012, al picco della crisi dei debiti sovrani). Si tratta delle Outright Monetary Transactions, operazioni che permettono alla Bce di acquistare i titoli di Stato dei Paesi in difficoltà sul mercato secondario (dove vengono scambiati i bond già in circolazione). Chi vuole attivare la procedura deve sottoscrivere un accordo con la Commissione Ue e la stessa Banca centrale, impegnandosi a correggere i conti e a varare riforme strutturali. L'aspetto chiave del programma è tutto in un aggettivo: "illimitato". Una volta iniziati, gli acquisti possono proseguire senza alcuna soglia massima stabilita preventivamente. A qualunque costo, appunto. Le Omt non sono mai state utilizzate: otto anni fa, gli speculatori capirono di non poter battere un’istituzione che stampa moneta, perciò l’effetto-annuncio bastò a spegnere l’incendio sui mercati.

Ora però la situazione è diversa. Con le Omt, la Bce potrebbe acquistare il nuovo debito che i governi europei saranno obbligati a produrre per salvare aziende e posti di lavoro. In questo modo, Francoforte proteggerebbe ancora una volta i debiti sovrani dagli avvoltoi della speculazione. Il problema è che, con il virus che dilaga e il Patto di Stabilità ufficialmente sospeso, nessun governo accetterebbe mai di impegnarsi a risanare i conti con misure d’austerità. Le condizioni per accedere alle Omt potrebbero quindi essere alleggerite: un’ipotesi è imporre ai Paesi di usare le risorse solo per l’emergenza legata alla pandemia e di impegnarsi a ridurre il debito quando la crisi sarà finita.

Un altro mattone importante della diga antivirus è costituito dai Coronabond, ossia obbligazioni comuni dell’Eurozona (per gli amici, i cari vecchi Eurobond) da usare solo per la crisi innescata dal Covid19. Visto che la Bce, da statuto, non può lanciare titoli sul mercato, i Coronabond potrebbero essere emessi a tassi molto ridotti dal Fondo salva-Stati (Mes), oppure dalla Banca europea degli investimenti, o ancora dalla Commissione europea. I principali sostenitori del progetto sono Giuseppe Conte ed Emmanuel Macron, cui si oppongono gli alfieri del rigorismo nordico, Olanda e Finlandia. La vera notizia è che la Germania non ha detto no: per ora Angela Merkel non si sbilancia, ma al momento decisivo sarà lei a orientare la decisione di Bruxelles.

Nel frattempo, Conte preme anche perché il Mes intervenga direttamente a sostegno dei governi. L’idea è di utilizzare i 410 miliardi in pancia al Fondo salva Stati per finanziare le politiche fiscali anti-coronavirus. Anche qui, però – come nel caso delle Omt – bisognerebbe modificare le regole, perché al momento possono ottenere l’aiuto del Mes solo i Paesi che si sottomettono a un patto d’austerità con la Troika Ue. Per sbloccare la situazione, alla fine i due interventi potrebbero essere collegati, con i finanziamenti del Fondo che farebbero scattare automaticamente l’attivazione delle Omt.  

Tutte le proposte per costruire la diga antivirus saranno discusse dall’Eurogruppo al più tardi martedì e dovrebbero arrivare sul tavolo del Consiglio europeo giovedì prossimo, ma i tempi si potrebbero accorciare. Il virus non aspetta.

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