di Alessandro Iacuelli


Mentre in Europa la notizia quasi non viene citata, facendola passare in sordina, l'agenzia di stampa cinese Xinhua preferisce dare ampio spazio alla novità: Cina e Francia si accordano per la cooperazione nel campo dell’energia nucleare. L’accordo è stato raggiunto lo scorso 1 dicembre durante un incontro fra il vice premier cinese Zeng Peiyan e l’inviato speciale del presidente francese e ministro dell’Economia, Finanza e Industria, Thierry Breton.
Il vice premier Zeng ha dichiarato che "la carenza di energia in Cina ha reso necessario accelerare lo sviluppo di impianti nucleari e la Francia, che possiede le tecnologie e gli equipaggiamenti più avanzati, si è dimostrata pronta alla cooperazione in questo settore." Breton gli fa eco confermando che "il governo francese prenderà iniziative concrete per accelerare la cooperazione con la Cina". In realtà si tratta di un incremento della cooperazione già in atto nel settore nucleare; infatti la Cina ha usato per la prima volta tecnologia nucleare francese nel suo impianto di Daya Bay nella provincia meridionale del Guandong e, ancora, nell’impianto nucleare di Ling’ao, nella stessa provincia.
Già durante la visita del presidente francese Chirac in Cina lo scorso ottobre, i due Paesi avevano concordato di avviare le iniziative per una più stretta cooperazione nel settore dell’energia nucleare.
Gli aspetti salienti dell'accordo sono sostanzialmente due: la necessità cinese di approvvigionamento energetico e la volontà francese di sviluppare il proprio commercio con Pechino, magari in anticipo rispetto ai partner occidentali.

Sul fronte cinese, nonostante si faccia già un largo uso di energia nucleare, il fabbisogno energetico è in continua crescita, a causa sia della costante crescita demografica, sia del dirompente sviluppo economico del Paese. La disordinata crescita cinese sui mercati mondiali porta l'interno del Paese ad un aumento dei consumi di elettricità degno di un record mondiale. Il governo di Pechino sta gestendo la richiesta sviluppando nuove centrali elettriche, che stanno causando non pochi danni ambientali a molte province del Paese, con grandi dighe e corsi d'acqua che vengono deviati.
Per quanto riguarda il nucleare, oltre le centrali costruite con la cooperazione di aziende estere, si sa poco o nulla. Quel che è certo, è che lo stesso governo di Pechino sfrutta l'energia nucleare come leva di propaganda "per il progresso" sui cinesi stessi. E' il caso della centrale nucleare di Dayawan, trasformata parzialmente in attrazione turistica. La centrale infatti - la più grande del Paese - è stata
aperta al pubblico.

Per 30 yuan (circa 3 euro) i visitatori della centrale di Dayawan, che si trova vicino al Mare Cinese del Sud, nella provincia meridionale del Guangdong, potranno sapere della sua costruzione e delle misure di sicurezza grazie a modelli, foto e video. Avranno anche accesso alla cosiddetta "Isola degli Amanti", un pontile con vista su Dayawan e Lingao, un'altra centrale in costruzione lì vicino, dice l'agenzia ufficiale Xinhua. Solo 300 persone al giorno potranno visitare la centrale e tutti i proventi andranno in beneficenza, aggiunge l'agenzia.

Sul fronte francese, quel settore di Asia è visto come territorio di espansione per i propri mercati, proprio come per la Cina è la Francia che rappresenta nuove grandi opportunità. Una cooperazione industriale tra Pechino e Parigi non è affatto una novità, visto che la fase attuale degli scambi tra i due Paesi è iniziata con l’attivismo diplomatico del 2004, culminato con il viaggio di Hu Jintao in Francia. Come risultato, la Francia ha già firmato un accordo per la vendita ai cinesi di 20 Airbus e di un sistema satellitare Alcatel.

Non è quindi solo la Cina ad invadere il mercato europeo e mondiale. Anche nell'altro verso c'è una crescita di commercio tra l'Unione Europea, vista da Pechino come interlocutore "migliore" rispetto agli Stati Uniti, e l'immenso Paese asiatico. Durante la sua visita a Bruxelles e nel resto d'Europa del 2004, il premier Wen Jiabao ha proposto di darsi come obiettivo per il 2013 uno scambio commerciale bilaterale del valore di 200 miliardi di dollari. Gran parte dei Paesi aderenti all'Unione hanno non solo accettato, ma anche avviato dei programmi operativi.

Gli scambi commerciali con la Germania sono oggi pari a 42 miliardi di dollari, rappresentano un terzo del volume di affari tra Cina ed Europa ed è previsto il loro raddoppio entro il 2010. Gli investimenti tedeschi in Cina ammontano a 10 miliardi di dollari. Ma é evidente che Parigi non ha alcuna intenzione di farsi scalzare da Berlino nella corsa verso il mercato cinese, cioé nell’essere capofila europea del commercio con l’Asia.

Meno esaltante il panorama dei rapporti tra la Cina e l’Italia (appena 11 miliardi gli scambi del 2003) tanto da suggerire una battuta di spirito a Wen Jiabao: nel seminario tra imprenditori italiani e cinesi, organizzato a Roma dal ministero cinese per il commercio con l’estero e dal ministero italiano per le attività produttive, Wen ha sollecitato gli italiani a "“seguire con più coraggio le orme di Marco Polo".

Comunque sono state firmate con l’Italia sette intese che spaziano dalla fornitura di componenti per la produzione di contatori elettrici a una joint venture per motocicli, da un protocollo per la ricerca comune sulla medicina tradizionale a un accordo tra i ministri della pubblica istruzione per la realizzazione congiunta di parchi scientifici e tecnologici. E’ stato anche prospettato un intervento italiano per il restauro di alcuni padiglioni della Città Proibita. Ma l’energia parla francese.

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