di Elena Ferrara

L’Iran di Mahmud Ahmadinejad esporterà uranio e, poi, lo rimporterà “arricchito”. Il punto di arrivo di questa operazione internazionale - che dovrebbe tendere ad attenuare la complessa crisi iraniana in vista di risposte definitive - sarà la Svizzera. Poi, sempre sotto il controllo dell’Aiea, Teheran riavrà il “prodotto” e potrà continuare con tranquillità i suoi programmi. Tutto, per ora, è sulla carta e la questione, ovviamente, necessita di maggiori approfondimenti. Con il Board dell’Aiea che si è trovato ? Vienna per un esame delle diverse angolature della situazione. Ed è appunto nella capitale austriaca che l'alto rappresentante della politica estera ? della sicurezza comune dell'Unione ?ur????, Javier Solana, ha reso noto che il 30 novembre farà il punto ? Londra ??n il ???? negoziatore sul nucleare iraniano, Said Jalili. I due, quindi, esamineranno le possibilità relative all'ipotesi di arricchire l'urani? in centri ad hoc all'estero sotto sorveglianza internazionale. In tal senso Solana è stato estremamente preciso: «Oggi - ha detto - l'Unione ?ur???? è nella posizione migliore per avviare l? riflessione necessaria ? fare proposte concrete approfittando del fatto che da qualche tempo circola l'idea di centri internazionali di arricchimento dell'urani?, sotto sorveglianza internazionale. Cerchiamo dunque di approfondire questa ipotesi». Parte così un programma che dovrebbe permettere la costituzione di un consorzio multinazionale. Idea non propriamente nuova perché già avanzata qualche settimana fa dal Consiglio di cooperazione dei Paesi arabi del Golfo. Non solo, ma è stato lo stesso Presidente iraniano a dirsi pronto ad esaminare l'ipotesi di far arricchire l'urani? in un Paese terzo ? neutrale come l? Svizzera. La parola spetta ora al nuovo negoziato che prenderà il via a Londra il prossimo 30 novembre. Subito dopo Solan? renderà noto un rapporto ??r il «Gruppo 5 + 1»: i membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu che sono Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia ? ?in? più l? Germania.

Intanto sul tavolo dei 35 membri dell'organo direttivo dell'Agenzia internazionale ??r l'energia atomica ?'è l'ultimo rapporto sul programma nucleare iraniano. Autore del documento, reso noto l? settimana scorsa, è il direttore generale dell’Aiea, Mohammed El?aradei. Nel testo, reso già pubblico, si annuncia che ci sono già «buoni progressi», ma che, comunque, l'Aiea non è in grado di assicurare il ??rattere pacifico del programma iraniano ?è di escludere diversioni ? fini militari. Restano così alcuni punti oscuri. ElBaradei sostiene, infatti, che l’Aiea non è in grado di dare una credibile assicurazione sull'assenza di materiale ? di attività nucleari non dichiarate. E tutto ciò è particolarmente cruciale nel caso dell'Iran ? causa di quelle attività non dichiarate ? del conseguente bisogno di ripristinare l? fiducia sulla natura pacifica del programma nucleare di Teheran. In pratica il “timore” di un Iran dotato di armi atomiche resta su tutti i fronti. Pur se Ahmadinejad continua a sostenere - appoggiato dalla popolazione iraniana - che il nucleare serve solo per produrre energia elettri??.

Quanto alla situazione internazionale c’è poi da dire che finora tutte l? risoluzioni dell'Onu, comprese l? sanzioni, sono state ignorate da Teheran, in particolare l? richiesta di sospendere l? attività di arricchimento di urani?, passaggio chiave tanto per lo sfruttamento ? fini civili quanto per l? produzione di armi nucleari. Ora, a parte i risultati distensivi che potrebbero venire dal “vertice” del 30 novembre tra Javier Solana e Said Salili, resta il fatto che l’Iran avrebbe già in casa 3.000 centrifughe che potrebbero portare ad ottenere, in meno di un anno, uranio altamente arricchito. Teheran, in pratica, ha ora il coltello dalla parte del manico. Ed è per questo che il negoziato dell’Aiea è particolarmente delicato. E l’avvertimento generale è che oggi più che mai - visto che si è forse al giro di boa - nessuno deve perdere la testa fino ad avere una crisi di nervi. Tanto più che per l’Iran il vero imperativo è quello della sicurezza nazionale.


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