di Bianca Cerri

In queste ore, gli agenti dell’FBI stanno rastrellando palmo a palmo la Carolina del Nord nella speranza di catturare un marine fuggito a bordo di una Cab Dodge il cui numero di targa è stato mandato in sovrimpressione su tutti i canali televisivi degli Stati Uniti. L’agenzia federale ha promesso 25.000 dollari di ricompensa a chiunque fornirà elementi utili alla sua cattura. Per il dipartimento della Difesa l’uomo, che si chiama Cesar Laurean, è per il momento solo un disertore, per la giustizia penale è invece l’assassino di Maria Frances Lauterbach, anche lei arruolata nei marines. Originaria dell’Ohio, la donna era stata assegnata alla base di Camp Jeune nel giugno del 2006 e lì aveva conosciuto Laurean, almeno secondo quanto sostengono i colleghi della donna, l’avrebbe violentata. Un mese dopo l’aggressione, Lauterbach aveva scoperto di essere incinta ma nei confronti dell’ufficiale non risulta siano mai stati presi provvedimenti disciplinari, mentre alla donna veniva imposto l’obbligo di obbedire ai suoi ordini. Maria Frances Lauterbach, che era ormai giunta all’ottavo mese di gravidanza, aveva fatto perdere le sue tracce il 14 dicembre scorso. Gli elicotteri avevano sorvolato a lungo la zona dove era stata vista l’ultima volta e i boschi della contea di Clark ma non era servito a nulla. La macchina con la quale Lauterbach si era allontanata veniva invece rinvenuta nel parcheggio antistante la stazione dei Greyhound, ma all’interno tutto appariva perfettamente in ordine. Mancavano solo alcuni oggetti personali, il cellulare e la carta di credito per i prelievi automatici. Le colleghe di Lauterbach affermavano però che la donna non poteva essersi allontanata volontariamente perché il due gennaio doveva testimoniare in tribunale contro il suo aggressore. Intanto, il 20 dicembre, la polizia aveva rinvenuto un cellulare fuori dai cancelli della base di Camp Jeune che risulterà poi appartenere a Lauterbach. Con l’aiuto degli esperti è stato possibile accertare che l’apparecchio era stato sicuramente gettato da un’auto in corsa. Alcuni giorni dopo, il 26 dicembre, che negli Stati Uniti è una normale giornale lavorativa, la donna non si è presentata all’appuntamento con il ginecologo che l’aveva assistita per tutta la durata della gravidanza. Nel frattempo, era scattata nei suoi confronti l’accusa di diserzione perché assente dalla base senza “giustificato motivo”:

Un appello lanciato dalla madre di Maria Lauterbach attraverso la televisione era rimasto senza esito. Secondo la polizia, le speranze di ritrovarla invita si stavano facendo intanto sempre più esigue, impressione che si era rafforzata quando una vicina di casa di Cesar Lauren aveva riferito agli agenti di averlo visto scavare una buca in giardino. Una perquisizione in casa dell’ufficiale ha portato alla scoperta di evidenti tracce di sangue sparse ad ampio raggio sia sui muri che sul soffitto di una delle stanze. Sono poi bastati pochi colpi di vanga nel giardino a far affiorare i corpi di Maria Lauterbach e del suo bambino o, per meglio dire, quello che restava dei loro corpi, perché per liberarsene in fretta l’assassino li aveva bruciati prima di seppellirli. In molti circuiti giudiziari americani l’uccisione di una donna in stato di gravidanza viene automaticamente considerata duplice omicidio, nella Carolina del Nord la soppressione di un feto non ancora giunto a compimento è al massimo considerata un’aggravante ma la posizione di Cesar Laurean è ugualmente molto difficile.

Negli ultimi anni, il corpo dei marines, che al cinema e in televisione continua ad essere presentato come un corpo eroico, con uomini sempre pronti a scalare montagne, dragare fiumi, sfidare incendi ecc., ci ha abituati purtroppo ad atroci realtà come le stragi di Fallujah, Haditha e tante altreancora. A tutto questo vanno aggiunti i delitti avvenuti nelle basi militari americane sparse nel mondo, che quasi sempre hanno come vittime donne-soldato o mogli e fidanzate di militari che apparentemente trasferiscono nel loro privato gli stessi metodi appresi al fronte.

Come regola, per ogni singolo caso il comando militare si limita ad aprire un’inchiesta interna senza che la gente venga mai a sapere come veramente sono andate le cose e continui a credere che le “poche” mele marce presenti nell’esercito vengono subito estirpate. E’ quello che probabilmente succederà anche stavolta. Eppure, nell’atroce fine di Maria Lauterbach i particolari che non quadrano sono veramente troppi. Innanzitutto, il giorno in cui sarebbe avvenuto il delitto, in casa di Cesar Laurean erano presenti anche la moglie e la figlia ed è improbabile che l’uomo abbia potuto uccidere la vittima, bruciarne il corpo e seppellirlo senza che la donna e la bambina se ne accorgessero a meno che non abbiano partecipato anche loro al delitto.

In secondo luogo, i giornali hanno scritto che Laurean avrebbe ucciso per impedire che, una volta nato il bambino, gliene venisse attribuita la paternità tramite l’esame del DNA. L’ipotesi appare semplicistica, dal momento che al Comando la cosa interessava relativamente. Non ultimo, se l’auto di Lauterbach è sempre rimasta ferma nel parcheggio della stazione dei Greyhound, non è pensabile che la ragazza, per altro appesantita dalla maternità, abbia raggiunto a piedi l’abitazione di Laurean distante alcuni chilometri. Ma anche qualora Cesar Laurean fosse l’unico responsabile di una tragedia annunciata, non meno colpevole sarebbe il comando della base di Camp Jeune per aver costretto una ragazza di 20 anni in attesa di diventare madre di un bambino concepito nella violenza a collaborare con il suo aggressore per tutta la durata della gravidanza Venerdì prossimo, fuori dai cancelli della base di Camp Jeune, si terrà una veglia in ricordo della giovane vittima e del suo bambino che avrebbe compiuto proprio venerdì la sua prima settimana di vita. Inutile dire che le autorità militari non saranno presenti…….


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