Nella giornata di giovedì i dodici membri della giuria popolare selezionata nel processo penale contro Donald Trump hanno giudicato all’unanimità l’ex presidente repubblicano colpevole di tutti e 34 i capi d’accusa contestati dall’ufficio del procuratore distrettuale di Manhattan, Alvin Bragg. La pena che gli verrà inflitta nel primo storico processo a un ex occupante della Casa Bianca sarà decisa in un’udienza fissata per il prossimo 11 luglio, cioè quattro giorni prima dell’apertura della “Convention” del Partito Repubblicano. A stabilirla sarà il giudice della Corte Suprema dello Stato di New York che presiede al processo, Juan Merchan. Trump era accusato di avere falsificato documenti aziendali nel contesto di una presunta cospirazione per influenzare le elezioni presidenziali del 2016.

Il processo, durato cinque settimane, era culminato martedì in un'arringa finale di tre ore da parte della difesa di Trump, seguita da una lunga esposizione dell'accusa. Basandosi su una teoria legale a dir poco dubbia, l'accusa sosteneva che Trump avesse cospirato con il suo ex avvocato, Michael Cohen, per pagare 130.000 dollari all'attrice pornografica Stormy Daniels (Stephanie Gregory Clifford), affinché non rendesse pubblica una presunta relazione sessuale avuta con l’ex presidente nel 2006. Questo pagamento, secondo l'accusa, sarebbe stato effettuato poco prima delle elezioni del novembre 2016 per evitare che la notizia influenzasse negativamente la campagna di Trump.

 

Sempre per l’accusa, Trump aveva rimborsato Cohen dopo essersi installato alla Casa Bianca nel 2017, facendo passare i pagamenti come spese legali, in violazione delle leggi statali e federali sul finanziamento delle campagne elettorali. Cohen, che è stato incriminato e ha scontato una pena di tre anni per violazioni di leggi in materia finanziaria e bancaria legate ai suoi servizi per Trump, è stato il testimone chiave nel procedimento contro il suo ex cliente. Per questa ragione, la difesa di Trump aveva cercato di attaccare la credibilità di Cohen, evidenziando in particolare le sue precedenti condanne per reati finanziari e false dichiarazioni al Congresso.

In pochi si attendevano un verdetto così netto e in tempi altrettanto rapidi. Ognuno dei capi d’accusa contro Trump comporta una possibile pena detentiva da 16 mesi a quattro anni. Tuttavia, è probabile che la pena stabilità dal giudice Merchan non supererà i quattro anni. Molti esperti legali ritengono comunque che Trump potrebbe ottenere la libertà vigilata o ricevere una pena che non comporti l'incarcerazione immediata. Inoltre, i suoi legali ricorreranno certamente in appello, rinviando il tutto a dopo le elezioni presidenziali.

L'esito del processo rende così la situazione politica negli Stati Uniti altamente instabile, non solo per la condanna ma anche perché l’ex presidente è coinvolto in altri tre procedimenti penali di portata decisamente superiore rispetto a quello in corso a Manhattan. Questi includono il caso portato dal procuratore speciale Jack Smith riguardante il tentativo di Trump di ribaltare i risultati delle elezioni del 2020, culminato nell'attacco al Campidoglio il 6 gennaio 2021; il caso del procuratore della contea di Fulton, Fani Willis, relativo ai tentativi di Trump di influenzare i risultati elettorali del 2024 nello stato della Georgia; e il caso in Florida per la gestione impropria di documenti riservati da parte dello stesso ex presidente.

Questi procedimenti hanno appunto un peso maggiore di quello che riguarda il pagamento a favore di Stormy Daniels, visto che hanno a che fare con gravi crimini contro il sistema democratico americano. Tuttavia, questi processi sono stati ritardati da una combinazione di ostacoli legali e manovre politiche. La lentezza nell'avanzamento di questi casi va attribuita in parte anche agli sforzi dell'amministrazione Biden e del Partito Democratico di mantenere una certa stabilità politica e di continuare a garantirsi il sostegno repubblicano su questioni chiave in politica estera, come l’offensiva anti-russa sul fronte ucraino, il genocidio palestinese da parte israeliana e la guerra commerciale e non solo contro la Cina.

La vicenda Stormy Daniels, sebbene considerata minore rispetto ad altri casi, ha comunque un'enorme rilevanza storica e politica. Come accennato all’inizio, è infatti il primo processo penale contro un ex presidente degli Stati Uniti, il quale, oltretutto, risulta essere il favorito nella corsa alla Casa Bianca. Questo processo non fa quindi che enfatizzare la crisi profonda del sistema politico americano, caratterizzata da una crescente polarizzazione e dalla minaccia di un’ulteriore deriva autoritaria in un eventuale secondo mandato di Trump.

L’attitudine del Partito Democratico, in questo quadro, è stata all’insegna della sostanziale reticenza a prendere una posizione più ferma contro Trump, motivata dalla necessità di non destabilizzare ulteriormente il paese in un momento di tensioni interne ed esterne. Questa passività ha però inevitabilmente permesso a Trump di continuare a incitare i suoi sostenitori negli ambienti di estrema destra, alimentando un clima di odio e gettando le basi per possibili episodi di violenza.

Recentemente, ad esempio, Trump ha utilizzato la sua piattaforma Truth Social per attaccare i giudici coinvolti nei casi legali che lo riguardano, definendoli "feccia umana" e minacciando esplicitamente il giudice Merchan. Un linguaggio incendiario che risponde a una strategia di sfida verso il sistema giudiziario, così da auto-definirsi vittima del sistema dominato dal “deep state”, attuata principalmente per cercare di mobilitare una base di sostenitori radicali.

Il futuro politico e legale di Trump rimane dunque incerto e non è del tutto da escludere che le vicende giudiziarie possano produrre qualche effetto sulla campagna elettorale in corso e sull’esito delle presidenziali del prossimo novembre.

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