Un recente episodio dai risvolti clamorosi è tornato a fare luce sulle tendenze anti-semite alimentate da qualche tempo dal governo polacco del partito populista di destra Diritto e Giustizia (PiS) in parallelo alla promozione di un’agenda politica marcatamente anti-democratica. In un’edicola situata all’interno del parlamento di Varsavia (“Sejm”) è stato messo cioè in vendita qualche giorno fa un giornale di destra – “Tylko Polska” (“Solo Polonia”) – con in prima pagina un articolo che riportava le istruzioni necessarie a “riconoscere un ebreo”.

 

 

Degno di un prodotto della propaganda nazista, il pezzo del settimanale polacco elencava le caratteristiche distintive degli ebrei, inclusi cognomi, caratteristiche antropologiche, espressioni del viso, comportamento e, addirittura, eventuali “attività di disinformazione” in cui si distinguerebbero. Il cumulo di immondizie anti-semite proseguiva poi spiegando come “il mondo appartenga a loro” ed essi “esistano in ogni paese” dove cercano di “prendere il potere” e di “creare uno stato ebraico mondiale”.

 

Il caso ha subito provocato la condanna di molti parlamentari polacchi, soprattutto dei partiti di opposizione liberali e social-democratici. Le immagini dell’articolo di Tylko Polska sono circolate immediatamente in rete e la vendita in Parlamento della stessa rivista è stata cancellata. Il responsabile dell’ufficio stampa dell’organo legislativo polacco ha inoltre assicurato che l’elenco delle pubblicazioni messe a disposizione dei parlamentari sarà d’ora in poi soggetto a controllo e revisione, in modo da evitare il ripetersi di situazioni di questo genere.

 

Le associazioni ebraiche polacche hanno chiesto invece provvedimenti più incisivi e sottolineato la mancata condanna delle principali autorità politiche del paese, a cominciare dal presidente del parlamento. In alcuni casi, l’episodio è stato inoltre collegato correttamente alla costante promozione dell’anti-semitismo da parte del governo o, più precisamente, di teorie negazioniste ultra-screditate in relazione alle responsabilità di cittadini polacchi nel genocidio nazista durante la seconda guerra mondiale.

 

l’accaduto non è insomma né casuale né un evento isolato, ma è la diretta conseguenza del clima creato dal governo di estrema destra, manovrato dal leader del PiS, l’ex primo ministro Jaroslaw Kaczynski. Le fondamenta di questa strategia del partito al potere in Polonia erano state gettate lo scorso anno con l’approvazione di una legge che bandisce l’uso della definizione “campi di sterminio polacchi” in riferimento all’Olocausto. Nel concreto, diventa illegale sostenere a parole o per iscritto ciò che corrisponde alla verità storica, vale a dire che una parte della popolazione polacca svolse un ruolo attivo nei crimini nazisti contro gli ebrei.

 

Se, come in altri paesi occupati dalla Germania nazista, non pochi polacchi aiutarono o salvarono ebrei, nonostante il rischio di essere condannati a morte, in questo paese vennero introdotte leggi razziali ben prima dell’invasione nazista ed ebbero luogo anche violenti pogrom. L’occupazione tedesca poté poi contare su forze di polizia indigene che parteciparono alla cattura e alla deportazione degli ebrei nei campi di sterminio. Allo stesso tempo, la sorte di centinaia di migliaia di ebrei fu segnata dalle delazioni di cittadini polacchi. Attacchi violenti contro questa comunità si registrarono sia nel corso della guerra, come quello piuttosto noto di Jedwabne del luglio 1941, sia addirittura dopo la sconfitta nazista, come alla fine del 1945 a Cracovia e nel giugno 1946 a Kielce.

 

Un articolo apparso a fianco di quello sul riconoscimento degli ebrei su Tylko Polska contribuisce a spiegare la natura delle forze reazionarie che sono dietro a questa campagna promossa dal governo di Varsavia. Nel pezzo si fa riferimento a una recente conferenza organizzata a Parigi dalla Scuola di Studi di Scienze Sociali sulla “nuova scuola polacca della storia dell’Olocausto”.

 

L’evento è stato caratterizzato come un attacco contro la Polonia e il governo del PiS, mentre in realtà i lavori della conferenza erano stati preceduti e poi interrotti da un gruppo di nazionalisti polacchi che si erano rivolti con insulti anti-semiti agli accademici che vi stavano prendendo parte. Le stesse autorità di Varsavia, l’ambasciatore polacco a Parigi e un istituto statale del paese dell’Europa dell’est, che aveva inviato propri rappresentanti alla conferenza, non hanno in seguito espresso alcuna critica nei confronti dei responsabili dell’irruzione, ma avevano al contrario condannato i presunti pregiudizi anti-polacchi dell’evento.

 

Tutti questi fatti rientrano in un disegno messo in atto per falsificare la storia del secondo conflitto mondiale e del nazismo in questo paese, con l’obiettivo di ripulire l’immagine del nazionalismo polacco, il quale costituisce il caposaldo ideologico del PiS al governo a Varsavia e degli ambienti di estrema destra in cui trova la propria base elettorale.

 

In patria, questa campagna si sta traducendo anche in un attacco contro storici e intellettuali noti a livello internazionale e che hanno dedicato importanti studi alle vicende dell’ebraismo in Polonia nella prima metà del secolo scorso. Docenti universitari, direttori di musei e istituti dedicati alla storia ebraica e all’Olocausto in terra polacca sono sempre più oggetto di critiche e insulti oppure sollevati dai loro incarichi in seguito all’intervento delle autorità di governo.

 

Questi scenari stanno prevedibilmente risvegliando iniziative anti-semite in un paese che ha assistito allo sterminio di oltre tre milioni di ebrei durante l’occupazione nazista. Secondo uno studio autorevole, circa 200 mila ebrei polacchi morirono al di fuori dei campi di concentramento e la gran parte di essi per mano o con l’aiuto di cittadini polacchi.

 

In questo quadro vanno inseriti, tra gli altri, due episodi che danno l’idea della situazione odierna in Polonia. Nel mese di gennaio era stato assassinato il sindaco di Danzica, Pawel Adamowicz, da tempo una delle personalità politiche più critiche del governo centrale e della sua costante promozione di xenofobia e anti-semitismo. Poche settimane più tardi, infine, in occasione della Giornata della Memoria un gruppo di neo-nazisti polacchi ha potuto inscenare in maniera indisturbata una vergognosa manifestazione presso il lager di Auschwitz, vero e proprio simbolo della barbarie nazista dove vennero sterminati più di un milione di ebrei innocenti.

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